Ucraina, Zelensky: “Uccisi 6 mila soldati russi. Mosca trascina Nato in guerra”

Ascolta l'audio-articolo

Il presidente ucraino torna a chiedere la “no fly zone” per Mosca. Nel frattempo continuano i bombardamenti e i combattimenti per le strade.

Sarebbero 6 mila i soldati russi rimasti uccisi nei primi sei giorni dell’offensiva lanciata da Mosca contro l’Ucraina. Lo ha comunicato oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, stando a quanto riporta il Guardian.

Sempre Zelensky, interpellato da Cnn e Reuter, ha invitato la Nato a imporre una “no fly zone” per bloccare le forze aeree della Russia. “Non si tratta di trascinare i Paesi della Nato in guerra” ha detto. “La verità è che tutti sono già stati trascinati da tempo in guerra e certo non dall’Ucraina, ma dalla Russia, è in corso una guerra in larga scala”. Quanto all’adesione alla Nato, il presidente dell’Ucraina ha spiegato “che se i nostri partner non sono pronti a farci entrare, perché la Russia non vuole l’Ucraina nella Nato, dovrebbero lavorare a delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina”.

“Questo significa – ha detto poi – che noi abbiamo la nostra integrità territoriale, che i nostri confini sono protetti, che abbiamo relazioni speciali con i vicini e che siamo completamente sicuri”.

A Sumy bombardamenti e combattimenti in strada

L’effetto dei bombardamenti russi a Okhtyrka, nel distretto di Sumy – Meteoweek

Intanto le armi non cessano di parlare: la città nord orientale ucraina di Sumy si trova sotto il tiro delle forze russe. Lo fa sapere via Twitter il Kyiv Independent, precisando che oltre al bombardamento sono in corso combattimenti nelle strade della città, che ha oltre 260 mila abitanti. L’amministrazione militare ha invitato la popolazione a non uscire per strada.

Ancora sotto attacco Kharkiv, seconda città dell’Ucraina, dove stamattina, alle 08.10 ora locale, un attacco missilistico russo ha colpito una sede della polizia e una università. A denunciarlo su Twitter è la protezione civile ucraina, che ha allegato le immagini dei vigili del fuoco impegnati a spegnere le fiamme negli edifici raggiunti dai missili.

Mosca annuncia: “abbiamo conquistato Kherson”

Dal ministero russo della Difesa arriva invece l’annuncio che le proprie truppe hanno conquistato la città ucraina di Kherson. La città ha una popolazione di circa 300 mila abitanti e si trova nella parte meridionale del paese, fra le città di Mykolaiv e Nuova Kakhovka. Lo riporta la Bbc mettendo in rilievo che, qualora la notizia venisse confermata, si tratterebbe della più grande città ucraina finora conquistata dai russi.

Le forze russe avrebbero fatto il loro ingresso a Kherson la scorsa notte. Il sindaco della città meridionale, Igor Kolykhayev, ha dichiarato alla radio locale che i russi hanno assunto il controllo della stazione ferroviaria e del porto sul fiume Dnepr, stando a quanto riporta la Bbc. “Ci sono combattimenti, è in corso l’occupazione della città”, ha detto. Un video della Bbc in lingua russa fa vedere i bombardamenti e l’ingresso delle truppe di Mosca in città. Le autorità di Mykolaiv riferiscono che la città però si trova ancora sotto il controllo ucraino.

Secondo quanto riferito dall’agenzia stampa Ukrinform, i tank russi avrebbero aperto il fuoco contro la sede dell’intelligence (Sbu). Anton Herashchenko, consigliere del ministero dell’Interno, parla di molti morti fra la popolazione civile della città e racconta che la gente si sta difendendo lanciando bombe molotov all’indirizzo degli occupanti. Anche fra i militari ucraini ci sono morti.

Aerei russi bombardano il memoriale per l’Olocausto di Baby Yar

Il rabbino ucraino Moshe Reuven Azman che condanna su Facebook il bombardamento russo del memoriale dell’Olocausto di Baby Yar – Meteoweek

Stamattina invece le sirene d’allarme per gli attacchi aerei sono risuonate in tutta la regione di Kiev, ma anche a Zhytomyr, a Pryluky nell’oblast di Chernihiv, e a Dnipro, come riporta su Twitter il Kyiv Independent.

