I disastri naturali sono connessi e il conto lo pagheremo tutti

Una linea rossa corre attraverso il meteo di tutta la penisola. È fatta di sole e di nuvole. E’ fatta di fuoco e temporali. Scoppia un incendio furioso e poi giunge un temporale a domarlo, ma non sono forze contrapposte.

Anzi, collaborano a distruggere un equilibrio. Collaborano a mettere sotto stress un sistema che è naturale, ma anche produttivo. Sono le onde sismiche che attraversano i cieli del riscaldamento globale. In Piemonte i fiumi e i corsi d’acqua in genere hanno tra il 35 è il 65% di acqua in meno. Coldiretti lancia l’allarme. Ma è uno dei tanti, dei tantissimi che annaspa in un’Italia che pensa ad altro: concentrata su mascherine e Green pass. Quando divampa un incendio ecco che si accaparra le prime pagine dei giornali, ma poi da queste svanisce senza lasciare traccia e invece le tracce sui terreni rimangono per decenni. Quel che è peggio è che non sono slegate, ma connesse a tanti altri disastri e tutti sotto l’unico ombrello del riscaldamento globale.

Vicende connesse

La meteorologia non è un bilancio aziendale ed un nubifragio non compensa la siccità, ma la aggrava. Tanto che secondo la Coldiretti in Piemonte può andare perduto il 40% della produzione agricola estiva totale. Intanto in Sardegna si fa ancora fatica a contabilizzare i danni dei roghi. E’ di nuovo Coldiretti a chiedere sostegni. Intanto in Lombardia parte la raccolta delle mele, ma ne manca all’appello il 20%. Stavolta la colpa non è né del fuoco e né dei nubifragi, ma del gelo. Spostandosi ad Imperia si fanno ancora i conti coi danni della grandine mentre per le pere mantovane sarà un anno nero tra gelate e grandinate.

Andiamo all’estremo Sud, in Sicilia. E’ sempre Coldiretti a parlare di un’isola in ginocchio, di un’isola distrutta dagli incendi nei quali tanti hanno perso il lavoro di un’intera vita. Ma quando si posa la polvere che cos’è che vediamo? Coldiretti parla di 1200 eventi estremi nel 2021. Alla fin fine oltre ai contadini, gli allevatore, le comunità rurali è proprio la terra stessa che comincia a soffrire e infatti aumenta il rischio frane. E la vendemmia sarà estremamente deludente.

Vicende lontane, ma vicinissime

Gli eventi estremi sono aumentati del 56% in un anno. Una vera e propria esplosione. Meno 10% nel raccolto di grano. Meno 40% per le pesche. Mentre Coldiretti fa un bilancio da guerra di 14 miliardi di euro persi in un decennio tra cali di di produzione e danni tra frane e smottamenti.

Sono 39 ricercatori del World Weather Attribution che coinvolge varie università ad aver sottolineato come le tremende alluvioni che hanno colpito Belgio e Germania quest’estate e che sono costate la vita di oltre 200 persone sono diretta conseguenza del cambiamento climatico. I ricercatori sottolineano che eventi del genere dovrebbero avvenire ogni 400 anni ma invece stanno diventando praticamente la norma. Mentre continuiamo a discutere e mentre le montagne continuano a partorire topolini, come la stampa ama scrivere in occasione di ogni summit sul clima, ci stiamo progressivamente abituando a queste catastrofi un po’ come fossimo nel romanzo Cronache Marziane. Nel frattempo ci sono 12 milioni di persone tra Siria e Iraq che rischiano di perdere acqua e cibo. Per loro il covid è nulla in confronto a una crisi climatica senza precedenti. In particolare la Siria affronta la peggiore siccità degli ultimi 70 anni.

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Sbagliato leggere queste vicende come slegate, perchè sono connesse nelle cause, il global warming, e nelle conseguenze un deterioramento delle aree più sensibili con danni incalcolabili a presone e cose. 

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Importante fare quei famosi piccoli gesti che nel quotidiano ci permettono di arginare questa deriva planetaria. Altrettanto importante anche, però, chiedere alla politica di impegnarsi maggiormente e di avere un po’ di coraggio anche se spesso non paga alle elezioni.