Westworld | come è cambiata la serie nel corso di tre stagioni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:47

Era già chiaro dal finale della seconda stagione che nulla poteva essere più come prima in Westworld. I robot sono infatti scappati con l’intenzione di creare una nuova specie che potesse convivere (e in futuro magari anche sostituire) gli umani. Ma nessuno si sarebbe aspettato un cambiamento talmente radicale in sole tre stagioni. Tantissime serie mutano per sopravvivere, ma il caso di Westworld resta sorprendente. 

Adesso che i robot sono scappati da Westworld e vogliono creare una specie loro, la serie creata e sceneggiata da Jonathan Nolan e sua moglie Lisa Joy, cambia radicalmente senso e atmosfere, diventando qualcos’altro rispetto a prima.

Westworld | come è cambiata la serie

Sul doppio fine dei robot si gioca molto della nuova stagione della serie: vogliono convivere con gli umani o desiderano invece soppiantarli?. Se le prime due stagioni avevano fatto conoscere agli spettatori una serie cervellotica sull’origine del pensiero e sul modo in cui le classiche dinamiche dei videogiochi (che regolavano il parco in cui si svolgeva la serie) potevano influire sull’esistenza di robot in grado di progettare e agire come persone, adesso la terza stagione cambia radicalmente e mette da parte persino alcune delle caratteristiche distintive della serie (ad esempio i viaggi nel tempo, da sempre cifra stilistica elle sceneggiature di Nolan). Westworld era quindi una serie che sfidava lo spettatore (come già faceva Lost). Gli chiedeva di capirla mentre faceva di tutto per non essere capita. La narrazione si sposta nel mondo degli uomini (anche se continuiamo a vedere ancora qualcosa ambientata dentro un parco) e Dolores sembra essere perfettamente a suo agio con questa realtà.

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Nel mondo reale

La protagonista si abitua immediatamente agli usi e costumi umani: noleggia le moto, utilizza con efficienza con la domotica e sembra aver capito benissimo le dinamiche aziendali che regolano l’economia. In tutto ciò, però, Dolores ha anche un’agenda precisa: confondersi tra gli uomini e arrivare al figlio di una figura potentissima che desidera ardentemente. Westworld è quindi diventata una serie di lotta e spionaggio, di intrighi e complotti, quando prima era invece una serie di ribellione. Ma soprattutto è diventata una serie ad ambientazione futuristica, che si svolge in una città a 30 anni dai giorni nostri caratterizzata da una edilizia moderna e organizzata da una intelligenza artificiale a cui è delegato il compito di programmare la vita della società. È una unità centrale, quindi, che garantisce il benessere collettivo. Ma una scheggia impazzita vuole sovvertire questo ordine (come avviene in tutte le distopie).

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Ribaltamento di prospettiva

Avviene quindi un cambiamento di prospettiva: se nelle scorse due stagioni abbiamo visto come gli gli umani programmavano le vite dei robot nel parco, adesso scopriamo che invece fuori da questo contesto sono le vite degli uomini ad essere guidate da un’intelligenza artificiale. La serie è cambiata radicalmente, ma è chiaro che è destinata a cambiare ancora. La guerra che adesso è principalmente una guerra di posizione, di piani segreti e sotterfugi, presto dovrà inevitabilmente sfociare e diventare una guerra vera, fatta di scontri a fuoco e morti. Quindi diventare cinema di guerra, cambiano ancora una volta pelle.