Omicidio Vannini, “il processo è finito, l’esito è diverso”

L’avvocato della famiglia Vannini, Celestino Gnazi (e la madre di Marco, Marina), parla del processo che più di tutti sta segnando la capitale in questi giorni.

Omicidio Vannini, "il processo è finito, l'esito è diverso"
Omicidio Vannini, “il processo è finito, l’esito è diverso” – meteoweek

Stamattina, 16 settembre, si è tornati in aula per un nuovo step nel processo a carico della famiglia Ciontoli che la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 avrebbe cagionato la morte di Marco, 20enne di Cerveteri. A processo sul banco degli imputati Antonio Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo, i figli Martina e Federico. In aula presente solo il capofamiglia, dopo che la settimana scorsa, il 9 settembre, aveva deposto, Viola Giorgini, ex imputata ora assolta. Il gruppo di Ladispoli dovrà rendere conto di quei 110 minuti che hanno portato alla morte Marco Vannini, senza che i soccorsi potessero intervenire tempestivamente. I genitori, Marina Conte e Valerio Vannini, si sono sempre opposti alla versione offerta dalla difesa spiegando come fosse “tecnicamente impossibile“. In aula non verranno sentiti altri testimoni, sebbene ci saranno ancora due udienze, una il 23 settembre, l’altra il 30. Oggi di fronte al tribunale di Piazzale Clodio abbiamo intercettato l’avvocato della famiglia Vannini, Celestino Gnazi e la madre Marina Conte e ci siamo fatti raccontare cosa sta succedendo e cosa si aspettano dalla sentenza.

Processo Vannini, notizie dall'aula - meteoweek

Omicidio Vannini: parlano Celestino Gnazi e Marina Conte

Nonostante ci siano ancora due udienze (23 settembre e 30 settembre), secondo l’avvocato Celestino Gnazi “il processo sarebbe ormai finito” (qui il video dell’intervista completa). Ciò dipenderebbe dal fatto che non sono attese nuove prove né nuovi testimoni ma solo dibattimenti. Antonio Ciontoli, presente in aula con le stampelle, non dovrebbe salire sul banco dei testimoni. Viola Giorgini nella scorsa udienza è stata ripresa dal Presidente e anche oggi la requisitoria del pm è stata durissima: ” Marco ha resistito solo perché aveva 20 anni ed è sopravvissuto per tre ore. Sangue e urla dappertutto, schizzi sugli abiti di Ciontoli e su Martina oltre che sugli stracci. Izzo che parla alla stazione di Ladispoli è assurdo, Martina lo sapeva della ciste perché l’aveva vista. In 20 pagine si può credere ai Ciontoli e non al maresciallo Izzo? Persino la Bianchi non si capacitava sull’ambulanza circa le condizioni di Marco. Chiedo i 14 anni per Antonio Ciontoli. Per gli altri, la Cassazione è stata categorica: al ritardo dei soccorsi e la conseguente adesione degli altri al progetto criminale avendone piena cognizione poteva portare alla morte di Marco. Pertanto chiedo di non escludere l’applicazione dell’articolo 116 del ccp. Omicidio volontario per Antonio Ciontoli e 14 anni gli altri in concorso 9 anni e 4 mesi al massimo dello sconto e pene accessorie per tutti.” La sentenza è attesa per fine mese: l’Italia è in attesa di giustizia.