Evade dal tribunale con le manette ai polsi: la rocambolesca fuga di Abidi Aymen

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:11

È riuscito a liberarsi e fuggire il tunisino Abidi Aymen, accusato di tentato omicidio per fatti commessi in Germania. Matteo Salvini è intervenuto a riguardo: “Solidarietà agli uomini e alle donne in divisa che da troppo tempo chiedono al governo di poter utilizzare la pistola ad impulsi elettrici”.

Fugge dal tribunale di Firenze con le manette ai polsi

Abidi Aymen doveva rispondere dell’accusa di tentato omicidio per fatti commessi in Germania ma è riuscito a fuggire dal tribunale di Firenze. Il fatto è accaduto nella tarda mattinata di giovedì 17 settembre, al palazzo di Giustizia di Novoli. Il tunisino, arrestato dalla squadra mobile lo scorso luglio, sarebbe riuscito a liberarsi assestando un destro ad un agente della polizia penitenziaria che lo stava scortando al parcheggio dietro all’edificio di viale Guidoni. Da lì poi è avvenuta la fuga, con le manette ancora ai polsi e diversi agenti ad inseguirlo.

tunisino fugge dal tirbunale di firenze con le manette ai polsi
Palazzo di Giustizia di Novoli, Firenze

Abidi Aymen

Aymen ha 25 anni e il 9 aprile scorso a Lipsia cercò di uccidere un quarantenne serbo con una raffica di colpi di pistola sparati a bruciapelo, per poi fuggire prima dell’arrivo della polizia. Il 23 luglio, l’uomo fu localizzato a bordo di una bici dagli agenti della questura di Firenze, che dopo un lungo inseguimento lo immobilizzarono, in esecuzione di un mandato di arresto europeo. Secondo quanto ricostruito dai poliziotti, il tunisino era arrivato a Firenze con un treno dall’Austria, dopo essere riuscito a sfuggire ai controlli. Nei giorni successivi le autorità tedesche avevano segnalato la sua presenza in città. Fino alla fuga di ieri mattina.


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Matteo Salvini: serve il taser

Il segretario della Lega Matteo Salvini è intervenuto sulla vicenda per esprimere solidarietà all’agente ferito (“ha il naso rotto”) e per ribadire che “serve il taser”, la pistola a impulsi elettrici: “Solidarietà agli uomini e alle donne in divisa che da troppo tempo chiedono al governo di poter utilizzare la pistola ad impulsi elettrici”.