Reddito di base universale: basta una firma per non perderlo

Nato in ambito accademico, il reddito universale di base, Universal Basic Income (UBI) è oggi una proposta concreta che potrebbe diventare realtà per tutti gli europei se un referendum riesce a raggiungere il giusto numero di firme.

 

Il concetto di reddito di base universale è un concetto che non è molto noto al grande pubblico.

Questo è un vero peccato perché in realtà da tanti anni le migliori università del mondo hanno dipartimenti che studiano questa possibilità concreta che oggi potrebbe sollevare dalla povertà e dalla miseria milioni di europei. Il reddito di base universale è un reddito garantito a tutti i cittadini di un paese a prescindere dalla loro situazione economica o lavorativa. Studi di notevole caratura hanno dimostrato come un reddito del genere sarebbe perfettamente sostenibile dagli Stati semplicemente imponendo una tassazione leggermente superiore ai redditi altissimi. Ma i vantaggi per la collettività sarebbero immensi.

Vantaggi immensi

Milioni di persone che oggi vivono nell’ansia e nella precarietà sociale, potrebbero vivere una vita dignitosa. Ma perché il reddito di base universale è indispensabile? In realtà ci sono varie risposte a questa domanda. Lasciando perdere quelle etiche, alcune sono strettamente pratiche. La prima e più pressante è che il lavoro va letteralmente estinguendosi. L’auto a guida autonoma che fino a ieri sembrava qualcosa di confinato ai film di fantascienza diventerà presto realtà rendendo automaticamente inutile il lavoro di tassisti, conducenti di autobus e conducenti di camion. Questo è solo un esempio tra tanti. Anche lavori che sono caratterizzati dallo sfruttamento più selvaggio e dalla precarietà più sconfortante come quello dei rider potrebbero ben presto divenire obsoleti. Secondo numerosi studi tra il 30 e il 50% dei lavori oggi disponibili saranno ben presto inutili.

Sempre più sostituibili

Lo studio “Rischi di automazione delle occupazioni: una stima per l’Italia” pubblicato su Stato e Mercato, ed. Il Mulino avverte come nei prossimi anni dai 4 ai 7 milioni di italiani perderanno il posto a causa dell’automazione. Sbagliato sarebbe pensare che questi lavori saranno sostituiti da nuovi lavori nell’ambito della programmazione e dell’ingegneria informatica. È vero che attualmente i settori dell’Information Technology ed in generale della programmazione non conoscono crisi e non hanno disoccupazione. Ma anche questa è una fase transitoria. Google ha annunciato da poco che una sua intelligenza artificiale è in grado di programmare come un programmatore di medio livello. E tanti altri player dell’informatica stanno lavorando per rendere persino il lavoro del programmatore obsoleto e sostituibile. In uno scenario del genere non pensare per tempo ad un reddito di base garantito a tutti è miope e pericoloso.

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Quasi nessuno lo sa perché non se ne parla mai, ma esiste un referendum attualmente attivo presso l’Unione Europea per l’introduzione proprio del reddito di base universale a qualsiasi cittadino europeo. Si può firmarlo semplicemente on-line andando sul sito apposito. Ma se non si raggiunge la soglia entro giugno, questa opportunità svanisce. È piuttosto paradossale vedere come milioni di italiani siano ormai sotto la soglia della povertà e a causa di una inquietante carenza di informazione non sappiano che esiste un referendum che potrebbe garantire loro una vita dignitosa.