App immuni, un bilancio di un progetto che poteva funzionare (meglio)

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I risultati dell’App immuni non sono stati quelli sperati e l’opinione pubblica sembra essersi dimenticata di questa applicazione. Un interrogativo, però, si potrebbe porre: si poteva sfruttare meglio questo strumento?

App immuni, un bilancio di un progetto che poteva funzionare (meglio) 05.01.22 1280p - meteoweek.com

Lanciata nel giugno del 2020, l’app immuni prometteva contenimento e monitoraggio della pandemia attraverso il tracciamento dei contatti. L’idea era eccellente e l’Italia poteva dire di essere il primo paese ad utilizzare un’app di tracciamento digitale dei contatti. Nonostante ciò, negli ultimi mesi l’Italia è sempre apparsa tra gli ultimi per i risultati ottenuti con questo tipo di strumento.

Dall’estero troviamo diversi esempi di app di tracciamento che hanno avuto un ruolo decisivo nella gestione pandemica. In UK la NHS Covid-19 App (equivalente di Immuni) ha consentito di evitare da 0.3 a 0.6 milioni di contagi tra settembre e dicembre 2020. Dati simili, purtroppo, in Italia non ci sono Non si può dire, però, che non ci sia stato un sufficiente investimento economico, costando al termine del 2021 poco più di 700.000 euro. Se non si è trattato di un problema di fondi allora qual è stato il problema?

I risultati dell’app immuni

Al termine del 2021 avevano scaricato l’app poco più di 18 milioni e mezzo di italiani, quasi un italiano su 3.  In paragone, il Regno Unito (con una popolazione simile di 59 milioni) ha raggiunto oltre 24 milioni di download. Il dato del download chiaramente non indica quante applicazioni siano attive e utilizzate dagli utenti (tenendo il bluetooth sempre attivo).

L’unico dato che è possibile usare come metro di paragone è quanti positivi hanno segnalato la loro condizione sull’app. Si tratta circa 37mila segnalazioni sull’app contro 516mila positivi (quasi il 7% dei positivi lo segnala sull’app). Tale dato è confermato anche nella tendenza trovata negli ultimi giorni di dicembre 2021. Gli ultimi giorni di dicembre si poteva rilevare che per ogni 100 nuovi positivi registrati in Italia, soltanto 1,4 venivano segnalati su Immuni.

Disinformazione e politicizzazione

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Si è già detto che gli investimenti economici per immuni ci sono stati ma a questo si può aggiungere che l’app è tecnicamente fatta bene. L’app immuni, infatti, è considerata da molti come una delle migliori app mai uscite dalla pubblica amministrazione italiana.  Il problema di immuni è che non può e non deve lavorare da sola ma va consideraata nel complesso sistema della sanità italiana. Molti osservatori hanno infatti notato una graduale marginalizzazione del tracciamento tramite app nei piani dei governi.

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Il primo colpo subito da Immuni è stata la disinformazione che ha accompagnato la sua uscita in merito a rischi per la privacy. L’ex ministra Paola Pisano ha commentato dicendo: “Ciò che non ho trovato corretto è stata la strumentalizzazione dell’applicazione come bandiera politica, così come la strumentalizzazione in generale di tutta l’epidemia di coronavirus e di chi parlava e parla ancora oggi senza il supporto delle evidenze dei dati”. Giorgia Meloni, ad esempio, aveva inizialmente sconsigliato di scaricare immuni, citando i business delle case farmaceutiche. Anche il leader della Lega Salvini aveva detto che non avrebbe scaricato l’applicazione, alimentando perplessità sui rischi per la privacy.

App Immuni ed il caricamento dei codici

Oltre alla politicizzazione dell’app e alla scarsa organizzazione del sistema intorno all’applicazione, vi è stato un altro problema fondamentale. Le regioni hanno operato una sorta di “boicottaggio dell’app” con le complicazioni nel fornire i codici. I codici alfanumerici sono necessari per segnalare la positività tramite immuni ma a distanza di mesi dal lancio molte regioni non erano pronte a fornirli.

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Si ricorda che, al lancio dell’app, il governatore Zaia aveva segnalato i limiti di Immuni attribuendoli allo scarso controllo delle regioni sul processo. Insomma non è certo se il “boicottaggio” dei codici sia dovuto a disorganizzazione o ad una volontà delle regioni di avere più voce in capitolo nella gestione pandemica.

L’insieme di tali dinamiche ha probabilmente portato anche al disinteresse o alla scarsa fiducia dell’opinione pubblica. Per quanto, infatti, la responsabilità individuale nel tracciamento tramite app sia fondamentale, da sola non basta senza una volontà politica che realizza un sistema chiaro ed organizzato.