Conte insiste sulla legge elettorale proporzionale: perché?

Dopo la maggioranza assoluta incassata alla Camera nella giornata di ieri, si attende la votazione di fiducia di oggi al Senato. Intanto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – durante il suo intervento in Aula – avrebbe ribadito l’intenzione di dar vita a una legge elettorale proporzionale in grado di regolamentare le prossime elezioni. Come mai tanta insistenza sul proporzionale? Una rassicurazione per il Pd e una mano tesa a Forza Italia?

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A quanto pare le trattative su un eventuale allargamento (o consolidamento) della maggioranza proseguono anche in Aula. Mentre si attende la votazione di fiducia di oggi in Senato, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte torna a snocciolare intenzioni e programmi che questo esecutivo ha intenzione di portare a termine. Tra questi spunta (per la seconda volta dopo l’intervento di ieri alla Camera) la legge elettorale proporzionale. “Il governo si impegnerà a promuovere un impianto di riforma elettorale di impronta proporzionale, ovviamente quanto più condivisa, che possa coniugare l’esigenza di rappresentanza con quella pur ineludibile di garantire governabilità. Alla modifica del sistema elettorale potranno essere affiancante alcune innovazioni istituzionali, alla luce della riduzione dei parlamentari: occorrono dei correttivi per la razionalizzazione dei lavori, in particolar modo sul ricorso alla decretazione d’urgenza”, aveva affermato ieri alla Camera. Oggi Conte ribadisce, scansando le letture sui retroscena avanzate ieri da commentatori: “Leggo delle interpretazioni, diciamo così, maliziose. Negli anni passati abbiamo subito una frantumazione della rappresentanza. Sono emersi nuovi processi, anche in maniera dirompente, non possiamo fare una legge che costringa forze così diverse. Questo artificio contribuirebbe all’instabilità politica, non stabilirebbe il quadro“. Insomma, è l’Italia ad aver bisogno di una legge proporzionale, non la fragilità della maggioranza, dice Giuseppe Conte.

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Come mai la legge proporzionale?

L’idea emersa osservando le ultime evoluzioni è che la partita per un allargamento della maggioranza potrebbe continuare al di là della giornata di oggi. Molti parlamentari avrebbero dunque iniziato un’interlocuzione con il premier Conte, ma al momento avrebbero deciso di tirarsi fuori dal sì di fiducia: l’intenzione sarebbe di osservare cosa accadrà con il nuovo patto di legislatura, con la creazione o meno di un Conte ter. Insomma, l’idea è di passare sul fronte della maggioranza quando sarà possibile avanzare rivendicazioni. Quando il piatto verrà spartito. E su questo piatto c’è anche la legge elettorale proporzionale, che andrebbe a favorire notevolmente i partiti più piccoli e – fa notare il Foglio – le compagini centriste: sempre presenti, non numericamente schiaccianti ma, in questo caso, più rilevanti. La legge potrebbe accontentare Iv, Udc, Azione. Ma legge elettorale proporzionale accontenterebbe anche il Pd (che la chiede da tempo) e accontenterebbe Forza Italia, che in questo modo riuscirebbe a staccarsi più facilmente dall’influenza di Fdi e Lega. La legge potrebbe far felice anche il Centro Democratico di Bruno Tabacci che, accogliendo ex M5s, ha garantito alla maggioranza per 11 voti alla Camera. Tabacci avrebbe già chiesto a Conte di “farsi parte attiva in questo processo politico“, dando vita a un soggetto politico autonomo e centrista. Una legge elettorale proporzionale potrebbe avere dei suoi vantaggi anche in quest’ottica. Anche perché nel frattempo si moltiplicano le voci su una soglia di sbarramento del 3% o 4% da inserire nella nuova legge elettorale.

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Tra promesse e rischi

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In sostanza, la promessa di una legge elettorale proporzionale diventa il collante con cui Conte cerca di tenersi stretto il Pd e – contemporaneamente – attirare forze moderate di dimensioni inferiori che potrebbero trarre giovamento da una legge elettorale di questo tipo. All’inizio del governo giallorosso, nel settembre 2019, Giuseppe Conte fece la promessa al Pd: il Pd avrebbe votato il taglio dei parlamentari, ma il M5s avrebbe concesso la legge proporzionale. Passano i mesi e la promessa viene rinnovata, di fronte a un Pd che vuole crederci ancora, a un presidente del Consiglio che vuole cogliere l’occasione per tirare acqua al suo mulino, e di fronte a un M5s che sta a guardare. Eppure verrebbe da chiedersi con quale maggioranza il premier intenda fare tutto questo: se è vero che la legge elettorale può fungere da magnete per attirare altre forze politiche, è anche vero che per arrivare a termine, a un risultato concreto, ha bisogno di una linea comune condivisa e di una maggioranza solida. Cosa che non accadrà. Il governo Conte II – se dovesse andare avanti ignorando il consenso risicato in Parlamento – potrebbe ritrovarsi nelle Commissioni in una situazione stagnante. In prima commissione era Italia viva a tenere ferma la legge elettorale. Con un cambio di equilibrio, ora, i giallorossi rischiano di perdere la maggioranza. Stesso stallo nella Commissione giustizia, dove è in stand by il progetto di riforma penale inserito nel Recovery.

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Due problemi principali dietro le promesse di Conte

Insomma, la promessa di un proporzionale può funzionare per attirare le forze politiche necessarie per tirare a campare. Ma il vero problema si potrebbe creare nella creazione della legge, nei processi legislativi ordinari. Le Commissioni hanno bisogno di una maggioranza più estesa per funzionare, e questa non sarà possibile ammenoché Forza Italia tutta non decida di attuare uno strappo eclatante con le altre forze del centrodestra. In politica tutto è possibile, ma gli impegni in una materia tanto importante non possono esser presi sulla base di un fattore di rischio così alto. Secondo problema, questa volta di carattere prettamente politico: l’Europa chiede stabilità, e noi offriamo al momento un governo a maggioranza risicata che propone un proporzionale in grado di dare spazio ai partiti più piccoli. Proponiamo una riforma che potrebbe incrementare quel potere di veto di quegli stessi partiti al 3% che – ad esempio – questa volta hanno scatenato la crisi (leggasi Italia viva). Vogliamo proporre una ricetta in cui malattia e cura coincidono. Perché continuiamo a parlare di stabilità da assicurare, allora?