Autostrade, rispunta la minaccia di revoca. Meloni: “Governo di chiacchieroni”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:33

Anche la leader di Fdi Giorgia Meloni interviene sulla possibile revoca della concessione Aspi annunciata dal governo. Su Twitter posta: “Ma a chiacchiere non avevano già revocato la concessione un anno fa?”.

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(Da Getty Images)

Giorgia Meloni, leader di Fdi, torna ad attaccare il governo per quanto riguarda la trattativa con Autostrade per l’Italia legata al crollo del Ponte Morandi di Genova. In un post su Twitter commenta il recente ultimatum lanciato dal governo: “Ennesimo ultimatum del governo dei chiacchieroni ad Autostrade dei Benetton: ‘se ASPI non accetta l’accordo revochiamo’. Ma a chiacchiere non avevano già revocato la concessione un anno fa? Intanto i Benetton continuano ad arricchirsi e ringraziano per l’inerzia e l’incompetenza del Governo”. Un giudizio ribadito anche il 27 novembre, quando Meloni scrisse su Facebook: “E anche oggi il Governo revoca domani le concessioni autostradali ai Benetton. Il Ponte Morandi è crollato il 14 agosto 2018. Con molta calma, il 15 luglio 2020 Conte ha annunciato che il Governo aveva risolto la questione. Fratelli d’Italia aveva detto che era pura propaganda perché non c’era nulla di scritto. Purtroppo avevamo ragione anche questa volta. Siamo al 27 settembre 2020 e non è stato fatto nulla. Ora Conte annuncia un nuovo ultimatum ai Benetton, altrimenti procede con la revoca delle concessioni. Siamo tornati al punto di partenza di più di due anni fa. Mi chiedo se sia solo incompetenza”.

L’ultimatum del governo

Prosegue la trattativa tra il governo e Atlantia per l’acquisizione dell’88% di Aspi. Ora il governo ha lanciato l’ultimatum: se entro fine mese Atlantia non accetterà l’offerta per l’acquisizione di Aspi (avanzata da Cpd Equity, Blackstone e Macquarie), il governo predisporrà la revoca della concessione. La situazione si sarebbe aggravata ulteriormente a seguito dello scandalo delle intercettazioni e della notizia dell’arresto di Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (ASPI), e di altri due dirigenti, Michele Donferri Mitelli e Paolo Berti. Nella nota della Guardia di Finanza si legge: gli arrestati erano a conoscenza “di difetti progettuali e di sottostima dell’azione del vento, nonché dell’utilizzo di alcuni materiali per l’ancoraggio a terra non conformi alle certificazioni europee e scarsamente performanti” e non avevano voluto “procedere a lavori di sostituzione e messa in sicurezza adeguati”.

A questo punto il tono del viceministro delle infrastrutture Giancarlo Cancellieri (M5s) si è fatto più perentorio: “O si chiude entro quest’anno questa vicenda o si procede con la revoca. Entro quest’anno si deve prendere una decisione. L’atto di revoca è ancora sul tavolo del presidente del Consiglio, non si è mai estinto e rimane lì dormiente”. Su Radio24 il vicepresidente ha aggiunto: “Non vogliamo procedere a una statalizzazione. e se non saranno rispettati gli accordi di luglio si procederà con la revoca e la messa a bando della concessione. Lo Stato farà un bando di gara europeo per garantire manutenzione sicurezza e il giusto guadagno a chi vuole investire”. Ad aggravare i toni, come già sottolineato, le intercettazioni e le ultime evoluzioni giudiziarie: “Queste persone si sono intascate per intero il malloppo dei pedaggi e non hanno messo neanche un euro per le manutenzioni. C’è qualcuno che sta pensando di fare con i beni in concessione dallo Stato quello che vuole, la prova definitiva che queste persone hanno agito secondo schemi che non hanno nulla a che fare col buonsenso”, commenta Cancellieri.


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A ribadire il concetto anche il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Roberto Traversi, che afferma: “L’ipotesi al vaglio della procura rappresenta solo l’ultima conferma del fatto che Aspi in questi anni ha lucrato miliardi chiudendo un occhio, quando non entrambi, sulla tutela della sicurezza degli automobilisti liguri. Per questo, è necessario che la vicenda Autostrade per l’Italia e la trattativa con Cassa Depositi e Prestiti per l’uscita del gruppo Atlantia si risolva quanto prima, per dare una nuova governance ed un nuovo indirizzo a una azienda concessionaria che, pur nel rispetto delle regole del mercato, deve garantire la tutela di interessi pubblici”.


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In un ultimo appunto, Traversi sembra d’accordo con Meloni sulla lentezza delle trattative: “È intollerabile che le trattative per la cessione di Aspi siano bloccate da mesi quando già a luglio l’indicazione del governo era chiarissima ora si proceda nell’ottica di quell’accordo siglato dal premier Giuseppe Conte o si torni a parlare di revoca della concessione. Abbiamo atteso troppo”.