Inchiesta nuovo stadio di Roma, il Comune si costituirà parte civile.

Annuncio dal Campidoglio in vista del processo che vedrà coinvolto Marcello De Vito

Il Comune di Roma, ha annunciato che si costituirà parte civile nel processo che vede imputato il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito capo con l’accusa di corruzione nell’ambito di un filone dell’inchiesta sulla costruzione del nuovo stadio della Roma. Dopo essere stato circa nove mesi agli arresti, fra carcere e domiciliari, De Vito è tornato libero il 19 novembre scorso. L’udienza in programma oggi è stata rinviata per l’adesione degli avvocati allo sciopero in corso dei penalisti contro la riforma della prescrizione.

La Procura, con il pm Luigia Spinelli, ha chiesto la riunione del processo con il procedimento principale che vede imputato, tra gli altri, Luca Parnasi già in corso davanti all’VIII sezione penale. Per la Procura ci sono oggettive ragioni di connessione e fonti di prova analoghe. La prossima udienza è stata fissata per il prossimo 8 gennaio.

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Furono le dichiarazioni di Luca Parnasi a mettere nei guai De Vito. Dichiarazioni poi riscontrate dai carabinieri e ritenute dalla magistratura elementi di prova concreti per ottenerne l’arresto. La storia  giudiziario dell’allora presidente dell’Assemblea Capitolina, nel filone bis dell’inchiesta sulla costruzione del nuovo stadio della Roma, comincia il 20 marzo scorso con l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Paola Tomaselli per concorso in corruzione con l’avvocato Camillo Mezzacapo, ritenuto dalla procura suo socio in affari per presunte utilità ricevute da Parnasi.

Una volta che il Tribunale di Roma avrà notificato alla Prefettura il provvedimento di avvenuta scarcerazione, per De Vito , che fu il primo candidato sindaco di Roma per l’M5s nel 2013, potrà partire l’iter che lo porterà a riprendere , rinunce esclude, il posto di presidente dell’Assemblea Capitolina. La maggioranza M5s, infatti, non ha mai portato in Aula il provvedimento di decadenza di De Vito da consigliere comunale, dato che alcuni consiglieri pentastellati temevano possibili ricorsi giudiziari e contabili dopo un’eventuale scarcerazione, come ipotizzato in un parere legale redatto nei mesi scorsi dagli uffici del Campidoglio.

Come previsto dalla legge Severino all’articolo 11 comma 6, la sospensione temporanea del mandato negli enti locali “cessa”, tra l’altro, nel caso in cui “venga meno l’efficacia della misura coercitiva”. Dopo la comunicazione della Prefettura al Campidoglio la pratica passerà al segretariato dell’Aula.

La mancata decadenza di De Vito ha portato nei mesi scorsi a due avvicendamenti alla guida dell’Aula Giulio Cesare, che prima è stata affidata al pentastellato Enrico Stefano e poi a Sara Seccia, sempre però con funzioni di presidente vicario.