Evaristo Scalco e Alberto Scagni nella stessa cella in carcere: perplessi i familiari

Il 42enne che ha accoltellato a morte la sorella e l’uomo che ha trafitto con una freccia un padre di famiglia condividono la stessa cella in carcere.

Una decisione che ha suscitato più di una perplessità da parte dei familiari di Alberto Scagni.

Sono gli autori dei due fatti di sangue che hanno sconvolto Genova negli ultimi sei mesi. Adesso condivideranno anche la cella nel carcere di Marassi. I due sono Alberto Scagni, il 42nne che lo scorso primo maggio assassinò la sorella Alice con 19 coltellate e Evaristo Scalco, 63 anni, l’arciere che il 2 novembre trafisse il peruviano Javier Miranda Romero con una freccia scoccata dalla finestra della sua abitazione.

Da qualche giorno sono fianco a fianco nella medesima cella dell’infermeria del carcere ligure. Insieme a loro c’è anche un terzo detenuto, un uomo arrestato per maltrattamenti. La scelta colpisce per la coincidenza. Ma soprattutto fa preoccupare per la sicurezza dei due prigionieri. A inquietare è soprattutto la personalità di Scagni, che la famiglia considera totalmente incapace di intendere e volere. I genitori hanno avviato anche una battaglia legale per cercare di dimostrare che il centro salute mentale e le forze dell’ordine – allertate a più riprese – avevano sottostimato la pericolosità del 42enne, tragicamente confermata dall’assassinio della sorella.

Anche il perito del Gip, Elvezio Pirfo, ha giudicato «seminfermo» di mente Scagni. Lo ha messo nero su bianco, riferisce il Corriere della sera, nella sua relazione del 3 novembre. Dove scrive che «Alberto Scagni è portatore fin dalla prima età adulta di un grave disturbo di personalità di tipo antisociale, narcisistico e borderline». Oltretutto lo stesso Alberto Scagni, nel corso di alcuni colloqui in carcere, avrebbe espresso «ansia e preoccupazione» al pensiero di condividere gli spazi con altri carcerati.

Le possibili ragioni dietro la scelta della direzione carceraria

Carcere di Marassi – Meteoweek

È il motivo che spiega il commento netto dell’avvocato Fabio Anselmo, il legale dei genitori di Alice Scagni. «Alberto già non dovrebbe stare in carcere, ma in un posto dove possa essere curato. Dopo questa decisione qualsiasi cosa dovesse succedere sarebbe responsabilità dell’amministrazione carceraria».

Altra musica invece per Evaristo Scalco che, alla luce della natura del suo reato – per il quale gli viene contestata anche l’aggravante razziale – in caso di trasferimento in una cella comune con altri detenuti potrebbe potenzialmente subire delle ritorsioni.

Da qui la scelta della direzione del carcere di Marassi, che appare l’esito di una specie di compromesso. Due detenuti con una storia complessa – con uno dei due non completamente sano di mente – a condividere la stessa stanza in infermeria. Finora la convivenza forzata non avrebbe provocato nessun problema. Ma certo la situazione è delicata, anche per gli agenti della penitenziaria chiamati a vigliare.