Bce pensa al futuro post-pandemico: crescita dell’inflazione ed effetto covid

Audizione al Parlamento Ue per Christine Lagarde, la presidente della Bce. L’obiettivo dichiarato è la crescita dei prezzi al consumo mentre rassicura sull’inflazione e sull’economia dell’eurozona post-Covid.

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Audizione al Parlamento Ue per Christine Lagarde. La presidente della Bce ha confermato “l’inflazione nell’area dell’euro è salita al 3,0% ad agosto e prevediamo che aumenterà ulteriormente questo autunno. Tuttavia, continuiamo a considerare questi aumenti in gran parte temporanei“, ha spiegato Lagarde. “Una serie di fattori” spinge l’inflazione a salire (la riduzione del valore della moneta nel tempo). Lagarde spiega questi fattori in tre tendenze nate durante la pandemia. Nell’ultimo periodo, il forte aumento dei prezzi del petrolio, l’inversione della riduzione dell’IVA in Germania e la temporanea carenza di materiali ha causato un aumento.

Questi fattori, però, sono frutto di circostanze eccezionali e si pensa svaniranno con il finire della pandemia. “L’impatto di questi fattori dovrebbe dissiparsi nel corso del prossimo anno”, ha aggiunto la presidente della Bce. “Una volta che l’emergenza pandemica sarà finita, la nostra forward guidance sui tassi e sul programma di acquisti assicurerà che la politica monetaria continui a sostenere il raggiungimento del nostro obiettivo di inflazione del 2%”. Nel frattempo, però, Lagarde ribadisce che “Abbiamo ancora bisogno di un orientamento accomodante della politica monetaria per uscire dalla pandemia in modo sicuro.”

Quali sono le preoccupazioni e le sfide secondo la presidente della Bce?

 La presidente della Bce si è soffermata sulla crescita economica e le sue implicazioni. “L’economia è tornata dal baratro, ma non è del tutto fuori dai guai. Dopo una recessione molto insolita, l’area dell’euro sta attraversando una ripresa altamente atipica”. “Nel secondo trimestre c’è stato un rimbalzo del 2,2%, più di quanto previsto e prevediamo che la crescita continui anche in questa seconda parte dell’anno”. Una crescita economica del genere porterebbe l’Europa a superare i livelli pre-pandemia entro la fine del 2021.

“Questa ripresa atipica – spiega – sta portando a una rapida crescita, ma anche a strozzature nelle forniture che si manifestano insolitamente all’inizio del ciclo economico. Sta anche causando un rapido rimbalzo dell’inflazione, men mano che le l’economia riapre. E sta contribuendo ad accelerare le tendenze preesistenti e i nuovi cambiamenti strutturali provocati dalla pandemia, che potrebbero avere implicazioni per le future dinamiche inflazionistiche”.

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Nonostante i dati positivi, “le prospettive di crescita restano incerte e fortemente dipendenti sull’evoluzione del coronavirus, ma i rischi sono stanzialmente equilibrati. Sicuramente nel periodo più difficili c’è stata una grande spinta da parte del Pepp.” Il Pepp (pandemic emergency purchase programme) è la misura di politica monetaria (non standard) attuata dalla  Bce a partire da marzo 2020. “Durante la pandemia, sebbene il Pil abbia visto il suo crollo piu’ ripido mai registrato, l’economia complessiva ha riaperto in gran parte intatta. Ora ci aspettiamo che il Pil superi il suo livello pre-pandemia entro la fine di quest’anno – tre trimestri prima di quanto previsto lo scorso dicembre – e dovrebbe avvicinarsi a riconnettersi con la sua tendenza pre-crisi nel 2023. Dal suo minimo, la ripresa del Pil e’ la piu’ ripida nell’area dell’euro dal 1975″.