Carabinieri di Piacenza, festa in piscina dopo i pestaggi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:45

Erano sicuri, si sentivano inattaccabili. Dalle intercettazioni emergono i dialoghi tra i carabinieri che si sentivano certi nella loro organizzazione fatta di pusher, festini e pestaggi.

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«A noi non arriveranno mai». Ne era certo l’appuntato Giuseppe (Peppe) Montella. Dal suo punto di vista, l’organizzazione era inattaccabile perché tra i ‘suoi’ carabinieri e gli spacciatori vi erano degli intermediari italiani che a loro volta utilizzavano una rete di pusher stranieri. I carabinieri fornivano la droga che sequestravano che veniva poi smerciata.

«Va dagli spacciatori e gli dice: “Guarda, da oggi in poi, se vuoi vendere la roba…vendi questa qua, altrimenti non lavori!». Montella commentava la sua organizzazione, definendola, parole sue: «Quindi è una catena e a noi non arriveranno mai!».

La droga acquistata

I canali da cui arrivava la merce erano diversi. Uno era l’acquisto da alcuni fornitori nei quartieri di Milano sud. In genere si trattava di marijuana ma a volte anche cocaina. Montella ne ha parlato nelle intercettazioni con Daniele Giardino, un intermediario

M: «A me interessa l’erba, l’importante è che ho l’erba, mi interessa averla sempre».

G: «Direi che di fumo (hashish, ndr) ne abbiamo un bel po’»

M: «No fumo, che cazzo te ne frega a noi l’importante è l’erba, io dell’erba non posso fare a meno (…) in settimana così faccio il viaggio, mi faccio un unico perché così se riescono vengono a prendersi sia l’erba che la coca».

G: «Io prendo botte da 45.000 euro di droga alla volta».

M: «E su 40.000 quanto riesci a guadagnare quanto riesci a portare a casa di tuo puliti?».

G: «10 (mila euro, ndr)».

La staffetta del lockdown

Durante il lockdown le difficoltà erano molte. I carabinieri si accordano per accompagnare gli intermediari. In auto c’erano Montella, Giardino e un altro militare.

G: «Così ti tiri su i 500 euro, te li tieni solo per il viaggio».

M: «Quindi, questi qua che dobbiamo fare, li dobbiamo mettere in garage?».

G: «Si, un po’ te li lascio a te, magari se me li tieni te…».

C: «Si, la tengo io la tengo nel mio garage».

La droga dei sequestri

Quando venivano effettuati i sequestri, il gruppo prelevava una quantità della droga da vendere. Montella intercettato mentre ne parla con i suoi complici:

M: «Uagliò, la devi far sparire quanto prima… pesala, … un chilo e mezzo gli ho trovato… il resto era merda… il resto l’ho sequestrata, questa qua buona l’ho tenuta… La mamma l’ha buttata nel campo, ma io sono stato più figlio di puttana di lei. Da uno zaino ho fatto sparire tutto, ho fatto un colpo della madonna. Io l’ho arrestato per un chilo e quattro ed adesso, nello scatolo, ce ne sarà la metà. Lo sai perché? Perché l’erba non è come il fumo che rimane lo stesso peso… l’erba diventa sempre più leggera, quindi, non ti sgameranno mai, non sono mica scemo».

I pestaggi

I carabinieri della Levante per potersi procurare la merce usavano le soffiate di altri spacciatori che suggerivano ai militari chi ne aveva nascosta. A quel punto le vittime venivano portate in caserma e picchiate per farsi dire dove era nascosta la droga. Durante i pestaggi, erano ascoltati dalle microspie della Guardia di Finanza, inoltre i telefoni erano intercettati con i trojan che hanno “rubato” le fotografie contenute nei cellulari dei militari. Sono venuti così a galla i selfie che i carabinieri si sono fatti con le loro vittime e con gli spacciatori “amici”. Alla fine di un pestaggio, Montella dava ordine ai suoi di ripulire.

M: «Ragazzi prendete lo Scottex che abbiamo nella palestra così si pulisce!». E ancora, riferendosi alla vittima: «Sì prendilo e portalo qua … perché si deve almeno pulire». Lo straniero pestato a sangue ha le manette e Montella ordina: «Pure qua …no, qua! Togliamoci le manette».

