Cina, rischio recessione mondiale col nuovo boom di contagi

La nuova ondata di contagi in Cina rallenta la produzione delle fabbriche e blocca i porti: col rischio di un effetto a catena sul commercio internazionale.

Una bella gatta da pelare per europei e statunitensi, alle prese con la crisi energetica: il rischio è quello della recessione.

La recrudescenza del Covid in Cina non è un fatto che interessa solo Pechino. Tutto il mondo, ricordano gli analisti di Money.it, ha parecchio da perderci dalla nuova ondata di contagi nel Paese del Dragone, riesplosi dopo la rimozione delle restrizioni anti-Covid. E che rischiano di sprofondare anche l’Occidente nella recessione economica.

Potrebbero infatti innescarsi effetti a catena dannosi per la produzione industriale e il funzionamento dei porti, con ricadute pesanti sul commercio mondiale. Quasi il 90% degli abitanti di Henan (88,5 milioni di persone sui quasi 100 milioni di residenti), la provincia più popolosa del Paese, ha contratto il Covid. Stando agli esperti il picco dovrebbe arrivare il 13 gennaio, con 3,7 milioni di contagi giornalieri. Si stima che i morti siano già migliaia al mese, col rischio di arrivare a 25 mila al giorno a fine gennaio.

Sul piano sanitario-epidemiologico il rischio maggiore è quello della possibile nascita di nuove varianti. Sul piano economico il problema potrebbe arrivare dal fatto che le merci non giungono nei porti cinesi perché la forza lavoro delle fabbriche è decimata dal Covid (le stime parlano di metà o tre quarti dei lavoratori contagiati dal virus). Di conseguenza la produzione subisce rallentamenti e gli ordini rimangono inevasi. I problemi maggiori si stanno incontrando a Shanghai e Shenzhen.

Il rallentamento dei porti cinesi

Porto di Shangai – Meteoweek

Negli Stati Uniti si sta già registrando un calo di ordini del 40%. E dopo il Capodanno cinese, che comincerà il 22 gennaio per la durata di 40 giorni, sono previsti poi ridotti volumi di traffico. Preoccupa in particolare la situazione del porto di Shangai, leader mondiale per container, e di quello di Shenzhen (il quarto nel mondo per importanza, oltre che la sede dei produttori che forniscono Apple). Ma bisogna fare i conti anche col blocco di Qingdao, il sesto scalo più grande del pianeta, dove è attivo solo un quarto della forza lavoro.

Se le cose dovessero andare avanti così potrebbero esaurirsi le scorte, con un’inversione di tendenza sul traffico dei container e un aumento generalizzato dei costi. Tanto che Tesla ha già dovuto rallentare la sua produzione in Cina. Stando a WarehouseQuote – che gestisce la logistica delle merci – le scorte però si trovano ai loro massimi storici. Secondo esperti di logistica cinesi, poi, se i mercati occidentali dovessero crollare a causa della recessione, le esportazioni potrebbero comunque aumentare grazie agli accordi del Regional comprehensive economic partnership e della nuova Via della Seta nel resto del mondo. C’è poi la crescita del settore cargo aereo, con le previsioni che danno in aumento traffico e costi.

Rischio recessione per Stati Uniti e Europa

Ad ogni modo un blocco commerciale e finanziario cinese potrebbe accelerare la discesa verso la recessione di un Occidente ancora alle prese con la crisi energetica. Alcune previsioni stimano che nel 2023 gli Usa rischiano di perdere lo 0,5% del Pil (e il Regno Unito l’1,5%). Discordanti le stime per l’Italia: l’esecutivo ha previsto un rialzo dello 0,3%, mentre S&P Global Ratings – la previsione più nera – stima un ribasso pari all’1,1%.

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