In Italia ogni 15 giorni un genitore ha ammazzato un figlio, da 12 anni a questa parte

Nel 55,6% sono bambini che hanno un’età inferiore ai 12 anni. Ecco i dati aggiornati del report realizzato da Eures. 

Negli ultimi dodici anni, ergo dal 2010 ad oggi, nel nostro Paese sono stati commessi 268 figlicidi, quasi uno ogni quindici giorni.

Condanna di Veronica Panarello, che uccise il figlio di 8 anni, Loris Stival-meteoweek.com

Nel 55,6% dei contesti, sono bambini che hanno un’età inferiore ai 12 anni, nello specifico 106 con un’età che va dagli 0 ai 5 anni (39,7%) e 43 tra i 6 e 11 anni. È questo l’aggiornamento realizzato da Eures.

Sono molte meno le vittime che sono nell’età adolescenziale, ossia 26 che corrisponde al 9,6% o figli maggiorenni (93, ossia il 34,4%), per la maggior parte dei casi assassinati da genitori anziani. Di queste 268 vittime di genitori killer, 151 sono di sesso maschile, ossia il 56,8% e 117 di sesso femminile, il 43,7%.

Nella maggior parte delle situazioni, il responsabile di figlicidi è il padre (sono infatti 172 i figli assassinati dal 2010, ossia il 64,2%) e il 35,8% dei figli sono invece uccisi dalle mamme. Per quanto concerne la fascia di età che va dagli 0 a 5 anni, sono per lo più le madri autrici di figlicidi (nel 57,5% delle situazioni, ossia 61 contro i 45 compiuti dai padri).

Nella maggior parte dei casi al figlicidio segue il suicidio, in particolare nei delitti in famiglia o dentro una relazione, ossia il 43,3% dei casi. Sono in genere i padri a suicidarsi dopo l’omicidio nel 48,8% dei casi, contro il 33,3% delle madri.

Per quanto riguarda invece il movente, più di un terzo delle uccisioni di figli, ossia il 34,3% è da attribuire a un disturbo di tipo psicologico da parte del killer, che aumenta al 54,2% dei casi se ad assassinare il figlio è la madre. Nelle dinamiche dei figlicidi pesano quelli che sono comunemente definiti “omicidi del possesso“, che costituiscono il 14,6% dei casi, che sono al secondo posto tra i moventi scoperti e riguardano per lo più autori di sesso maschile.

I ricercatori Eures, infatti, danno la seguente spiegazione in proposito:«All’interno di una relazione di coppia ‘malata’,  i figli non sono considerati come soggetti a sé, ma come l’estensione del coniuge o dell’ex coniuge che si vuole punire/annientare, tanto che nella quasi totalità dei casi tali delitti rappresentano stragi familiari, che coinvolgono anche l’altro genitore e si concludono con il suicidio dello stesso autore».

Altri moventi sono litigi, rancori, disagio da parte della vittima, o per soldi e avvengono quasi sempre quando il killer è il padre e la vittima maggiorenne.

Nel 30,2% dei casi l’arma usata per commettere il figlicidio è stata un’arma da fuoco, quasi sempre usata da uomini (42,4%) e nell’8,3% dei casi da donne. Le armi da taglio sono state utilizzate nel 24,6% degli omicidi e lo strangolamento nel 10,4% e quest’ultimo è un modus operandi delle madri.

La maggior parte dei casi di figlicidio è stata localizzata negli ultimi dodici anni al Nord (45,1%), poi al Sud (34,3%) e al Centro (20,5%). Per quel che concerne la singola regione, il 18,7% di questo tipo di delitto è avvenuto in Lombardia, cui seguono Sicilia (10,4%), Campania (9,7%), Lazio (9%), Emilia Romagna e Piemonte con la stessa percentuale, ossia il 7,5%.