Bollette luce e gas: aumenti del 40% nel prossimo trimestre

L’aumento delle bollette di luce e gas causerà una maggiore spesa pari a circa 500 euro l’anno per ogni famiglia. Di questi 500 euro, 100 saranno per la luce e fino ad un massimo di 400 per il gas.

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Questi numeri, fondamentali per il bilancio di ogni famiglia, arrivano dopo la dichiarazione del ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani sull’incremento del conto dell’energia. Questo autunno l’aumento sarà del 40% ma perché? Cosa ha causato un’impennata così significativa? Per analizzare l’aumento delle bollette è necessario osservare le due cause principali. La ripresa economica ha comportato un aumento della produzione industriale, che significa maggiore utilizzo di energia elettrica e aumenti dei prezzi delle materie prime. Infatti, nonostante i progressi delle energie rinnovabili, gran parte delle centrali elettriche funzionano ancora con il gas. Oltre al motivo strettamente economico c’è, poi, quello legato ai decisori politici.

Il cambiamento climatico ha spinto l’Unione Europea a norme sempre più restrittive sull’emissione di CO2 equivalente. Il sistema attualmente utilizzato è quello di rilasciare un numero contenuto “permessi ad inquinare”, cin modo da rispettare l’obiettivo di emissioni. I certificati, quindi, sono pochi ed oggetto di compravendita tra le varie imprese. I prezzi di questi permessi salgono per via della loro scarsità e le aziende scaricano i costi di acquisto in bolletta. A questo contesto, già difficile, va aggiunta una minore fornitura di gas rispetto agli anni precedenti da parte della Russia.

I costi della produzione di CO2

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L’Unione europea è il terzo produttore al mondo di anidride carbonica ma ha un obiettivo ambizioso per prevenire i cambiamenti climatici. Il decisore europeo vuole ridurre in modo sostanziale le emissioni entro il 2030 fino a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050. Il sistema di scambio delle emissioni obbliga più di 11.000 centrali elettriche e fabbriche a richiedere un permesso per ogni tonnellata di CO2 che emettono. Questo è un chiaro incentivo a inquinare meno: meno si inquina, infatti, meno si paga.  In Italia le aziende coinvolte in questo sistema sono circa 1200. Il meccanismo cap-and-trade, che consente di scambiare le emissioni, però, può dar luogo a speculazioni. Se un’azienda inquina di più di quanto previsto si trova costretta a comprare altri permessi, aggiungendo quindi un nuovo costo, mentre chi riuscirà a ridurre le emissioni può invece venderli.

Bollette luce e gas, non solo l’Italia

La stangata autunnale in arrivo non riguarda solo l’Italia, ma tutte le principali economie. Ad esempio, la Spagna sta già correndo ai ripari: ieri il premier Pedro Sanchez, ha annunciato una riduzione dell’imposta sull’elettricità dal 5,1% allo 0,5%. Secondo un report de “El Pais”, le tariffe stanno aumentando moltissimo anche in Germania, che ha anche tradizionalmente le bollette più care d’Europa. Peraltro il mix energetico della Germania è ancora fortemente dipendente dal carbone e dal gas naturale, che sono diventati più costosi negli ultimi mesi.

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I costi, però, ancora non sono avvertiti dai consumatori tedeschi perché in Germania la fornitura è contrattata per periodi lunghi e ad un prezzo fisso. Stesso discorso per la Francia: i costi dell’energia stanno salendo ma i consumatori non ne stanno risentendo perché la maggior parte ha una tariffa fissa. Ricordiamo, inoltre, la grande rilevanza dell’energia nucleare che consente prezzi stabili e bassi ai consumatori francesi.

Il prezzo del gas

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La ripresa delle attività produttive e l’accelerazione della domanda sul versante dei consumi. Questi fattori, come detto, hanno contribuito a fare tornare ai massimi storici i prezzi del gas sul mercato internazionale. Per porre i dati in prospettiva, non si riscontravano prezzi del genere dal lontano 2008.

