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Enrico Letta: “O vinceranno gli egoismi o la solidarietà. Non c’è terza via”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:49
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Enrico Letta, in un’intervista a Repubblica dice la sua sul futuro dell’Europa, sulle ricette necessarie per evitare il collasso del sistema economico e politico. Così, il preside della scuola Affari internazionali dell’università SciencesPo a Parigi, ex premier, propone e lancia un appello: “I 5 stelle non sono una costola della sinistra, bisogna rispettare la loro diversità”.

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Enrico Letta espone le sue idee in un’intervista alla Repubblica, nella quale analizza il futuro dell’Europa, le decisioni necessarie da prendere per garantire un rilancio economico e politico dell’Ue, il Mes (che “va preso subito”), i sei mesi di presidenza di turno della Germania e molto altro. E proprio a proposito di quest’ultimo punto, del semestre a guida tedesca, il preside della scuola Affari internazionali dell’università SciencesPo a Parigi ed ex premier Enrico Letta sottolinea: “Questo semestre è cruciale perché può mettere in sicurezza la nuova Europa nata con il Recovery plan: l’Europa sociale e della solidarietà. Se non ci riuscisse, il grandissimo rischio è l’effetto frustrazione, un’onda di delusione che farebbe vincere il sentimento di marzo, quando la maggioranza degli italiani aveva voltato le spalle a un’Unione europea che sembrava voltarle a noi. I prossimi mesi porteranno alla scelta definitiva: o vinceranno gli egoismi, o prevarrà la solidarietà. Non c’è una terza via”. Insomma, Enrico Letta è caustico e tranchant: o si supera la sfida, o si deve rinunciare a tutto.

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Per riuscirci, molto, moltissimo dipenderà dalla Germania, e dalla sua capacità di scostarsi dall’atteggiamento tenuto dieci anni fa, definito da Letta come “molto negativo”. In quel periodo storico delicato, di fronte a una crisi economica importante, il ruolo della Germania fu soprattutto finanziario, un ruolo che però bloccò “qualunque approccio di tipo sociale”. Ora è necessario un cambio di passo. E la Germania sembra pronta, secondo Letta grazie a tre ragioni fondamentali. La prima riguarda la Corte di Karlsruhe che, con la sua sentenza di incostituzionalità sul quantitave easing, “aveva preso una decisione folle che appiattiva la Germania sulla Polonia e sull’Ungheria”. Poi la seconda ragione, legata alla Brexit: con l’uscita del Regno Unito, la Germania ha perso il suo alleato nelle politiche di austerity. Infine, una presa di coscienza: “I tedeschi hanno capito che neanche per loro funziona un modello in cui hanno successo dentro un’Europa che va male”.

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Enrico Letta
Enrico Letta (GettyImages)

Ma molto spetterà anche all’Italia. Innanzitutto, secondo Letta, l’Italia non deve autoescludersi. Questo, in termini più chiari, si traduce nell’esigenza di aderire al Mes. Su questo l’ex premier non lascia dubbi: l’Italia non può sottovalutare quanto sta per accadere, la crisi più profonda di sempre in cui il Paese si ritrova sovraesposto con una crescita esponenziale del debito.  Per questo, per affrontare “la più grande crisi sociale che abbiamo mai vissuto” l’Italia non può rifiutare 36 miliardi “praticamente a tasso zero“. Anche perché, i benefici sarebbero enormi. “Faccio un esempio di come questi fondi potrebbero essere usati mettendo in circolo salute e lavoro. Penso a 1000 centri di telemedicina che consentano diagnosi esatte e precoci ai cittadini dei tantissimi paesi montani o remoti della nostra penisola. Quanti vivono a più di un’ora dall’ospedale più vicino? Tantissime persone, molte anziane. Sarebbe un piano che risponde alle loro paure e che dà lavoro a centinaia di start up in tutto il Paese. Si può fare solo con un grande finanziamento europeo. E aggiungo: nel resto d’Europa non sarebbe spiegabile un’Italia che non accede al fondo salva-Stati. Farebbe pensare alla sopravvivenza di orpelli ideologici, complottisti, che fanno perdere credibilità al nostro Paese e all’ottimo lavoro fatto da Conte in Europa”.

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E proprio a proposito di Europa, al di là delle politiche economiche, qualcosa nell’Unione sta cambiando. Anche e soprattutto a livello politico. In Francia, ma anche in Germania, i Verdi prendono sempre più spazio, rianimano la sinistra e le danno un nuovo volto. “Governano già in Irlanda, in Austria. Non è un fuoco di paglia”. A questo punto l’Italia, senza nessun parlamentare dei Verdi, come può inserirsi in questo scenario? Secondo Letta non è così difficile, basta ripartire dalla democrazia, salvarla dalla “democratura” illiberale, stile Orban. Per farlo, bisogna dar voce a “un rinnovato progressismo” che “deve tenere la bandiera di questi ragionamenti: partecipazione, cittadini, ambiente, Europa, diritti civili“. Una serie di istanze tipiche della sinistra e che la sinistra deve recuperare senza “chiedere ai 5 stelle di annullarsi dentro a una riedizione di alleanze antiche”. Insomma, secondo Letta la sinistra deve risorgere dall’interno, non appoggiarsi claudicante alla stampella di un Movimento che non le appartiene. I 5 Stelle “non sono una costola della sinistra. Bisogna rispettare la diversità, non chiedere di annullarla”. E soprattutto la sinistra deve concentrarsi sulla vera sfida: “Battere Salvini e Meloni, che rappresentano il 40 per cento degli elettori”, una sfida che “va giocata con creatività”.