In un’altra occasione un informatore ha fatto sapere che un egiziano aveva un chilo e mezzo di marijuana. Solito copione: l’uomo è stato picchiato. Ci sono registrazioni delle botte, delle suppliche dello straniero che tra le lacrime implorava: «Basta, basta, basta». Si sentono i carabinieri ridere e poi continuare a menare l’egiziano: «Che ti ridi, pensi che ci stiamo divertendo».

C: «…Ci stai facendo perdere troppo tempo! …non abbiamo più tempo da perdere …menti di nuovo…».

L’egiziano piange.

C: «Guardami …ci stai facendo perdere troppo tempo! … Oggi non torni a casa tua».

C: «…ora noi andiamo a casa tua e…»

E: «…va bene…(piangendo)»

Cappellano: “Ci devi dire dove l’hai messa… non ti permettere neanche (incomprensibile), permetterti più di fotterci …tu sei morto!».

L’estorsione per l’auto

Montella, durante le indagini della procura di Piacenza, si è recato presso un concessionario per cambiare l’auto. Aveva scelto un’Audi A4 usata, ma in buone condizioni che veniva venduta al prezzo di 21mila e 500 euro. Lui però la voleva per 10 mila. Uno dei suoi spacciatori ha così pestato a sangue il titolare dell’autorivendita. L’episodio è stato registrato dalle microspie.

M: «Figa, sono entrato attrezzato (armato), uno si è pisciato addosso, nel senso proprio pisciato addosso»

S: « Si, eh?».

M: «… L’altro mi ha risposto e l’ho fracassato… nel senso …Simone, (un altro spacciatore che era in sua compagnia al momento pestaggio) (mi ha detto, ndr) “basta, basta sennò lo ammazzi!”».

Il carabiniere nell’intercettazione ha parlato del computer del rivenditore che lui ha distrutto.

M: «Figa, tutto glie l’ho sfasciato!” Sai cosa ha fatto? Ha fatto vicino all’altro (ha detto all’altro, ndr), metti le targhe sulla macchina, la targa di prova e portala a Piacenza. E ce la siamo portata».

Lo spacciatore presente all’aggressione, esaltato dall’impresa, ne ha parlato con il fratello: «… No, non hai capito? Hai presente Gomorra? Le scene di Gomorra? Guarda che è stato uguale!… Ed io ci sguazzo con queste cose!…Tu devi vedere gli schiaffoni che gli ha dato».

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Le feste nella villa con piscina

Nel periodo del lockdown la zona di Piacenza è flagellata dal coronavirus. La città è sorvegliata speciale e blindata per tutti. L’appuntato Montella ha una villa con piscina (“pagata 14 mila euro”), ed è sua abitudine organizzare feste molto costose. Proprio in quel periodo se ne svolge una ed una vicina ha segnalato l’evento inopportuno ai carabinieri che non solo si scusano con lui ma gli fanno anche sentire la registrazione della telefonata di denuncia per poter individuare chi ha effettuato la segnalazione.

Carabiniere delle centrale operativa: «La pattuglia te l’ho mandata io perché non sapevo che era casa tua. Allora, ha chiamato una signora, che presumo che sia una vicina di casa, che è anonimo. Quando io le ho chiesto il nome, ho detto: “Ma lei come si chiama?”, fa: “Eh, no, non glielo posso dire perché abita un tuo collega lì». E ancora: «Guarda, se possiamo fare a meno, io non ho scritto niente, non ho detto un cazzo a nessuno».

M: «Grazie, grazie, grazie. Voglio sentire la voce, voglio capire un attimo se è la mia vicina, giusto lo sfizio che mi volevo togliere… riesci a girarmi il numero?».

Carabiniere: «Te la faccio sentire abusivamente non ti preoccupare».

Ma non è tutto perché secondo il racconto di un testimone citato dal Gip nell’ordinanza: «I carabinieri tenevano comportamenti sopra le righe, come organizzare festini a base di stupefacente ai quali partecipavano diverse prostitute tra le quali un transessuale».

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