Stephen King | tra il coronavirus e il suo romanzo L’Ombra dello Scorpione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:16

Stephen King parla del coronavirus, del suo romanzo L’Ombra dello Scorpione e accusa i capi di Stato americani di aver preso alla leggera l’emergenze del coronavirus.

Lo scrittore del brivido, Stephen King è stato intervistato dalla CNN durante il programma Reliable Sources nel quale ha parlato dei continui confronti tra il caso del coronavirus nel mondo e il suo romanzo L’Ombra dello Scorpione. 

Tra l’altro qualche giorno lo scrittore ha voluto precisare che il COVID-19 non è aggressivo come quello che ha descritto nel suo romanzo, e per aiutare il servizio di informazione, ha voluto anche consigliare delle norma da applicare per non diffondere ancora di più il virus.

L’ombra dello Scorpione

Il romanzo pubblicato nel 1978 inizia con la morte di tutti gli americani e non solo, a causa di un virus letale chiamato Progetto Azzurro. La storia spiega come una semplice influenza sia poi mutata in qualcosa di più catastrofico, che nel giro di 19 giorni ha visto scomparire tutta la popolazione mondiale.

Il pensiero di Stephen King sul coronavirus

Durante l’intervista, lo scrittore ha più volte manifestato la sua incredulità nel fatto che nessuno si fosse accorto di quanto stesse per accadere, in termini di gravità. Solo nelle ultimissime settimane, è giunta la consapevolezza a molte persone che ormai ci trovavamo in una situazione disastrosa.

“Viviamo in un mondo alla Stephen King! Tutto quello che posso dire è: vorrei che non fosse così. È una cosa che ci aspettava dietro le quinte da tanto, tanto tempo. Ho scritto L’ombra dello scorpione, in cui una pandemia spazza via quasi l’intera specie umana, e grazie a dio non siamo a un livello simile di gravità… ma ho scritto quel libro nel 1978 e da allora questa vicenda aspettava solo di accadere. Il fatto che nessuno sembrasse pronto mi stupisce.”

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Le accuse di Stephen King ai capi di stato americani

Le accuse di King sono rivolte in particolar modo al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il governatore repubblicano della Florida Ron DeSantis, colpevoli di aver lasciato aperte le spiagge dello Stato per il famigerato spring break che ogni anni raccoglie migliaia di giovani.

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“È impossibile, per me, da capire. Ricordo negli anni settanta, quando i repubblicani deridevano Jimmy Carter dandogli dell’indeciso e privo di carattere. Il presidente che abbiamo ora, e Ron DeSantis qui in Florida, sono le persone che dovrebbero tenere sotto controllo la situazione quando qualcosa va storto, perché sono decisionisti. Invece Trump all’inizio dice “Non è niente di serio, tranquilli, andrà tutto bene,” e poi quando le borse iniziano a collassare, quando la realtà diventa evidente, continua “Beh, state tranquilli, sparirà come per miracolo, andrà tutto bene e a Pasqua avremo le chiese piene.” E poi un paio di giorni dopo parla di una quarantena, e il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo non ne sapeva nulla, nessuno ne sapeva nulla, era una cosa che gli era venuta in mente in quel momento.”