Italygate, il broglio organizzato dall’Italia per favorire l’elezione di Joe Biden

Italygate, un giallo che sembra non avere fine. Spunta ora una relazione datata 20 gennaio 2021, e firmata dall’allora capo della polizia penitenziaria della struttura di Salerno

Due ufficiali americani, la visita in carcere al super hacker italiano sospettato di avere condizionato le elezioni americane contro Donald Trump e la parlamentare che li ha fatti entrare all’insaputa di governo e intelligence del nostro Paese. Negli Stati Uniti la chiamano Italygate e secondo i fedeli di Trump sarebbe un broglio organizzato dall’Italia per favorire l’elezione di Joe Biden.

Anche se più volte smentita, ha circolato molto in fretta. Un esperto informatico dice di esser stato avvicinato da una deputata italiana ex Movimento 5 stelle e due misteriosi americani mentre era detenuto a Salerno. La magistratura italiana sta indagando sui due misteriosi cittadini americani che sarebbero riusciti a entrare nel carcere di Salerno. Non è la prima volta che si parla di Italygate.  Già a giugno importanti testate americane avevano raccontato di questa teoria secondo cui l’Italia avrebbe favorito illecitamente l’elezione di Joe Biden alla presidenza Usa. La teoria sarebbe nata sul Web all’interno di gruppi QAnon. Più nello specifico, si ritiene che un ruolo importante nel broglio sia stato giocato da Leonardo, un importante gruppo aziendale di base a Pomigliano D’Arco e attivo nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Il complotto è stato smentito da diverse inchieste condotte dal New York Times e dal Washington Post, che hanno evidenziato il ruolo giocato nella diffusione della teoria da Michele Roosevelt Edwards, un’ex candidata repubblicana alla guida della USAerospace Partners e dell’Institute for Good Governance. Entrambi i gruppi hanno promosso e sostenuto l’ipotesi del coinvolgimento di un hacker che avrebbe confessato l’esistenza di una cospirazione a danno di Trump.

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Qui entra in gioco Arturo D’Elia, ex consulente informatico di Leonardo che ha patteggiato una pena a 3 anni e 4 mesi per aver sottratto alla stessa azienda circa 10 Gigabyte di dati aziendali tra il maggio 2015 e il gennaio 2017.  Circa un mese dopo il suo arresto, il 19 gennaio 2021, a qualche giorno dall’assalto al Capitol Hill a Washington due militari statunitensi o addetti diplomatici dell’ambasciata Usa a Roma, non ancora identificati, sarebbero entrati in incognito nel carcere di “Antonio Caputo” di Salerno. I sue sarebbero entrati grazie all’ex deputata del M5s Sara Cunial ( nota per il sostegno a teorie del complotto anche No Vax) per interrogare l’hacker 39enne, autorizzata in quanto parlamentare alla visita dei detenuti. I tre avrebbero provato a fargli domande sul suo coinvolgimento nella vicenda Italygate. D’Elia però si sarebbe rifiutato di rispondere e, temendo per la propria incolumità, avrebbe avvisato gli agenti penitenziari.  Secondo le tesi governative di allora negli Usa, il super pirata informatico originario di Eboli sarebbe stato in grado di dirottare i voti delle presidenziali americane verso Joe Biden e sarebbe ritenuto dalla base cospirazionista di Donald Trump uno dei presunti artefici della sconfitta alle elezioni del 2020.  Fonti vicine all’allora Presidente del consiglio Giuseppe Conte hanno affermato che né il governo né i servizi segreti italiani sono mai stati al corrente della presunta incursione in carcere da parte di due cittadini americani. Attualmente la magistratura sta indagando anche su questo fronte. L’episodio troverebbe conferma in un libro appena uscito in America, “Betrayal“, del giornalista della Abc News Jonathan Karl, in cui si ipotizzava che un addetto militare Usa avesse sentito in carcere quegli arrestati italiani.

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La teoria dell’ Italygate è riesplosa con la prima visita ufficiale negli Stati Uniti di Marta Cartabia, ministra della giustizia e tra le personalità date in prima fila per la prossima elezione al Quirinale. Nel corso della visita, Cartabia ha incontrato il suo omologo statunitense Merrick Garland e ha discusso del caso di Chico Forti, oltre ad aver dialogato con il capo della Corte Suprema e visitato sia la scuola Guglielmo Marconi che la New York University. Alcune fonti vicine a Repubblica sostengono che Italygate sia stato uno dei temi sul tavolo della ministra.

Il verbale del comandante della Polizia Penitenziaria

“Entrarono nel carcere di Salerno e, durante la visita durata circa due ore, puntarono specificamente a quel detenuto e a quella cella. Provando a parlare “a bassa voce” col l’hacker recluso Arturo D’Elia, il ‘pirata’ che negli ultimi scomposti giorni della presidenza Trump era finito nel mirino degli americani che sostenevano la tesi della frode elettorale Italygate. Quella delegazione sapeva dunque bene dove andare, una volta varcata la soglia della Casa Circondariale ‘Antonio Caputo’ di Fuorni, Salerno: ‘Stanza 01, secondo piano, Reparti detentivi maschili, detenuti di media sicurezza’.

Ora spunta una sintetica relazione, datata 20 gennaio 2021, e firmata dall’allora capo della polizia penitenziaria della struttura. A bussare alle porte del penitenziario furono ufficialmente, confermano i primi atti, (visionati da Repubblica) la deputata Sara Cunial ed un suo accompagnatore, l’avvocato Nino Filippo Moriggia. Sui fatti, la ministra della Giustizia Marta Cartabia, attraverso il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Dino Petralia, ha già chiesto “immediati chiarimenti”.