Bolzano, denunciati un infermiere e un macellaio per tamponi irregolari. Sequestrati mille test

A Bolzano sono stati denunciati un infermiere e un macellaio che eseguivano tamponi irregolari. Sono stati inoltre sequestrati mille test.

Bolzano, denunciati un infermiere e un macellaio per tamponi irregolari-Meteoweek
Bolzano, denunciati un infermiere e un macellaio per tamponi irregolari-Meteoweek

A Bolzano, i militari della Compagnia Carabinieri di Bolzano con quelli del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) di Trento hanno bloccato un infermiere e un macellaio perché eseguivano tamponi irregolari. Li hanno denunciati e hanno sequestrato più di novecento tamponi. L’ispezione è avvenuta nel capoluogo in un centro tamponi. Ecco che cos’è successo.

Bolzano, denunciati un infermiere e un macellaio per tamponi irregolari

Il tutto è accaduto durante un’ispezione in un centro tamponi nella città di Bolzano. Le forze dell’ordine hanno colto sul fatto un infermiere. Che eseguiva il prelievo dei campioni biologici utilizzando un tipo di tampone per la rilevazione del SARS-CoV-2 non riconosciuto tra quelli presenti nella lista della Commissione europea per il rilascio delle certificazioni verdi. Il macellaio invece inseriva i risultati dell’esame diagnostico nel sistema informatico dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. E in che modo lo faceva? In maniera fraudolenta inseriva il codice di un dispositivo medico in vitro che era al contrario regolare e approvato dall’Autorità europea.

I due sono così stati denunciati alla Procura della Repubblica di Bolzano con a loro carico il reato di falso in atto pubblico continuato in concorso. Oltre a loro due, dovrà rispondere l’imprenditore 62 enne, titolare della struttura dove venivano eseguiti i tamponi.

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Sequestrati più di novecento tamponi

Sempre a Bolzano e sempre in questa ispezione, le forze dell’ordine hanno sequestrato più di novecento tamponi ancora da utilizzare. Ma non solo: anche un personal computer. Da dove verranno estrapolati i nomi delle persone non ancora inserite nel sistema informatico.

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E infine verrà chiesto loro se erano informati sul tipo di dispositivo medico che si usava. Il fatto, seppur sussista, non viene perseguitato  dall’ufficio ma solo a richiesta di chi si considera ‘imbrogliato’.