Il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi sul nuovo crollo sulla A26

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:28

L’intervento del procuratore capo di Genova Francesco Cozzi in merito al crollo ed alla successiva chiusura del tratto autostradalle sulla A26.

Il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi è intervenuto attraverso una conferenza stampa sul crollo del ponte sul’autostrada A26 dei giorni scorsi, notizia che ha scioccato l’opinione pubblica anche per le immagini arrivate dal ponte appena crollato, con le auto salve per una pura casualità : “Bisognerà vedere, con le indagini – ha dichiarato Cozzi – se quanto successo prima era una filosofia generale, quella degli omessi controlli, oppure se si sia trattato di episodi singoli. Quello che è successo – ha continuato il procuratore capo – prima non deve più succedere”.

Il sospetto di Cozzi nasce in realtà da un sospetto ben presente nelle indagini in corso. Qualcosa che ha preso forma successivamente al crollo del ponte Morandi e ampliatosi con il filone dei falsi report sulle condizioni dei viadotti.

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Dopo la chiusura dell’A26 decisa da Autostrade e la parziale riapertura di una corsia per ogni senso di marcia dalle 12 di oggi, Cozzi ha preferito chiarire alcuni aspetti di pubblico interesse. “Noi non ci sostituiamo a nessuno – ha ribadito – alle competenze di nessuno, il nostro compito è casomai di sollecitare gli interventi di competenza di altri. È vero – continua – che Aspi ha programmato una serie di interventi anche con società esterne. È in atto – incalza Cozzi – un piano di controllo che mi auguro venga seguito anche dal Mit perché non spetta a noi”. L’impressione – conclude il procuratore capo di Genova – che abbiamo avuto, nei mesi scorsi, è quella di una sottovalutazione dello stato delle infrastrutture, una cosa che non deve più succedere”.

Il procuratore ha fatto ricorso a una similitudine ad effetto per spiegare le condizioni di alcuni viadotti liguri, facendo riferimento a quanto rilevato dai consulenti della procura, e cioè il grave stato di degrado che consisteva in una mancanza di cemento che imponeva un un controllo sicurezza immediato per pericolo di rovina.

“Come se in un balconela soletta sottostante fosse completamente sgretolata e la parte sana solo quella piastrellata”.
Il procuratore capo ha poi infine precisato che deve essere chiaro che il provvedimento preso è stato si avventato ma assolutamente tempestivo, che non poteva essere procrastinato. Cozzi ha seguito tutta la notte le operazioni, concludendo che ciò che è successo e che i consulenti hanno visto che su quei viadotti non ha lasciato alcun dubbio sull’urgenza dell’intervento.