Governo Draghi, dal Recovery ai Ristori: tutti i dossier in attesa di risoluzione

Iniziano ad emergere le prime notizie su un ipotetico programma del governo Draghi. O piuttosto: iniziano ad emergere i punti programmatici, non tanto le strategie per affrontarli. Nel frattempo, quindi, per unire i puntini potrebbe esser utile completare il quadro delle prime indiscrezioni elencando i dossier imprescindibili che l’ex presidente della Bce dovrà affrontare.

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MeteoWeek.com (da Getty Images)

Il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi ha concluso il secondo giro di consultazioni con i gruppi parlamentari. Al momento sembrano delinearsi con maggiore chiarezza gli schieramenti possibili: il M5s stelle attende la votazione su Rousseau prevista tra il 10 e l’11 febbraio per decidere se far parte o meno di un esecutivo Draghi, mentre Fratelli d’Italia conferma di voler restare all’opposizione. Tolte queste due forze politiche, resta in bilico la Lega, che al momento mantiene una posizione molto dialogante ma che potrebbe restar estromessa una volta spacchettato il programma. Già, perché i veri nodi verranno al pettine quando Mario Draghi passerà a parlare del programma nel dettaglio. Stando a quanto emerso fino ad ora, Draghi avrebbe fatto emergere delle priorità: campagna vaccinale, scuola, sostegno al lavoro, sanità, ambiente e riforme (della pubblica amministrazione, del fisco e della giustizia civile). Soprattutto le questioni toccate dalle riforme sembrano richiedere una larga maggioranza coesa e un lasso di tempo ragionevole, tanto più perché sarebbero obiettivi indicati anche dalla Commissione europea, ai quali sono vincolati anche i soldi del Recovery. Ma al di là delle indiscrezioni, quali sarebbero i dossier imprescindibili di un possibile esecutivo Draghi?

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I dossier più urgenti

A fare un riepilogo è il Sole 24 Ore, che evidenzia innanzitutto una prima incombenza: la riconferma o la modifica delle restrizioni in scadenza il 15 febbraio. Il Dpcm in scadenza per quella data sta regolando il divieto di spostamento tra regioni gialle. Il governo Draghi potrebbe essere già insediato entro il fine settimana, e a quel punto dovrebbe decidere rapidamente sul da farsi. In caso contrario, la regolamentazione spetterebbe al governo Conte II, che resta in carica per gli affari correnti. Un altro dossier di grande urgenza sarebbe poi quello sulle cartelle fiscali: la tregua fiscale scade tra tre settimane e, passato quel giorno, gli uffici del Fisco dovrebbero dare il via all’invio di circa 50 milioni di atti tra cartelle esattoriali e avvisi delle entrate. Tutto questo se e solo se, ovviamente, il governo Draghi non interverrà tempestivamente per prolungare il blocco, o per adottare una delle due strade già valutate dall’esecutivo precedente (rottamazione delle cartelle o allungamento della prescrizione di almeno due anni).

Ovviamente, poi, tra i dossier più urgenti su cui mettere le mani, non può mancare il Recovery plan: la scadenza per l’invio del Piano dettagliato a Bruxelles è prevista per il 30 aprile. Solo a quel punto si aprirà il confronto con la Commissione europea. Per centrare l’obiettivo Draghi potrà scegliere due vie: o riscrivere il Piano per ripresentarlo in Parlamento, o accogliere i pareri dei Parlamentari, riscrivere il piano e poi farlo tornare, pro forma, in Parlamento per l’approvazione. Segue, poi, il piano vaccini, sul quale Draghi avrebbe già posto l’attenzione: è necessario accelerare, facendo pressione soprattutto sulle forniture. Per questo Arcuri potrebbe esser affiancato a un’altra personalità. E i Ristori? Anche quelli vanno gestiti. O meglio, vanno allocati. I 32 miliardi di deficit per finanziare i Ristori sono già stati approvati dal Parlamento. L’intenzione iniziale prevedeva anche 10 miliardi per rifinanziamento della Cassa integrazione e nuovi aiuti a sanità, scuola, regioni ed enti locali. Il piano resterà lo stesso anche in presenza di un governo Draghi? Difficile dirlo ora, ma qualora l’ex presidente della Bce decidesse di apportare modifiche, sarebbe di certo la prima decisione significativa, di valore governativo e politico, presa dall’esecutivo Draghi.

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Nella carrellata di provvedimenti da prendere a stretto giro rientrano anche la scuola (come saranno gestite le riaperture? E la maturità?), rientra il dossier Aspi, e rientra anche il cruciale blocco dei licenziamenti, in scadenza il 31 marzo. Il terrore è che, tolto il blocco, in Italia possa scoppiare un’altra emergenza devastante, questa volta di carattere sociale. Per questo il Conte II aveva iniziato a parlare di graduale rimozione del blocco. Eppure, la questione sembra di difficile risoluzione: da un lato i sindacati chiedono un rinnovo del blocco, dall’altro le imprese spingono sempre di più per una rimozione di quest’ultimo. Chissà se Draghi riuscirà a metter d’accordo anche loro.