Conte si è dimesso sperando in un Conte ter. Ma non è detto che ci sarà

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella giornata di oggi darà il via al giro di consultazioni con tutti i gruppi parlamentari per individuare una soluzione alla crisi di governo. Tra le soluzioni per superare la crisi, c’è sicuramente il Conte ter. Sul nome di Conte è arrivata la blindatura sia da M5s che da Pd. Ma i numeri al momento sembrano scarseggiare, e nei corridoi della politica iniziano già a circolare altri nomi.

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MeteoWeek.com (da Getty Images)

E’ una partita molto difficile, quella che dovrà giocare Giuseppe Conte, ex premier e – chissà – nuovo premier. Perché era effettivamente questo il piano dietro la rassegna delle dimissioni, ma erano proprio queste anche le preoccupazioni dietro un ritardo di questo tipo nella formalizzazione della crisi: Conte avrebbe rassegnato le dimissioni per evitare una sfiducia politica plateale dell’esecutivo durante la votazione della relazione sulla giustizia di Alfonso Bonafede; avrebbe rassegnato le dimissioni proprio per blindare il suo nome in vista di un eventuale reincarico, prima che fosse troppo tardi.

Eppure, Conte ha atteso fino all’ultimo, lasciandosi convincere alla fine da Pd e M5s, proprio per paura dello scenario che ora si è aperto sul futuro dell’esecutivo: i numeri sono risicati, soprattutto in Senato, i responsabili faticano a venir fuori, il gruppo di “costruttori” creato al senato conta una decina di senatori, troppo pochi per governare senza Italia viva. Per questo l’eventuale ricucitura di un rapporto con Italia viva è ormai dirimente, e in ogni caso svantaggiosa: senza Italia viva l’attuale maggioranza rischia di andare sotto; con Italia viva dentro, Conte e M5s ne uscirebbero notevolmente ridimensionati. Italia viva non pone veti sul nome di Conte, ma è anche evidente che non è disposta a blindare l’ex e nuovo candidato premier. E’ anche evidente che farà valere le sue ragioni, e che queste potrebbero non esser accolte dalle forze di maggioranza. Per questo Conte insiste sulla conta dei responsabili, che però non sta dando grossi risultati.

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I numeri

Il fronte dei responsabili guadagna leggermente terreno attraverso la creazione del gruppo parlamentare Europeisti-Maie-Centro democratico. Nel Maie sono confluiti deputati eletti con il M5s e un senatore. Il Centro democratico è invece il partito di Bruno Tabacci, che ha a sua volta accolto diversi deputati nel corso dell’attuale crisi politica. In Senato il gruppo parlamentare avrebbe raccolto una decina di senatori, il minimo indispensabile per la costituzione di un gruppo parlamentare in Senato, secondo il regolamento. Inoltre, la situazione non sembra smuoversi rispetto ai numeri della fiducia al governo della scorsa settimana: il gruppo sarebbe composto dai parlamentari che già avevano appoggiato il governo. I numeri, quindi, non sembrano salire. Al calcolo inoltre vanno sottratti i 3 voti dei senatori a vita, che avevano votato la fiducia ma che tendenzialmente non partecipano ai lavori di Palazzo Madama. Facendo un calcolo, più o meno verosimile, attualmente il governo potrebbe contare su 154 senatori, sette in meno rispetto alla soglia dei 161 voti (che risulterebbe risicata nelle commissioni, tra l’altro). Il gruppo parlamentare potrebbe raccogliere nelle prossime ore ulteriori adesioni, in modo da rinforzare la compagine e in modo da fare a meno di Italia viva. Ma non è detto, anzi.

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Altre ipotesi

Per questo le forze di maggioranza tornano a ragionare su altre ipotesi alternative. Con il rientro in campo di Italia viva bisogna capire se ci sono gli estremi per un recupero dei rapporti tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte. Quest’ultimo ha lanciato un appello rivolto a tutti gli europeisti in un post Facebook, Italia viva dice di non voler porre veti sul nome di Conte. Ma il passato è veramente alle spalle? Oltretutto, perché tutto questo avvenga, perché si torni alla vecchia maggioranza con un nuovo patto di legislatura, il M5s e Pd dovrebbero a loro volta dare la loro disponibilità. E su questo punto i partiti si spaccano. Durante le consultazioni Pd, M5s e LeU sosterranno il nome di Conte. Ma c’è già chi guarda avanti, come il capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci, renziano, che stando a quanto riportato dal Corriere sostiene l’esigenza di non rimanere schiacciati a tutti i costi sul nome di Conte. Mentre le dichiarazioni ufficiali negano, tra i corridoi di palazzo si pensa già ad altri nomi alternativi. E la fila è lunga: Roberto Fico, Luigi Di Maio, Dario Franceschini, Guerini. C’è anche chi tira fuori il nome di Mario Draghi, che però appare legato all’ipotesi di un governo di unità nazionale. Chissà.