Sondaggio, in caso di voto centrodestra in testa: scenari e numeri

Prosegue il clima di instabilità, proseguono ultimatum e attacchi tra le forze di maggioranza, e continuano le ipotesi sugli scenari futuri. Intanto uno studio Ipsos cerca di fotografare la situazione politica attuale, creando una simulazione del nuovo Parlamento attraverso dati provenienti da 33.300 interviste effettuate tra il 10 settembre e il 16 dicembre 2020. Stando allo studio – riportato dal Corriere – se si tornasse al voto la coalizione di centrodestra sarebbe in testa, ma Pd e M5s si gioverebbero di un’eventuale alleanza.

sondaggi voto - meteoweek.com
MeteoWeek.com (da Getty Images)

Mentre si cerca di capire come uscire dall’impasse stagnante nella quale è caduto il governo, mentre le principali forze di maggioranza si lanciano bluff, ultimatum e avvertimenti, mentre tutti gli sforzi dovrebbero esser concentrati sul coordinamento per la campagna vaccinale e il Recovery, si fanno ipotesi su scenari futuri. Le possibili vie di uscita alla crisi, è stato più volte evidenziato, prevedono sostanzialmente tre scenari: un Conte ter, sostenuto da una squadra di governo rinnovata, e magari da due vicepremier e un nuovo ruolo di preminenza riservato a Renzi; un governo tecnico, magari affidato a una figura come Mario Draghi (qualora dovesse accettare); le elezioni anticipate. A premere per le urne è soprattutto il centrodestra, e più in particolare Fratelli d’Italia, che nella giornata di ieri – 30 dicembre – ha lanciato una vera e propria proposta in questa direzione: la mozione di sfiducia. “Non credo alla buona fede di Renzi e alla reale volontà di aprire una crisi di governo ma sarei contenta di sbagliarmi. Propongo a chi realmente voglia, come noi, mandare a casa definitivamente il governo Conte, e comunque a tutto il centrodestra, di presentare una mozione di sfiducia al presidente del consiglio e all’intero governo”, avrebbe affermato la leader Fdi Giorgia Meloni. Una proposta che è stata accolta con freddezza dagli alleati di opposizione, e che probabilmente è stata alimentata da una consapevolezza: i sondaggi sorridono al centrodestra, e Meloni vuole approfittarne.

Leggi anche: Le scelte di Mattarella sulla crisi di governo: ipotesi, scenari e date

La simulazione del Parlamento

Insomma, pur restando l’ipotesi più improbabile, è comunque giunto il momento di fare i conti in caso di eventuali elezioni anticipate. Ci pensa Ipsos, che crea una simulazione del Parlamento che potrebbe nascere oggi da una nuova tornata elettorale, prendendo in considerazione l’attuale legge elettorale Rosatellum, il taglio dei parlamentari e le dichiarazioni di voto di fine 2020. La simulazione – riportata da Nando Pagnoncelli sul Corriere – si è avvalsa dei dati estrapolati da 33.300 interviste realizzate dall’Istituto tra il 10 settembre e il 16 dicembre. Queste interviste sono state allineate alle tendenze di voto più recenti. A questi criteri se ne aggiungono altri per la conformazione dei collegi maggioritari (147 alla Camera e 74 al Senato), effettuata accorpando i collegi limitrofi. Per rendere più realistica la simulazione, sono stati previsti due scenari. Il primo scenario prevede uno schieramento a tre: le forze di centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e liste minori del centrodestra), le forze di centrosinistra (Pd, Si/Leu, Iv, Azione e liste minori del centrosinistra) e il Movimento 5 stelle. Il secondo scenario invece prevede uno schieramento a due: da un lato il centrodestra, dall’altro una coalizione delle quattro forze che sostengono il Conte 2. Il risultato è chiaro: in entrambi gli scenari, il centrodestra otterrebbe la maggioranza. Ma con numeri diversi. Nel primo scenario il centrodestra otterrebbe 222 seggi alla Camera (di cui 106 della Lega), mentre il centrosinistra otterrebbe 123 seggi e il M5s 51. Al Senato il centrodestra otterrebbe 115 seggi, il centrosinistra 58 e i 5 stelle 23. Nel secondo scenario, il centrodestra vincerebbe comunque, ma con numeri minori: 212 seggi alla Camera e 109 al Senato.

Leggi anche: Conte: “Senza fiducia di un partito porto la crisi in Parlamento”. Ma è vero?

E’ tutto da vedere, ma il trend sembra confermato

Tuttavia, è necessario tener presente che si tratta di una simulazione. Molte le variabili che potrebbero delineare scenari differenti. Tra queste, i rapporti di forza tra le coalizioni nei collegi uninominali, sempre soggetti a mutazioni di sorta. A determinare la variabilità della situazione, anche i futuri orientamenti di voto, le mutazioni legate alle possibili alleanze future, i programmi presentati dai partiti in campagna elettorale e, cosa non da poco – verrebbe da aggiungere – le modalità con cui si concluderà l’attuale legislazione. Tutto questo senza prendere in considerazione il futuro dell’emergenza sanitaria, della crisi economica, della campagna vaccinale, della gestione del Recovery plan. In sostanza, la fotografia attuale dice questo, il futuro non si sa. Intanto una cosa è certa: il centrodestra si ritroverebbe in vantaggio. Lo conferma l’indagine Euromedia Research diramata il 21 dicembre: Italia viva sarebbe sceso sotto la soglia di sbarramento (il 3%, stando all’attuale Rosatellum), raggiungendo un 2,5%; il Partito democratico ne avrebbe assorbito i voti, ottenendo un 20,5%; il Movimento 5 stelle si attesterebbe ormai a un 14,5%; la Lega resterebbe in vetta con un 23,8% che, unito al 15% di Fratelli d’Italia e a un 7% di Fi, porterebbe il centrodestra in vantaggio. Se si sommano a questi dati le percentuali dei partiti più piccoli, il gioco è fatto: nelle intenzioni di voto degli elettori, l’attuale compagine di governo gode di un 40,5%, mentre l’opposizione di centrodestra raggiunge un 46,8%.