Sembrava spacciata dopo la firma di Aukus, e invece la Nato dà segnali di vita

Il summit che si è tenuto a Bruxelles nei giorni scorsi ha mostrato come vi sia ancora qualche speranza per i firmatari del patto atlantico, per riprendersi la credibilità persa dopo la firma di Aukus.

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Dopo la firma di Aukus, logico che i riflettori fossero tutti puntati sul summit di Bruxelles che ha visto coinvolti  i Ministri della Difesa degli stati membri e la Nato. 

Ancora più del disastro geopolitico innescato da Biden con la scelta di lasciare l’Afghanistan, l’attenzione internazionale era invece tutta rivolta alle prime reazioni dell’Alleanza Atlantica sulla firma di un patto militare, quello tra Stati Uniti, Inghilterra e Australia che ha nei fatti sconvolto le alleanze geopolitiche esistenti, mettendo nell’angolo la Nato e l’Ue, che su Aukus, non solo non hanno avuto alcuna voce in capitolo, ma non ne erano nemmeno a conoscenza.  Gli stati firmatari sono riusciti infatti per mesi a tenere nascoste le trattative e ad annunciare al mondo Aukus soltanto a firma avvenuta. 

In ogni caso, il vertice che ha visto riuniti i ministri della Difesa sembra essere andato meglio del previsto, al punto che Stefano Pioppi commenta, con un editoriale sul sito formiche.net, come “l’attesa maggiore era per la tenuta dell’Alleanza dopo lo sconquasso provocato dall’Aukus e l’esito drammatico dell’impegno in Afghanistan. La Nato è sembrata reggere l’urto, trasformando “i problemi” in “opportunità”. 

Di cosa si è discusso nel summit di Bruxelles 

Nella riunione è stato deciso di lasciare intatto il pacchetto di misure militari concordate, per fronteggiare al meglio l’avanzata della Russia, considerata un possibile pericolo per via dei suoi sistemi missilistici sempre più avanzati. Si attendeva poi con una certa curiosità l’arrivo della Ministra della Difesa francese Florence Parly. La Francia è stata la nazione che più si è sentita umiliata da questo accordo per due motivi: il primo è che la sua firma ha portato il governo di Canberra a disdire la commessa parigina per la costruzioni di sottomarini con la Naval Group francese. Il secondo ha invece una motivazione più strettamente politica: gli Stati Uniti hanno deciso di estromettere l’Europa e un attore geopolitico di primo rilievo come la Francia, in una decisione che però riguarda l’intero occidente: ovvero la scelta di concedere all’Australia la possibilità di dotarsi di un sottomarino a propulsione nucleare. Molto ambigue in tal senso le dichiarazioni del capo del pentagono Austin che se da un lato ha sottolineato l’importanza delle relazioni bilaterali tra Usa e Francia, dall’altro ha però aggiunto che si tratta di un dialogo che arriva mentre esploriamo nuove opportunità per espandere la cooperazione in materia di difesa”. Cinica in tal senso la Parly, che ai giornalisti ha spiegato quanto forte sia stato l’affronto subito per il governo francese, e di come bisogna ripartire da zero per instaurare un nuovo rapporto di fiducia. Dichiarazioni che però lasciano intendere che l’Eliseo è pronto a cercare un compromesso che li ripaghi del torto subito. 

Ritorna tra i tavoli europei l’ipotesi di costruire un esercito che rappresenti il vecchio continente

Durante il summit è poi tornata in auge la possibilità di costruire un esercito europeo, una proposta che è stata caldeggiata e promossa dal Ministro della Difesa italiano Lorenzo Guerini.

Le conseguenze politiche prodotte dalla firma di Aukus sono visibili.

Qualche giorno fa l’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha lanciato un monito da non trascurare. Questo nuovo patto militare non rappresenta soltanto una “sterzata” della geopolitica occidentale che rivolge adesso i suoi interessi all’area indo-pacifica. Con la concessione fatta all’Australia infatti, viene meno quell’autorità morale con cui gli Usa e il vecchio Continente erano riusciti a impedire la proliferazione delle armi nucleari. E se da un lato il governo di Canberra questo accesso non lo ha ottenuto, si è comunque aggiudicata con Aukus la possibilità di dotarsi di un sottomarino a propulsione nucleare. E questo potrebbe essere visto come un primo passo concreto per dotarsi in seguito di armi belliche. Per la prima volta nella storia, una nazione non autorizzata a possedere armi nucleari, si dota però di un mezzo bellico che attinge da questa energia. E come fa giustamente notare l’Aiea, sono in tanti che adesso faranno fatica a restare all’interno dei patti siglati, e a rinunciare a qualsiasi ambizione sul nucleare. 

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Una situazione che mette in forte discussione il Trattato sulla non-proliferazione delle armi nucleari firmato nel 1968. Per il momento la Nato sembra però aver reagito, rispetto  a quei primi giorni in cui un accordo che escludeva nei fatti la Nato dallo scacchiere geopolitico sembra decretare, nei fatti,  la morte del Patto Atlantico. 

Si attende adesso una dichiarazione congiunta da parte della Nato e dell’Unione Europea che dovrebbe arrivare entro dicembre: dichiarazioni che chiariranno meglio il futuro dell’alleanza atlantica dopo la scelta degli Stati Uniti di relegarla ad attore di secondo piano della scena internazionale.