La Cnn riferisce che gli attacchi aerei russi a Kiev avrebbero bombardato il memoriale per l’Olocausto di Baby Yar. Il rabbino ucraino Moshe Reuven Azman ha avuto parole di condanna per l’attacco rendendo noto che l’area del memoriale sarebbe stata raggiunta da tre missili russi. “Qui si stanno verificando crimini di guerra”, ha detto in un video postato sulla sua pagina Facebook. “L’esercito russo, che ha combattuto i fascisti nel 1941, sta bombardando i civili di Kiev, Kharkiv, Odessa. Proprio ora il Baby Yar è stato bombardato. Tre missili hanno colpito il luogo”.

Il 29 e 30 settembre 1941, a Babi Yar i nazionalsocialisti ammazzarono decine di migliaia di ebrei. “Ho taciuto a lungo, non lo farò più. Mi rivolgo a voi, cari russi, cari ebrei, a tutti coloro che non sono indifferenti: quelli, che concordano silenziosamente con ciò che sta accadendo o quelli che rimangono indifferenti sono complici di questo crimine contro l’umanità”, spiega il rabbino. “Sto solo dicendo quello che vedo. Non ho paura di morire. Non potrei mai immaginare nel mio peggior incubo di poter morire sotto i bombardamenti russi”.

Biden e Zelensky a colloquio: “Escalation negli attacchi russi ai siti civili”

Oggi il presidente americano Joe Biden e quello ucraino Volodymyr Zelensky hanno avuto un colloquio telefonico nel corso del quale si sono confrontati sul “continuo sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina mentre si difende dall’aggressione russa” e dell’“escalation degli attacchi a siti civili”. Lo riporta un comunicato della Casa Bianca, nel quale si ricorda il supporto in termini di sicurezza, sostegno economico e di aiuti umanitari fornito da Washington a Kiev. “I leader hanno discusso di come gli Stati Uniti, insieme a partner ed alleati, stanno lavorando per far pagare la responsabilità alla Russia, anche attraverso l’imposizione di sanzioni che stanno già avendo un impatto sull’economia russa”, continua il comunicato, secondo il quale i due leader hanno parlato dell’’“escalation di attacchi su siti usati dai civili in Ucraina, come il bombardamento vicino al memoriale dell’Olocausto Babyn Yar”.

Turchia: “non prevediamo sanzioni contro la Russia”

La Turchia non pensa invece di imporre sanzioni alla Russia nella speranza di “tenere aperto” il canale del dialogo col Cremlino. Lo ha annunciato il portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. “C’è bisogno di un attore che possa parlare con la Russia – ha spiegato Ibrahim Kalin – Chi parla alla Russia se tutti buttano giù i ponti? Non stiamo pianificando un pacchetto di sanzioni per tenere questo canale aperto”.

LEGGI ANCHE -> Russia e Cina: Pechino sapeva tutto, ma sta scegliendo l’ambiguità [VIDEO]

Sul fronte del dissenso interno, Putin adesso deve fare in conti anche con l’ex ministro degli Esteri russo Andrei Kozyrev, che ha incitato i diplomatici del proprio Paese alla “rivolta” chiedendo loro di dimettersi in segno di protesta contro la guerra in Ucraina. Così ha scritto in un tweet: “Chiedo a tutti i diplomatici russi di dimettersi per protesta. Cari diplomatici russi, voi siete dei professionisti e non dei propagandisti a buon mercato. Quando lavoravo al ministero degli Esteri ero orgoglioso dei miei colleghi. Adesso è semplicemente impossibile sostenere la sanguinosa guerra fratricida in Ucraina”. Nei giorni scorsi Kozyrev, alla guida della diplomazia russa dal 1991 al 1996 sotto la presidenza di Elstin, aveva definito “giuste” le sanzioni occidentali contro il suo successore Sergei Lavrov-

LEGGI ANCHE -> L’Italia in piazza per la pace mentre il Parlamento decide per la guerra [VIDEO]

Altre ritorsioni economiche in arrivo per Mosca: è giunta la notizia di Exxon che ha annunciato il suo graduale ritiro delle operazioni in Russia. A renderlo noto è stato il colosso petrolifero americano che “deplora l’azione militare della Russia che viola l’integrità territoriale dell’Ucraina e danneggia il suo popolo”. “Siamo profondamente rattristati per le perdite di innocenti vite umane e supportiamo la forte risposta internazionale. Osserviamo pienamente tutte le sanzioni”, ha dichiarato il gruppo Exxon che ha fatto sapere di voler uscire dall’attività del Sakhalin-1, dove è attivo assieme a imprese giapponesi, indiane e russe.