Cos’è questa storia della lobby nera in FdI a Milano: l’inchiesta di Fanpage

Il sito Fanpage.it ha pubblicato un primo video di un’inchiesta su un presunto sistema di finanziamenti in nero per la campagna elettorale di Chiara Valcepina, candidata FdI alle comunali di Milano a sostegno del candidato sindaco Luca Bernardo. Nel video, un giornalista di Fanpage.it si finge un imprenditore interessato a finanziare la campagna elettorale e assiste – tra le altre cose – a saluti romani, battute sugli ebrei, entusiasmo per svastiche tatuate dietro la schiena. La leader di Fratelli d’Italia ha già chiesto di vedere tutto il girato di 100 ore prima di assumere una posizione precisa. Il direttore di Fanpage.it ha rispedito al mittente: sarà la Procura a visionare tutto il girato, non Giorgia Meloni. 

giorgia meloni
MeteoWeek.com (Photo by Ernesto Ruscio/Getty Images)

Saluti romani, presunti finanziamenti in nero, battute sugli ebrei e sugli immigrati, “boia chi molla” e entusiasmo per chi dice di avere una svastica tatuata: è questo il quadro che emerge dal primo video di un’inchiesta pubblicata da Fanpage.it sul dietro le quinte della campagna elettorale di Milano. Nell’inchiesta, durata tre anni, il giornalista del sito di notizie si è finto un imprenditore interessato a investire per sostenere la campagna elettorale del partito. In questo caso, il primo video dell’inchiesta rivela un presunto sistema di finanziamenti in nero per la campagna elettorale di Chiara Valcepina, candidata alle comunali di Milano nella lista di Fratelli d’Italia che sostiene il candidato sindaco Luca Bernardo. Al centro del video, due personaggi noti della destra milanese: Roberto Jonghi Lavarini e Carlo Fidanza. Jonhhi Lavarini, detto “il Barone nero”, sembra di fatto gestire informalmente la campagna elettorale di Fratelli d’Italia a Milano, e sembra farlo senza nessun imbarazzo nei confronti del fascismo. D’altronde, lo stesso Jonghi Lavarini è già stato condannato a due anni per apologia di fascismo. Ed è Lavarini che, a un certo punto, dice di potersi occupare del finanziamento in nero, oltre a rivelare l’esistenza di un “gruppo esoterico” formato da massoni ed ammiratori di Hitler e di un “informale servizio di informazione e sicurezza“, composto anche da ex appartenenti dei servizi segreti.

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Finanziamenti in nero e “lobby nera”

La dirigenza nascosta, secondo quando riportato dall’inchiesta, avrebbe lo scopo di influenzare la linea politica dei partiti di destra a proprio vantaggio. E’ lo stesso Jonghi Lavarini a rivelare che il gruppo avrebbe contatti sia in FdI che nella Lega. E proprio a proposito di rappresentanti politici, la seconda figura al centro della vicenda è quella di Carlo Fidanza, oggi eurodeputato e da tempo militante dell’estrema destra.  Proprio Fidanza è infatti protagonista di una parte rilevante della video-inchiesta, girata durante un evento elettorale di Valcepina: in quell’occasione è l’eurodeputato a chiamare da parte il giornalista di Fanpage chiedendo finanziamenti per la campagna elettorale. Come? Due modalità: l’interessato potrebbe versare l’importo sul conto corrente dedicato oppure potrebbe versare denaro in nero. A questo punto Jonghi Lavarini specifica: i soldi in nero verrebbero distribuiti “tot ai consiglieri di zona, gli altri a due imprenditori che li prendono perché hanno il giro di nero e poi versano sul conto elettorale della Valcepina“. In un’altra occasione Fidanza spiega: l’operazione è affidata a Jonghi Lavarini perché lui, Fidanza, “in un anno e mezzo si gioca tutta la sua carriera”. Da qui l’esigenza di mantenere la fedina penale intatta. Il tutto, stando a quanto mostrato dall’inchiesta, sarebbe avvenuto in un clima di palese sdoganamento del fascismo, tra saluti romani, battute su immigrati ed ebrei, e uno scatto collettivo in cui i fotografati pronunciano “Berizzi” al posto di “cheese”. Paolo Berizzi è un giornalista di Repubblica autore di molte inchieste sul neofascismo, più volte minacciato di morte e sott scorta da febbraio 2019 a causa di una serie di atti intimidatori.

