Per la giustizia è stata ammazzata: per il fisco è ancora in vita

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Una vicenda degna di Kafka sta straziando i familiari di Isabella Noventa, l’impiegata padovana uccisa nel 2016 dall’ex fidanzato con l’aiuto di due complici.

Isabella Noventa è stata uccisa. Il cadavere della donna non è stato mai rinvenuto. Ma ad attestare la sua uccisione ci sono ben tre sentenze: è stato omicidio premeditato dicono i giudici. Per la legge, quindi, Isabella è defunta. Ma non, a quanto pare, per il fisco: l’Agenzia delle Entrate ha risposto un secco «no» alla richiesta dei familiari della donna, che chiedevano di aprire la successione ereditaria. C’è bisogno di una dichiarazione di morte presunta, si sono visti rispondere i parenti. Il problema è che per averla occorre prima far pubblicare un estratto su due quotidiani, poi attendere sei mesi. E se nessuno in quei mesi avrà contestato qualcosa, solo allora le pratiche potranno proseguire. Con le spese, neanche a dirlo, tutte a carico di Paolo, il fratello della defunta. Strazio che si somma a strazio, ma è l’unica maniera con cui può succedere alla sorella nei rapporti giuridici precedenti alla sua morte.

In sostanza, siamo di fronte all’ennesima vicenda kafkiana: anche dove la giustizia ha fatto appunto giustizia (e non è scontato), la burocrazia si è messa d traverso. E il paradosso è che agli occhi del fisco la donna uccisa risulta essere ancora in vita.

Uccisa nel 2016 da un terzetto diabolico

Paolo, il fratello di Isabella, assieme alla mamma, deceduta alla fine del 2019 – Meteoweek

Isabella Noventa, impiegata di Padova, fu uccisa a 55 anni nel 2016, nella notte tra il 15 e il 16 gennaio. Sembrava sparita come nel nulla. Ma per i giudici invece era stata uccisa da Freddy Sorgato, ex compagno della donna, aiutato da due complici: Debora, sorella dell’assassino, e un’amica di Venezia, Manuela Cacco. L’uomo, secondo i giudici, aveva cercato di riaprire la storia che la donna invece voleva chiudere definitivamente. Isabella quella sera era stata invitata a cena da Freddy, ma si trattava di una trappola diabolica dei tre complici che, dopo averla assassinata, avrebbero fatto sparire il cadavere.

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I parenti della donna l’hanno cercata invano per almeno un mese, anche attraverso la televisione (tramite Chi l’ha visto), così come Freddy. I familiari di Isabella non sono mai stati convinti che si fosse allontanata volontariamente e difatti tre gradi di giudizio misero per iscritto la sentenza del «delitto premeditato con soppressione di cadavere». La sentenza definitiva è arrivata il 18 novembre 2020 in Cassazione, con la conferma delle condanne per i fratelli Sorgato (30 anni a testa) e per la complice veneziana (16 anni e 10 mesi).

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È terminata la vicenda giudiziaria, coi tre colpevoli assicurati alla giustizia. Ma la cosa sembra non riguardare il fisco italiano, che chiede kafkianamente di certificare una morte per cui la giustizia italiana ha già inflitto pene pesanti. Come se fisco e magistratura abitassero su pianeti differenti.