Palombelli, Leosini e la televisione delle donne contro le donne

Bufera dopo le parole di Barbara Palombelli a Forum sui femminicidi. L’hashtag #palombelli è finito in cima ai trend topic di Twitter e c’è chi chiede l’abbandono della tv.

No, Barbara Palombelli: non bisogna indagare cosa ha fatto una donna prima di ricevere e subire violenza dal proprio compagno, familiare, sconosciuto. No, carissima Palombelli: non c’è neanche bisogno di chiederselo e non dovrebbe farlo nessuno, neanche tu, neanche su Canale 5, davanti ad un pubblico di milioni e milioni di telespettatori. Sono sicura che non vorresti sentirtelo dire neppure tu, semmai un giorno qualcuno a te caro alzasse le sue mani contro di te. Non vorresti sentirti sotto esame, sotto accusa, messa in dubbio per nulla. E se anche tu avessi provocato, esagerato, fatto l’isterica o la pazza, lanciato grida o insulti, non vorresti comunque – e non dovresti – sentirti in colpa per aver provocato la reazione del tuo compagno. Non vorresti sentirti dire che è stata colpa tua; che hai alzato troppo la voce; che ti sei arrabbiata troppo; che hai esagerato. Che quell’occhio nero, in fondo, te lo meritavi solo un po’. Certamente, non tutto; solo un po’! Non vorresti sentirti dire queste e molte altre parole che, invece, vengono ancora dette a tutte quelle donne che, ogni giorno, denunciano convinte d’essere vittime e si convincono poi di essere colpevoli grazie a chi, proprio come hai fatto tu, le fa sentire vittime.

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Palombelli stava introducendo il caso del giorno, quello dei coniugi Rosa e Mario. La prima chiedeva la separazione del marito per essere stata negli anni sottoposta a violenze. “Negli ultimi sette giorni ci sono state sette donne uccise presumibilmente da sette uomini. A volte è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati oppure c’è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo anche dall’altra parte? È una domanda che dobbiamo farci per forza, soprattutto in questa sede, in tribunale bisogna esaminare tutte le ipotesi”, ha detto Palombelli nel corso di una puntata di Lo Sportello di Forum, su Rete 4. Una frase che ha scatenato polemiche, portando l’hashtag #palombelli in cima ai trend topic di Twitter.

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I dati

Già, sono proprio sette le donne uccise negli ultimi dieci giorni, 83 da quando è cominciato il 2021. Sono i dati sui femminicidi, che aumentano praticamente ogni ora. 199 sono stati i delitti commessi da gennaio ad oggi e di questi 83 sono donne e oltre la metà sono state uccise dal partner o da un ex. Il numero dei femminicidi in Italia da gennaio ad oggi si appresta a raggiungere quello dello stesso periodo del 2020, anno in cui  le chiamate al 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, sono aumentate del 79,5% rispetto all’anno precedente, sia per telefono, sia via chat. Ecco perché le parole di Barbara Palombelli sembrano stonare ancor di più, di fronte a dati drammatici, e risultano come un’offesa pura a chi ha perso la vita, senza dubbio immeritatamente. E non c’è da riflettere, non c’è da pensare neanche un secondo, non c’è neanche da domandarselo: perché, ogni qual volta si pone un “ma” dopo un’affermazione, quell’affermazione perde di senso, si sgretola. Ecco allora che “la violenza è sbagliata, ma…” fa un po’ sorridere, così come fa sorridere pensare che 83 persone, 83 donne, 83 mamme o ragazze che siano state, siano morte per un comportamento esasperante e aggressivo.

Il ruolo dei mezzi di comunicazione

Nella faccenda rientra anche il ruolo dei media, di quali messaggi passano effettivamente ogni giorno per le nostre reti e quali in modo corretto o fallace. E’ davvero giusto, che in una delle reti più seguite, ad un orario comune, si veicoli il messaggio che la Palombelli ha fatto passare? Più grave, se si pensa che la conduttrice ha richiamato l’essere in aula di Tribunale, proprio quel ruolo simbolo della giustizia che spesso non sa proteggere.

 

L’eco della Leosini 

Qualcosa di simile era accaduto con Franca Leosini. Stava intervistando Sonia Bracciale, la donna condannata a ventuno anni di reclusione come mandante dell’omicidio di Dino Reatti, il suo ex marito accusato di maltrattamenti e violenze perpetrate per anni a suo carico. Stava parlando di violenza, la conduttrice di Storie Maledette, il programma da lei ideato in onda la domenica sera. Eppure, Franca Leosini è stata contestata per via di una sua frase pronunciata al tavolo con la Bracciale, che intanto aveva raccontato le violenze subite dalla vittima. “La responsabilità ce l’ha anche lei, come tutte le donne che non mollano il marito al primo schiaffone”, ha detto la conduttrice. Una frase che non è piaciuta alle molteplici associazioni che si battono ogni giorno per difendere le donne vittime di violenza come “D.i.Re – Donne in rete contro la violenza” che così denunciava: “Si chiama vittimizzazione secondaria, succede ancora continuamente nelle aule dei tribunali, dove le donne che denunciano la violenza non sono credute”, accusando tra l’altro la Leosini di aver condotto un’intervista piena di stereotipi sessisti e giudizi moralisti.

Messaggi che non dovrebbero avere modo di passare, né di essere generati. Nessuna donna, che sia la più aggressiva, la più falsa, la più sbagliata, la più cinica, la più perversa, la più brutta o più bella, la più intelligente o meno è responsabile anche solo di uno schiaffo. E, ugualmente, nessun uomo è responsabile di violenze eventualmente ricevute che, se anche meno alle cronache, sono fenomeni quotidiani. La violenza si contrasta se si previene alla radice, senza ma.