Renzi e Conte, i colpi e contraccolpi dietro le quinte: un rapporto difficile

Sono tante le ipotesi sui retroscena interni alla maggioranza, tante le parole dette e tanti i momenti di tensione e distensione. Secondo il Corriere, l’inimicizia tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte sarebbe iniziata ai tempi del Def 2019, per poi deragliare in uno scontro aperto prima di Natale. Da un lato un leader di Italia viva che reputa l’attuale presidente del Consiglio un incapace, dall’altro il premier che accusa Matteo Renzi di pensare ai propri interessi.

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Mentre si attende di capire il volto che assumeranno le tensioni interne alla maggioranza nelle prossime ore, si moltiplicano le ipotesi sugli scenari futuri, ma si moltiplicano anche le teorie sulla reale radice dello scontro tra i due leader Matteo Renzi e Giuseppe Conte. L’ipotesi avanzata oggi dal Corriere – che riporta anche lo scambio di messaggi tra i due e le indiscrezioni di Palazzo – è che l’inimicizia sia iniziata ai tempi del Def 2019, per poi deragliare completamente sotto Natale. Dalle indiscrezioni riportare dal giornale, la posizione di Renzi sarebbe chiara e irrevocabile: “Il professore per me è un incapace. Sarà anche simpatico, una brava persona, tutto quello che volete. Ma è inadeguato al ruolo che ricopre. E per me deve andare a casa, lui e pure Casalino. Adesso, per favore, dovresti andargli a dire che te l’ho detto“. Sarebbero queste le parole pronunciate dal leader di Italia viva alla vigilia di Natale, quando Renzi avrebbe chiesto a due ministri dell’esecutivo di riferire le parole al premier.

Cosa vuole Renzi

Una posizione che era già stata avanzata commentando i colpi e contraccolpi politici di questi giorni. Una posizione che, a ben vedere, è stata più volte ribadita (seppur indirettamente) da Matteo Renzi, attraverso numerose dichiarazioni in cui si attaccavano le proposte del presidente del Consiglio brandendo le parole di Mario Draghi. Come a dire: non sei idoneo, ti spiego perché, e ti dico anche chi a mio parere sarebbe idoneo. Ed è – a voler strizzare ancor più gli occhi – una posizione ribadita anche in passato, dai tempi della creazione della maggioranza Pd-M5s: Renzi aveva ribadito nei mesi scorsi che il suo scopo è mettere all’angolo i populisti, di destra e non, tacciati di incompetenza. Per questo le rassicurazioni su intelligence, governance e Recovery non possono bastare, per questo il leader di Italia viva alza di volta in volta l’asticella. Lo scopo strategico e personale – non dichiarato – sarebbe invece riacquisire centralità nel dibattito politico, all’interno di un nuovo esecutivo nato sotto la sua egida (proprio come quello dell’agosto 2019). Bisogna capire come queste pretese evolveranno all’interno dello scenario politico attuale, che invece è fatto di umori e posizioni diverse, vittime di un ricatto politico dai toni accentratori.

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Cosa ne pensa Conte

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Ed è proprio questo il difetto che invece Conte rimprovererebbe a Renzi: una politica personalistica, rivolta esclusivamente ai propri interessi. Ma nelle apparenze il premier Conte incassa, fa buon viso a cattivo gioco e – stando al Corriere – alla vigilia di Natale cerca di instaurare un rapporto conciliatorio con Renzi. “Ti avevo chiamato per farti gli auguri, Matteo. Sia a te che alla tua famiglia. Buone festività” scrive Conte a Renzi a Natale; “Un augurio anche a te e ai tuoi. A presto”, risponde Renzi. La storia si sarebbe ripetuta in ogni festività, fino all’Epifania: “Matteo ti chiamerà Gualtieri per aggiornarti sulla revisione del Recovery plan. Mi sembra che tenga conto di molti vostri suggerimenti”, scrive Conte. “Aspettiamo voi allora. Buona Epifania a te“, risponde Renzi. Eppure, dietro le quinte – riporta il Corriere – Conte avrebbe più volte definito Renzi come “uno che pensa solamente agli affari suoi“. Il premier avrebbe riferito ai suoi ministri: Renzi è convinto “che se riesce a far fuori me, poi, miracolosamente torna a essere popolare tra gli italiani. Quando invece lo sappiamo tutti che, fuori da questo Parlamento, è finito“. Un’inimicizia a lungo sopita e ora scoppiata, che sarebbe iniziata ai tempi del Def 2019. A quel tempo Renzi avrebbe rimproverato: “Ci hanno messo solo gli spiccioli per il cuneo fiscale“. Conte avrebbe risposto di non fare il “fenomeno“.

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Cosa ci resta di tutto questo

Ci resta, al netto di indiscrezioni e pettegolezzi, l’immagine di una politica stanca, machiavellica, fatta di serpeggianti discordie e strategie politiche, l’immagine di una politica che non riesce a governare neanche le proprie maggioranze, figuriamoci il Paese. E al di là della delusione, allargando il discorso, ci resta l’immagine di una politica ormai spaccata in due: Forza Italia non riesce evidentemente a dialogare con i toni ben più perentori di Fratelli d’Italia e Lega; dall’altro lato Pd e Iv segnano spesso il loro distacco con le posizioni del Movimento 5 stelle, nonostante i tentativi di conciliazione. Insomma, ci resta l’immagine di una politica in cui sinistra e destra mischiano le carte, per riallinearsi nei due fronti: populisti e anti-populisti. Di contenuti, molto pochi.