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Pandemia Italia: il piano anti-Covid c’era ma non è stato utilizzato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:46
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Il piano c’era. Il piano pandemico per il Covid 19. Non era una bugia messa in circolazione dai media. Per la precisione si chiama “Piano sanitario di organizzazione della risposta dell’Italia in caso di eventuale emergenza pandemica da covid-19”. Non lo conosciamo perché decisero di tenerlo segreto.

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Un caso molto concreto. Quando venne approvato il piano, a inizio marzo, l’epidemia già dilagava, non era già più un eventuale emergenza. Ma c’era un piano. Fatto in tre settimane. E se non lo conosciamo è perché decisero di mantenerlo segreto. La pubblicazione dei verbali del Comitato tecnico scientifico consente di ricostruire uno dei passaggi più delicati e finora oscuri della gestione della pandemia: la redazione ed attuazione del cosiddetto piano anti-Covid, lo strumento chiave con il quale avremmo dovuto fronteggiare l’emergenza sanitaria. Un documento la cui esistenza venne rivelata dal direttore generale della programmazione del ministero della Salute Andrea Urbani in una intervista di aprile poi smentita dai membri del ministero. E invece era tutto vero. Ma nessuno ha fatto niente. Il “gruppo di lavoro ristretto” che dovrà redigere il piano viene costituito il 12 febbraio: è il giorno in cui al Cts hanno ascoltato la presentazione dello studio di Stefano Merler, ricercatore della fondazione Kessler, che mostrava come la pandemia avrebbe provocato un milione di contagi e 35 mila morti.


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Un piano ottimistico rispetto a ciò che è successo dopo

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 Era tutto scritto. Il verbale quel giorno si chiude dando 7 giorni di tempo per presentare una prima bozza di “Piano”. Del gruppo ristretto, come aveva rivelato Urbani, fanno parte il ministero della Salute, l’Ospedale Spallanzani e l’Istituto superiore di sanità. Quella bozza era molto positiva rispetto a come sono andate le cose. È il giorno che precede il cosiddetto “paziente 1”, e la stima è che ci vorranno oltre 200 giorni per arrivare al contagiato mille. Ci vollero poi 15 giorni. Insomma pensavamo di avere molto più tempo per preparare il sistema sanitario alla pandemia e invece ci siamo ritrovati con gli ospedali pieni e tata gente lasciata a morire.  Il 24 febbraio, nel verbale del Cts, a proposito del piano, si legge: “Il documento dev’essere completato, mancano dei dati; ma gli esperti concordano su una raccomandazione considerata fondamentale: la massima cautela nella diffusione del documento onde evitare che i numeri arrivino alla stampa”. Il 2 marzo il Cts rivede il piano e attua subito la fase finale. Si legge nel verbale: “Sarà sottoscritto da tutti coloro che hanno contribuito al lavoro” successivamente  sarà «validato dal Cts» e presentato dal capo della Protezione civile Borrelli al ministro Speranza con la raccomandazione di mantenerne il contenuto segreto.

Il 4 marzo il Cts affronta la spinosa questione del Piano:” Resta inteso che il documento dovrà essere considerato secretato”. Il 9 marzo, a lockdown appena iniziato, il piano risulta «approvato».
Durante il lockdown non se ne parla più fino al 27 aprile. Il dibattito si riapre solo con l’ìntervista di Urbani, molti si chiedono cosa sia questo Piano. Se lo chiede il Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza che ha convocato Speranza per chiarimenti. E Speranza domanda al Cts. “Sono classificati i verbali del Cts e del Piano nazionale sanitario in risposta a una eventuale emergenza pandemica da covid-19?”. La risposta:” Tutti i verbali ve li abbiamo trasmessi subito, quelli fino al 4 marzo sono «redatti come carteggio ordinario, gli altri sono non classificati controllati”. Chissà se il piano uscirà mai pubblicamente.