Sergei Shoigu, l’uomo chiave di Putin nella costruzione dell’esercito russo

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Ricostruire l’apparato militare russo e portare innovazioni hi tech all’esercito: questi i punti di forza del numero due di Vladimir Putin

L’attacco in Ucraina non è figlio solo delle decisioni del presidente Vladimir Putin. Le forze armate e tutto l’apparato militare russo sono infatti nelle mani di Sergei Shoigu, ministro della Difesa del Cremlino che in questi anni ha condotto con successo le campagne in Siria Crimea.

Non un e vero e proprio soldato con un addestramento militare, come invece è stato Putin nel suo passato, ma un civile con alte capacità di analisi e competenze tecnologiche. Lo mettono in evidenza Andrei Soldatov e Irina Borogan, responsabili e fondatori di Agentura.ru, nonché autori di un libro, “I compatrioti: la storia brutale e caotica dei russi in esilio, emigrati e agenti all’estero“, testo da cui si può comprendere parte della mentalità dell’apparato militare russo.

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Per i due autori, durante Consiglio di sicurezza a porte aperte che si è svolto al Cremlino la scorsa settimana è stato proprio Shoigu a parlare liberamente e definire le strategie da adottare per la guerra, contrariamente a quanto fatto dagli altri dirigenti russi, troppo terrorizzati dalla personalità e dal tono minaccioso di Putin per esprimere le proprie visioni liberamente.

Sin dall’inizio, questa campagna è stata definita come una proiezione di potenza militare vecchia manieraaffermano Soldatov e Borogan -. Putin sta consolidando un clamoroso cambiamento avvenuto nella gerarchia di sicurezza nell’ultimo anno: se all’inizio della sua leadership, l’esercito non era coinvolto nella definizione delle politiche ed era subordinato ai servizi, negli anni recenti, le Forze armate hanno assunto rinnovata importanza non solo nelle relazioni con i Paesi vicini ma anche nella definizione stessa delle politiche”.

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Il Consiglio di sicurezza al Cremlino

CHI E’ IL NUMERO DUE DI PUTIN

Il ministro della Difesa ha preso il suo incarico per la prima volta nel 2012, ma Shoigu è stato anche negli anni novanta e duemila ministro per le Situazioni di emergenza. Nato di Tuva, nella Siberia centro-meridionale lungo il confine con la Mongolia, si è laureato in ingegneria senza mai entrare prestare servizio militare, seppure ha sempre indossato la divisa pubblicamente e imposto a tutti gli uomini dello stato maggiore di indossarne una. Una sorta di nostalgia per quell’abitudine sovietica iniziata nel 1945 dopo la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale.

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Shoigu ha rivoluzionato le forze militari russe portando innovazioni tecnologiche all’apparato. A lui si deve soprattutto l’evoluzione della guerra in ambito cyber, unendo forze dell’aeronautica e forze aerospaziali in un’unica compagnia. Anche gli oligarchi russi si sono avvicinati a lui per costruire il loro mondo industriale.

“MILITARIZZARE LA SOCIETA’ RUSSA”

Per i due autori “nelle settimane precedenti la guerra, molti analisti dubitavano che Putin avrebbe davvero dato il via a una guerra scelta su cosi larga scala. Ma la militarizzazione della società russa e la ricostruzione dell’apparato militare sotto Shoigu hanno fornito a Putin un tentazione insuperabile, una tentazione non frenata da considerazioni dell’intelligence o diplomatiche“.

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E ora che l’assalto è violentemente in corso, le implicazioni complete della nuova strategia militare del Cremlino si stanno chiarendo: non solo la campagna è stata definita da un esercito che ha apertamente fatto sua la guerra, una guerra il più vasta possibile. Ma è anche guidata da Shoigu, un uomo che fino a ora ha vissuto solo successi e che non ha addestramento militare appropriato per capire che una vittoria sul campo, non importa quanto grande, può a volte portare a una sconfitta ancora più grande” concludono Soldatov e Borogan.