Ucraina, Lavrov: vicina intesa con Kiev, si tratta su status neutralità

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Il presidente ucraino Zelenski, che oggi si rivolgerà al Congresso Usa in videoconferenza, torna a chiedere la no-fly zone, ma Washington respinge nuovamente la richiesta che porterebbe a una guerra diretta tra Russia e Nato.

Zelensky ha anche incontrato i primi ministri di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia, giunti a Kiev in una missione non organizzata dalla Ue.

I tre capi di stato hanno promesso aiuti al paese invaso e auspicato la pronta cessazione delle ostilità.

Importanti dichiarazioni nel frattempo sono giunte dal ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov che in un’intervista alla tv Rbc ha reso noto che sarebbe vicina un’intesa con Kiev su una serie di punti, a cominciare dallo status di neutralità dell’Ucraina e dall’esclusione dell’espansione della Nato.

Lavrov: accordo vicino, ma Occidente non vuole la pace

Lavrov ha accusato Occidente e Usa di non aver voluto la pace in Ucraina – Meteoweek

Lavrov è stato molto chiaro: “Lo status neutrale (dell’Ucraina) è ora seriamente sul tavolo delle discussioni insieme, ovviamente, alle garanzie di sicurezza. Questo è esattamente ciò che ha chiesto il presidente Vladimir Putin a febbraio, in una delle sue conferenze stampa: garanzie di sicurezza generalmente accettabili per l’Ucraina e per tutti i Paesi, inclusa la Russia, con l’esclusione dell’espansione della Nato”. Su questi punti, ha aggiunto il capo della diplomazia russa, “ci sono formulazioni assolutamente specifiche, che, secondo me, sono prossime a essere concordate” anche se, ha avvertito Lavrov, “il problema rimane molto più ampio”.

Lavrov ha definito “epocale” l’attuale situazione: è in corso infatti una “battaglia” per ridisegnare l’odine mondiale. Il ministro degli Esteri russo ha poi accusato Usa e Occidente di non aver voluto trovare una soluzione pacifica alla crisi ucraina, accusando in particolare Washington di condizionare pesantemente le posizioni ucraine. Lavrov ha aggiunto di non vedere “alcun interesse” da parte statunitense per ricercare una soluzione alla guerra.

Londra scettica, Pechino mantiene una posizione prudente e l’Ungheria resterà neutrale

Ma Londra rimane scettica: l’omologo britannico di Lavrov, il ministro degli Esteri Liz Truss, ha confermato di ritenere necessario “fermare Vladimir Putin a ogni costo” e si è detta “scettica” sui negoziati di pace in Ucraina.

Da Pechino fanno sapere invece che se fossero stati a conoscenza dei piani russi per la guerra avrebbero “fatto il possibile per fermarli”, come ha scritto sul Washington Post l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti Qin Gang spiegando come il conflitto russo-ucraino danneggi la Cina, il maggior partner commerciale dei due pasi in guerra.

L’Ungheria intanto ha confermato la sua posizione neutrale e non manderà armi. Lo ha assicurato il primo ministro Viktor Orban, lamentando che l’Europa centrale sia stata ridotta a “una scacchiera” per le grandi potenze. Il premier ungherese ha ribadito che trascinare l’Ungheria in guerra va contro l’interesse del paese.

Odessa e Kharkiv sotto le bombe, mentre parte la controffensiva ucraina

Non buone le notizie dal fronte della guerra, dove l’esercito ucraino prova a contrattaccare in diverse zone del paese. Lo ha fatto sapere via Twitter il consigliere del presidente ucraino Mykhailo Podolyak. Dall’inizio della guerra, annuncia Kiev, sarebbero morti almeno 103 bambini. Lo ha denunciato il procuratore generale dell’Ucraina, Iryna Venediktova, secondo la quale sarebbero state colpite 400 scuole, delle quali 59 sono state distrutte dai russi.

Bombe russe su Odessa e almeno due feriti. È il bilancio di un attacco partito dalle navi da guerra russe al largo del porto di Odessa, nella parte sud occidentale dell’Ucraina. I satelliti avevano rilevato almeno 14 navi russe che si avvicinavano alla città portuale, tra le quali il Pyotr Morgunov, nave anfibia della lunghezza di 120 metri.

Nuovo attacco nella notte e almeno due morti invece a Kharkiv, nell’est del paese. Le autorità locali parlano di almeno 500 civili morti dall’avvio delle ostilità. Colpiti dall’artiglieria diversi palazzi, in due condomini diversi appartamenti sono stati sventrati. I soccorritori dicono di aver salvato quattro persone dal crollo di un edificio ma non altre due, morte sotto le bombe. Colpita anche una scuola verso le 3 di notte, la struttura è parzialmente distrutta.

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Allarmi nella notte a Kiev – dove da martedì è scattato il coprifuoco – e in altre città ucraine, in particolare a Cherkasy, Dnipro, Leopoli, Ivano-Frankivsk, Vinnytsia, Kirovohrad e Khmelnytskyi. Mentre oggi è stata attaccata Zaporizhzhia, la città che ospita i profughi fuggiti dall’assedio di Mariupol, accolti in centinaia di migliaia. In particolare è stata bersagliata la stazione ferroviaria Zaporizhzhia-2, riferiscono le autorità locali, raggiunta da missili. Un altro missile ha centrato invece il giardino botanico. Non sono stati segnalati morti.

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I separatisti russi del Donetsk hanno fatto sapere che nelle ultime 24 ore sono stati evacuati da Mariupol 312 civili, tra i quali 100 bambini, mentre dal 5 marzo fino ad oggi gli evacuati sarebbero 1.317.