Caso Regeni, così l’Egitto ha tentato di occultare la verità sul suo decesso. Ecco le accuse del pm

Questa mattina si è aperto il processo di fronte alla Corte d’Assise di Roma. Non ci sono imputati, che fingono di non sapere del procedimento per sfuggire alla giustizia italiana e le autorità egiziane assecondano

Giulio Regeni-Meteoweek.com

Questa mattina si è aperto il processo senza imputati sulla morte di Giulio Regeni, alla Corte d’Assise di Roma. I numerosi depistaggi che l’Egitto ha posto sull’inchiesta del decesso di Regeni, proverebbero che le autorità egiziane miravano a impedire che si svolgesse il processo. Il primo ostacolo formale è proprio la mancanza degli imputati, ossia il generale Taqir Sabir e i colonnelli Mohamed Athar Kamel, Uhsam Helmi Usham e Magdi Ibrahim Sharif. Costoro sono tutti membri della National security de Il Cairo.

Non è stato possibile notificare loro formalmente la fissazione del processo poiché l’Egitto non ha mai risposto alla rogatoria con cui la Procura di Roma aveva richiesto di ottenere gli indirizzi degli imputati per eseguire le suddette notifiche. A detta dell’accusa, si è trattato di «volontaria sottrazione al giudizio» della magistratura del nostro Paese. In sostanza, gli imputati sarebbero dei «falsi inconsapevoli», ma in realtà sanno benissimo che c’è un procedimento a loro carico, ma fingono per sfuggire al processo. E le autorità egiziane li assecondano.

Il neo procuratore aggiunto di Roma, Sergio Colaiocco, sulla base di questi dati, ha portato di fronte ai giudici un elenco di tredici situazioni concatenate tra loro, da cui viene fuori che l’Egitto, dall’inizio, ha provato a occultare la verità sul sequestro e il decesso di Giulio Regeni.

Giulio Regeni-Meteoweek.com

Ecco gli episodi in questione: 1. L’aver ripetutamente negato, da febbraio a settembre 2016, che la National Security stesse portando avanti un’inchiesta sul ricercatore italiano a Il Cairo, come invece è successo; 2. La falsa testimonianza, “preconfezionata” ad arte, di un signore egiziano che parlava di una presunta lite per strada, il 24 gennaio 2016 tra Regeni e un altro individuo. Fatto mai occorso in quanto è accertato che Giulio quel giorno e a quell’ora fosse a casa, al pc; 3. l’infiltrazione di uno dei militari coinvolti nell’inchiesta Regeni e oggi imputati, nel gruppo di investigazione italo-egiziano formatosi subito dopo la scoperta della salma del ragazzo; 4. l’aver visto preventivamente, manipolandoli, i video delle telecamere di sicurezza della stazione metro in cui Giulio è andato la sera della sua scomparsa; 5. il delitto dei 5 membri della “banda criminale”, assassinati il 24 marzo 2016, dopo averli accusati di aver rapito Giulio, ma non era così perché erano estranei al tutto; 6. il fatto che il colonnello Hendy possedesse il passaporto di Giulio fatto poi rinvenire a casa di uno dei cinque banditi uccisi e ingiustamente accusati del sequestro; 7. il non aver consegnato i tabulati col traffico telefonico nel posto in cui è scomparso Giulio, che avrebbero potuto dare una mano a ricostruire chi ci fosse in quel punto nel giorno e nell’ora del rapimento; 8. il ritardo nel consegnare dati incompleti e manipolati per rispondere alle richieste avanzate dalla Procura di Roma; 9. la continua riproposizione dell’ipotesi che Regeni fosse membro dei servizi segreti stranieri; 10. il non aver consegnato i vestiti di Giulio quando lo hanno rinvenuto morto, per evitare analisi biologiche o altro che potessero far individuare gli assassini; 11. mancata collaborazione e condivisione di atti sull’inchiesta dopo l’iscrizione dei militari oggi sotto processo al registro degli indagati. 12. il non aver comunicato il domicilio degli imputati; 13. l’aver diffuso, nel gennaio 2021, una “memoria difensiva” dei suddetti militari, per confutare punto per punto le tesi degli investigatori italiani.

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Sulla base di queste evidenze, occorse tra il 2016 e il 2021, secondo il pm Colaiocco, si ipotizza la possibilità che «le molteplici manovre di cui sopra, dapprima finalizzate a fermare o almeno reiterare le indagini e poi a sottrarsi e ad evitare il processo, possano impedire di accettare, nel contraddittorio delle parti, le responsabilità degli imputati in ordine al sequestro, alle torture e all’omicidio di Giulio Regeni».

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Di base vi sarebbe dunque l’intento da parte dell’Egitto di fermare il tentativo del nostro Paese di fare giustizia sulla terribile morte di Giulio Regeni. La Procura chiede alla Corte di Assise di rimuovere l’ultimo dei numerosi ostacoli già frapposti durante questo percorso, ovvero continuare il processo dei 4 militari, anche se assenti.