Green Pass esteso a tutti i lavoratori? Draghi tira dritto, Salvini frena

Il governo valuta un’estensione del Green Pass obbligatorio a tutti i lavoratori di pubblico e privato: così Draghi intende tirare dritto sulle rimostranze della Lega, seguendo una linea della quale vanno stabilite – ormai – solamente le tappe. Il premier a Bologna ribadisce: “Le cose vanno fatte perché si devono fare, non per avere un risultato immediato anche quando sono impopolari“.

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Prosegue il lavoro del governo su altre estensioni dell’obbligo di Green Pass, e prosegue in una direzione che sembra smarcarsi agilmente dai toni sempre più perentori della Lega, anche se contraddittori (la linea governativa aveva già anticipato che questa eventualità si sarebbe concretizzata, prima o poi). Da un lato c’è Salvini, che per parte sua continua nel suo tentativo di frenare la misura, facendosi scudo con le parole di Zaia, sottolineando – indirettamente ma anche in maniera poco rassicurante – di non esser il solo a opporsi alla misura nella Lega: “Ho appena sentito Zaia, che ribadisce che va usato in maniera limitata. Noi siamo contro l’obbligo vaccinale, siamo per la spiegazione e l’educazione. Sono perfettamente d’accordo con quanto dichiarato da Zaia“. Dall’altro i tecnici di Palazzo Chigi, che sono al lavoro per portare il testo nella cabina di regia guidata dal premier. E la linea generale sembra ormai chiara: applicare il Green Pass obbligatorio a tutti i lavoratori.

Ragionare sulle tappe

A quel punto, sarà necessario stabilire le tappe dell’estensione dell’obbligo, sarà necessario capire se procedere inizialmente con un’estensione ai dipendenti pubblici e alle attività che già prevedono il Green Pass per i clienti, o se procedere tout court all’estensione del Green Pass a lavoratori di pubblico e privato. Dall’Ansa fanno sapere, infatti, che per l’estensione ai privati potrebbe esser necessaria un’ulteriore riflessione per superare ostacoli tecnici-giuridici, oltre che politici. Inoltre sulla questione pesano ancora gli ultimi nodi da sciogliere (come gli studi professionali e le società partecipate). Tuttavia, almeno in linea di principio, l’indirizzo del governo per la misura che approderà in Consiglio dei ministri giovedì sembra ormai chiaro. Ed è facile intuirlo anche dietro le parole pronunciate da Mario Draghi in un passaggio del suo intervento all’Intitolazione dell’Aula Magna della Bologna Business School a Beniamino Andreatta.

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Le parole di Draghi

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Durante l’intervento Draghi avrebbe ribadito: occorre, come diceva Andreatta da politico, “prendere decisioni necessarie anche quando impopolari, le cose vanno fatte perché si devono fare, non per avere un risultato immediato”. Insomma, la linea è quella di cercare una coniugazione tra “autonomia e immediatezza“, secondo i principi del riformismo più puro. In alcuni casi con la necessità di “dire molti no e pochi sì, per evitare che tutto sia travolto nella irresponsabilità. Tuttavia, “la politica di allora non lo ascoltò, lo emarginò e i risultati di quella scelta scellerata sono davanti a noi”. Non risulta difficile scorgere dietro l’elogio di Andreatta anche la condotta che sembra guidare il Draghi premier alla guida dell’esecutivo e dei tanti, imprevedibili, ostacoli presentati dalla Lega.

In un periodo di forte crisi dei partiti di massa, di tentativo di ricostruzione di un’identità politica, l’esecutivo Draghi si trova in una situazione anche abbastanza contraddittoria: da un lato gode del supporto della maggior parte dei partiti, dall’altro ogni partito della maggioranza cerca di intestarsi le battaglie e/o contrastarle per farne una questione di carattere identitario. All’interno di questo quadro – sembra ribadire Draghi – occorre non lasciarsi travolgere dal fiume di richieste e sottili ricatti, e occorre prendere decisioni poco piacevoli (come l’estensione del Green Pass) senza pensare al ritorno elettorale.

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La Lega frena ma si divide

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Eppure, resta chi pensa al ritorno elettorale. O meglio, per metterla in maniera meno maliziosa: c’è chi pensa alla linea da adottare in base ai risultati elettorali ottenuti. Se per il momento nella Lega sembra aver vinto la linea Giorgetti, Salvini resta in attesa e continua a frenare le decisioni del governo. Difficile stabilire quando la delega fiscale approderà al Consiglio dei ministri, difficile capire quando verrà affrontata la riforma della concorrenza. Quest’ultima, secondo l’Agi, sicuramente slitterà a dopo le amministrative del 3 e del 4 ottobre. E già di per sé è strano capire quale linea adottare a livello nazionale dopo aver osservato i risultati di semplici amministrative, per quanto importanti. Ma nei partiti, dicevamo, è in corso un doloroso processo di ristrutturazione che ora impone a Salvini l’esigenza di ottenere qualcosa, a livello politico, per tornare a una piena legittimazione della sua leadership di partito. Ed è un processo che non riguarda solamente la Lega.

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Ma nella Lega la situazione è diversa: sono tante le dichiarazioni contraddittorie provenienti dal partito, che ormai non possono nascondere l’esistenza di un tiro alla fune tra esponenti di peso della Lega. Salvini allora, prima liscia il pelo a posizioni vicine a quelle di Giorgia Meloni, poi ritratta, e ribadisce: “Noi chiediamo milioni di tamponi rapidi gratuiti o a basso prezzo per milioni di famiglie di italiani in difficoltà“. Prima assicura che non ci sarà nessuna estensione del Green Pass ai lavoratori, poi “aspetta di vedere i documenti”. Prima dichiara totale lealtà al governo, poi rincorre Meloni sul suo stesso campo da gioco. E infatti, i toni sembrano essersi raffreddati anche con FdI: a Milano, la manifestazione finale per le amministrative non sarà unitaria, Lega e FdI concluderanno la campagna in due luoghi diversi. Non sarà forse, come era facile immaginare, che il doppio gioco di Salvini si stia stringendo in una morsa che potrebbe escluderlo completamente dai giochi?