Un ulteriore fattore da valutare, poi, per l’aumento del prezzo del gas è quello meteorologico. C’è stata una primavera particolarmente fredda, con temperature più basse della media, mentre l’estate è stata molto calda con livelli record di afa. Ciò ha fatto lievitare il prezzo del gas, la cui domanda è aumentata prima per il riscaldamento domestico e poi per l’energia dei condizionatori.

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Alla meteorologia va aggiunta la tempistica della ripresa economica in Asia ed in Europa. L’Asia è stata la prima ad uscire dall’emergenza e a ripartire economicamente. Le navi cariche di gas, quindi, sono partite alla volta di Cina, Corea e Giappone mentre l’Europa aspetta in coda. Inoltre, sono calate le esportazioni della Russia verso la Ue, per le difficoltà politiche nel raddoppio del gasdotto North Stream (completato pochi giorni fa).

Aumento bollette luce e gas, le parole del ministro

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“Lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, il prossimo trimestre aumenterà del 40%. Queste cose vanno dette. Abbiamo il dovere di affrontarle”. A dirlo è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, intervenuto a Genova a un convegno della Cgil Liguria.

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”Nessuno mette in discussione che la transizione ecologica vada fatta il prima possibile, senza indugi e con sacrifici enormi. Ci credo eccome alla transizione ecologica, ma non può essere fatta a spese delle categorie vulnerabili“. “Il governo è fortemente impegnato – ha poi precisato il ministro – per la mitigazione dei costi delle bollette dovuti a queste congiunture internazionali e per fare in modo che la transizione verso le energie più sostenibili sia rapida e non penalizzi le famiglie”.

Cosa potrà fare il governo?

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Sulla base di quanto accade oggi nel mercato dei future, la crescita dei prezzi continuerà fino a Natale. La discesa dovrebbe poi cominciare per tornare alla normalità pre-pandemia nella seconda metà del 2022. Per fermare il rincaro di luglio l’esecutivo aveva stanziato 1,3 miliardi come compensazione. Si parla, quindi, della possibilità di rifinanziare il fondo che consente di rimborsare alle aziende energetiche una parte di quanto speso per emettere CO2.  Le aziende, in questo modo, ridurrebbero il costo delle bollette destinate agli utenti finali. Ora il ministro dell’Economia Daniele Franco deve scegliere se intervenire con un nuovo stanziamento, ma a questo punto molto più ingente.

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Esiste, tuttavia, un’ulteriore possibilità per evitare stangate a famiglie e imprese. Il suggerimento arriva da Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Si proporrebbe una misura di natura strutturale per ridurre gli oneri di sistema, che incidono significativamente sulla bolletta.

Una questione sociale

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Il segretario della Cisl, Giulio Romani, è intervenuto sul tema delle bollette luce e gas per sottolineare le ripercussioni sociali degli aumenti.

“È inaccettabile la previsione di aumento delle tariffe elettriche annunciata oggi dal ministro Cingolani. Dopo un anno di prezzi bassissimi delle materie prime, a partire dal greggio, le quotazioni stanno tornando ai livelli pre-pandemia ma questo non legittima aumenti delle tariffe che sarebbero insopportabili e ingiustificabili visto che le tariffe stesse non hanno mai risentito in positivo del periodo di down“. “Il rialzo delle bollette del 40%, che dovrebbe seguire i già elevati aumenti recenti, deve essere messo sotto controllo dal Governo che non può consentire una così grave perdita di potere di acquisto per i cittadini e, in particolare, per i lavoratori per i quali anche i tanti recenti rinnovi contrattuali potrebbero diventare inadeguati se vi fosse un’impennata di tutti i prezzi che potrebbe far seguito a quello dell’energia”.

“Il rischio di una ripresa dell’inflazione, che potrebbe essere devastante anche per i conti pubblici se coincidesse con una ripresa dei tassi di interesse – conclude il sindacalista – rende ancor più evidente la necessità di aprire urgentemente un confronto per un nuovo patto sociale che metta al centro il lavoro, i salari e le tutele dei lavoratori per non vanificare gli effetti positivi che auspichiamo possano venire dagli investimenti previsti dal Pnrr.

I decisori politici, in vari modi, dovrebbero garantire che la lotta al cambiamento climatico non sia fatta a spese delle fasce più deboli e con zero potere di contrattazione.