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Meloni chiede il girato

fanpage inchiesta
MeteoWeek.com

Ma di fronte al video andato in onda su Piazzapulita su La 7, come ha reagito la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni? “Linciaggio in contumacia di un intero partito sulla base di una ricostruzione di parte. Io non ho nulla di cui vergognarmi, quanto accaduto è stato studiato a tavolino da un intero circo. Trappole contro di noi perché non siamo ricattabili, questo in Italia fa paura“, dice in un video pubblicato sui social. “Lucano un eroe perché uno di loro, Fidanza condannato senza neanche un’indagine. Se non di parte, Formigli mandi in onda integralmente questo mio video”, ha continuato Meloni. “Le immagini trasmesse in tv hanno colpito anche me, chiedo perciò quei video per andare a fondo. Io non sono mai indulgente con chi sbaglia, ma la morale non l’accetto, il giudizio spetta agli italiani”. Poi l’attacco ai giornalisti: “Ho chiesto di avere l’intero girato per sapere come sono andate le cose, come si sono comportate le persone. Il direttore ha risposto che la mia richiesta è oscena. È giornalismo istigare illeciti in attesa famelica di passo falso. Fanpage dice che è oscena la mia richiesta di avere l’intero girato, cosa c’è che non posso vedere? In 10 minuti di video in prima serata a 2 giorni dal voto e sui giornali nel giorno del silenzio. Nulla di cui vergognarmi, quanto accaduto studiato a tavolino da un intero circo”. Insomma, Giorgia Meloni vuole vedere tutto il girato e nel frattempo accusa Fanpage di aver rilasciato il video dell’inchiesta appositamente a qualche giorno dalle elezioni: “Tre anni di giornalista infiltrato, 100 ore di girato, dalle quali vengono estrapolati 10 minuti di video tagliati e cuciti arbitrariamente. Quando loro possono parlare di te e tu non puoi difenderti, quando le persone devono decidere se votarti o no il giorno successivo, perché oggi si vota”.

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Fanpage risponde: “Il girato sarà acquisito dalla Procura”

Ovviamente, le accuse della leader di Fratelli d’Italia hanno scatenato una risposta da parte del direttore di Fanpage Francesco Cancellato, che in un’intervista al Corriere della Sera ha ribadito: “Né il codice deontologico, né il codice civile prevedono un calendario che dica quando uscire”. Tanto più che – ribadisce Cancellato – “quando un’inchiesta riguarda un candidato, credo che per l’interesse pubblico debba andare in onda prima delle elezioni. Inoltre, è stato un esperimento: una collaborazione tra una testata web e un programma televisivo, Piazzapulita, motivo per cui è stato trasmesso giovedì sera”. Poi, a proposito del girato, Cancellato sottolinea che “sarà acquisito dalla Procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo. Poi, a mio parere questa è una forzatura: se Giorgia Meloni ritiene che l’inchiesta sia stata ‘montata ad arte’, ha tutti gli strumenti giuridici per far valere le sue ragioni. Ma le dico una cosa: un saluto romano non si trasforma in una stretta di mano. Infine, un giudizio a latere sulle conseguenze politiche dell’intera vicenda: “Credo che Giorgia Meloni abbia detto cose importanti: che quello che ha visto è inquietante, e che prenderà provvedimenti. Me lo auguro. So che per la destra erede del Msi è difficile fare i conti con quell’eredità, e vedo che la partita iniziata con la svolta impressa da Gianfranco Fini è ancora ben lontana dall’essere conclusa. Lo abbiamo dimostrato“.