Dpcm, verso un Natale con ristoranti chiusi e coprifuoco alle 22 anche a Capodanno

Continua il confronto all’interno del governo sul nuovo Dpcm che andrà a regolare anche le festività natalizie. Al momento la linea che prende piede sembra quella più rigorista: ristoranti chiusi a Natale e Santo Stefano, coprifuoco alle 22 anche a Capodanno e regioni blindate.

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MeteoWeek.com (da Getty Images)

Il governo continua nel suo confronto per individuare le misure di contenimento da inserire nel nuovo Dpcm, quello che andrà a regolare anche le festività natalizie. Al momento la partita sembra ancora aperta, anche se non del tutto: restano da sciogliere alcuni nodi su cui le opinioni continuano a divergere, ma la linea adottata sembra nettamente quella rigorista. Per sciogliere gli ultimi nodi sarà effettuato un nuovo passaggio con il Cts e con le regioni, oltre che nel governo, stando a quanto riportato dall’Ansa. Intanto, però, il vertice tra il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione di maggioranza è giunto al termine, e il progetto a prevalere sembra proprio quello di chi vorrebbe blindare il Natale per evitare una terza ondata. Come si traduce tutto questo?

Un Natale blindato?

Innanzitutto in limitazioni agli spostamenti tra regioni, consentiti solo per i residenti. Ma su questo punto l’interlocuzione è ancora in corso. Proseguono, inoltre, le chiusure di bar e ristoranti alle 18:00. Il blocco dovrebbe diventare totale a Natale e Santo Stefano. Prevista, invece, una leggera concessione ai negozi, ai quali sarebbero concessi orari prolungati in modo da evitare assembramenti. Per il coprifuoco, si seguirebbe la linea rigida, l’orario resterebbe quello delle 22, anche nelle vigilie di Natale e Capodanno. Stando a quanto riportato dall’Ansa, il premier Conte non sarebbe del tutto convinto dell’opportunità di una restrizione così rigida, dubbi alimentati soprattutto dal fronte di Italia Viva. Eppure, per ora l’ipotesi più accreditata prevede una riconferma del coprifuoco alle 22:00. Effettivamente, questa linea era già stata anticipata dal ministro agli Affari regionali Francesco Boccia, che aveva ribadito l’esigenza di svolgere ogni tipo di attività entro le 22, messa compresa.


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I nodi irrisolti

Tra le questioni irrisolte ci sarebbe, invece, una possibile quarantena di 15 giorni per chi ha trascorso le vacanze all’estero. L’idea è di scoraggiare spostamenti al di fuori dell’Italia, in modo da evitare i cosiddetti contagi di ritorno. Destino incerto anche per gli spostamenti, nei confronti dei quali si stanno confrontando due posizioni: una è convinta dell’esigenza di evitare ogni spostamento anche tra regioni gialle fino a una determinata data ancora da definire; l’altra posizione invece crede nell’esigenza di consentire gli spostamenti verso domicili diversi dalla residenza e per i ricongiungimenti familiari. Tra gli altri nodi da sciogliere, la scuola: su questo ancora tutto tace. A fronteggiarsi, due schieramenti: da un lato chi vorrebbe un rientro in classe anche per le superiori a gennaio, dall’altro le costanti pressioni da parte del Movimento 5 stelle e di Italia Viva per un rientro già a dicembre. Ovviamente in quest’ultimo fronte è forte la richiesta della ministra dell’Istruzione Azzolina, una richiesta che però non sembrerà prevalere. In compenso, la ministra sembra strappare la promessa di una riapertura delle scuole a gennaio in maniera definitiva fino alla fine dell’anno. A pesare sulla decisione di tenere chiuse le aule, anche la richiesta dei governatori di regione durante un incontro con il ministro della Salute Roberto Speranza, che avrebbero spinto per una riapertura a gennaio.

Le linee guida future

Per quanto riguarda invece la divisione in zone, il Dpcm in vigore dal 4 dicembre dovrebbe confermare la divisione dell’Italia nelle tre zone di colore. Tuttavia, sull’orizzonte si schiarisce un po’ la prospettiva futura: se la curva dei contagi dovesse continuare nella sua discesa, senza contraccolpi, a metà dicembre tutto lo stivale dovrebbe esser giallo. Anche per questo il progetto del governo sarebbe – al momento – di focalizzare la sua attenzione sulle nuove norme da inserire nelle zone gialle. Per tutte le altre, resteranno in vigore le restrizioni previste dalle zone arancioni e rosse. Le decisioni saranno prese – ovviamente – in virtù delle linee guida fornite dal Cts, che su questo lascia poco spazio di manovra: “C’è bisogno che l’attenzione sia massima e che le raccomandazioni rimangano le stesse perché a prevalere ora sia la consapevolezza della precarietà della situazione”. Per gli esperti, sarà necessario aspettare le due settimane successive all’epidemia, prima di cambiare passo nei confronti della gestione dell’emergenza Covid. Il nuovo picco sarebbe infatti atteso per il 20 gennaio: a quel punto si cercherà di comprendere quali mosse adottare.


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Mes e Recovery Fund

Durante l’incontro a Palazzo Chigi, sono stati toccati anche i temi Recovery Fund e Mes. Su questo, la maggioranza si trova ancora in fibrillazione. Il M5s continua a chiedere di evitare in ogni modo l’adesione al Mes, mentre il Pd continua a chiedere una valutazione di merito degli strumenti. La concessione fatta dal Pd, in questo senso, potrebbe esser quella di separare la discussione sul Mes da quella sul Recovery Fund. Su questo punto lunedì il ministro Gualtieri riferirà alle Camere. Intanto prosegue il colloquio tra le diverse posizioni in un incontro che avrà luogo nelle prossime ore.