Mondiali di calcio in Qatar: la morte dei lavoratori vale il prezzo del biglietto?

Lo spettacolo deve continuare, ma a quale prezzo? Diritti violati, morti sospette e sfruttamento di lavoratori immigrati gettano ombra sui mondiali di calcio in Qatar che si svolgeranno nel 2022.

Mondiali di calcio in Qatar: la morte dei lavoratori vale il prezzo del biglietto?

 Quello che sta accadendo in Qatar non è causato dal calcio ma probabilmente è diventato noto al mondo grazie ad esso. L’emirato, di fatto una monarchia assoluta, è da tempo oggetto di una massiccia immigrazione di manodopera straniera. La ragione? I qatrioti, circa 300.000 su una popolazione di 2 milioni, sono ricchi per il petrolio e il gas naturale. A costruire infrastrutture o lavorare sul territorio sono i circa 1.5 milioni di immigrati (la maggior parte indiani). Il paese risulta essere, quindi, il primo al mondo per percentuale di immigrati rispetto ai cittadini. In Qatar vige un sistema di sfruttamento del lavoro che può lasciare gli immigrati vulnerabili al lavoro forzato, intrappolandoli in situazioni in cui i loro diritti possono non essere rispettati. Diritti come un salario equo, il pagamento degli straordinari, un alloggio adeguato, la libertà di movimento e l’accesso alla giustizia.

Questi abusi, gravi e sistematici, venivano rilevati già da Human Rights Watch molto prima dell’assegnazione dei mondiali di calcio in Qatar.  Tali violazioni derivano in larga parte dall’utilizzo del sistema kafala, ancora non abrogato. Questo sistema lega i visti dei lavoratori migranti al loro capo e limita fortemente la loro capacità di cambiare datore di lavoro. Nonostante alcuni recenti progressi in tema di diritto del lavoro, il Qatar resta ancora indietro rispetto agli standard di valutazione delle organizzazioni internazionali. In questo contesto va inserito il recente rapporto di Amnesty international sulle morti che si sospetta siano legate alle condizioni lavorative in Qatar. La Fifa e la comunità internazionale possono ignorare il sangue che ha innaffiato i campi di calcio?

Proprietà del datore di lavoro finché morte non sopraggiunga

Lo stadio Al-Bayt - meteoweek.com
Stadio Al-Bayt – meteoweek.com

Il report di Amnesty riferisce che la maggior parte delle morti dei lavoratori migranti in Qatar sono attribuite a “cause naturali”, insufficienza cardiaca o respiratoria; classificazioni che sono “senza senso”, secondo un esperto, perché non spiegano la causa sottostante alla morte. Di conseguenza, fino al 70% delle morti registrate risultano inspiegabili. “In un sistema sanitario con buone risorse, dovrebbe essere possibile identificare la causa esatta dei decessi in tutti i casi tranne l’1%”. Il comitato organizzatore dei mondiali di calcio in Qatar ha denunciato 38 morti nei progetti di costruzione relativi alla Coppa del mondo. 35 di queste sono state classificate come “non legate al lavoro” ma Amnesty ritiene che quasi la metà non sia stata adeguatamente investigata. Il rapporto ha descritto anche le devastanti conseguenze sulle famiglie dei lavoratori che muoiono. Secondo la legge del Qatar, i risarcimenti devono essere pagati quando i decessi sono “causati dal lavoro“.

L’impossibilità di indagare correttamente sulle cause permette, però, ai datori di lavoro di evitare i risarcimenti. Rispondendo ad Amnesty International, un portavoce dell’Ufficio per le comunicazioni del governo del Qatar [GCO] ha respinto il rapporto. Il portavoce afferma che le statistiche sulle lesioni e la mortalità pubblicate dallo stato del Golfo “sono in linea con le migliori pratiche internazionali”. “Tali accuse sono provocatorie e destinate a fare sensazionalismo nei media. Non fanno nulla per portare cambiamenti positivi sul terreno”, ha aggiunto il GCO. “Nella maggior parte dei casi, le famiglie rifiutano un’autopsia a causa del loro desiderio di avere il corpo rimpatriato il più rapidamente possibile per il completamento dei riti religiosi di sepoltura. In alcune circostanze, le famiglie si rifiutano di mangiare o bere fino a quando i resti di una persona cara non siano stati correttamente sepolti o cremati”, ha affermato il GCO.

La vita di un immigrato in Qatar

La condizione dei lavoratori migranti in Qatar è un problema da tempo - meteoweek.com
La condizione dei lavoratori in Qatar è un problema da tempo – meteoweek.com

Il lavoratore, appena arrivato in Qatar, viene costretto a firmare un contratto sotto minaccia di deportazione. Il salario è inferiore a quello promesso dall’agente di reclutamento nel suo paese ma non ha alternative. Il lavoratore si pente amaramente di essersi indebitato per pagare la tassa di reclutamento che gli ha assicurato il lavoro in Qatar. L’immigrato si trova completamente alla mercé del proprio datore di lavoro, senza il permesso del quale non può fare quasi nulla. Dal 2017 il lavoratore ha iniziato a sentire di grandi riforme e miglioramenti nelle condizioni di lavoro ma da allora la sua vita non è cambiata.

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Anche se positivo, l’impatto dei cambiamenti legali sulla vita quotidiana dipende da come il governo del Qatar applicherà le leggi. Un giorno questo lavoratore, pieno di debiti e con una famiglia che dipende da lui, si trova costretto a lavorare per troppe ore sotto al sole e muore. Ovviamente per il governo del Qatar la sua morte non è legata alla costruzione dello stupendo stadio a forma di tenda beduina. La vita degli immigrati è il prezzo che i ricchissimi qatarioti sono disposti a pagare per vedere dei ricchissimi giocatori competere nello sport più bello del mondo.

Mondiali di calcio in Qatar: cosa dovrebbero fare FIFA e tifosi?

I tifosi rimarranno a guradare - meteoweek.com
I tifosi resteranno a guradare? – meteoweek.com

La Fifa non poteva non sapere delle condizioni lavorative in Qatar al momento delle assegnazioni. Probabilmente all’epoca della scelta la Fifa era più occupata a gestire le accuse di corruzione che segnalavano sospetti sulla scelta dell’emirato rispetto agli USA. O forse era occupata a preoccuparsi del trattamento che sarà riservato a sportivi e tifosi appartenenti alla comunità LGBTQ+ (l’omosessualità è illegale in Qatar). Forse era occupata con tutte queste cose o forse sperava che ai tifosi, alla fine, non sarebbe interessato nulla degli immigrati dopo il fischio d’inizio.

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Per questa ragione l’appello finale di Amnesty è rivolto principalmente alle comunità di tifosi. La nazionale tedesca ha manifestato solidarietà con i lavoratori immigrati mentre Norvegia e Danimarca hanno considerato il boicottaggio. L’Italia, nel bene e nel male, è un paese profondamente sensibile alle tematiche di lavoro ed immigrazione ma questo sarà sufficiente a spingere sportivi e tifosi ad agire e prendere una posizione?