Il Coronavirus, l’Italia e le emergenze da affrontare

Il 2020 è stato l’anno delle emergenze. Il 2021, potrebbe essere uguale. E’ passato un anno dallo scoppio della pandemia e i deficit del sistema italiano sono riaffiorati. 

Quante sono le emergenze in Italia? Il Coronavirus ha trascinato con sé, come in un effetto domino, moltissimi altri problemi che l’Italia cerca a fatica di risolvere. Emergenza seconda ondata, poi la terza; e ancora l’emergenza scuola, poi i vaccini. Il 20 febbraio, esattamente un anno fa, il “paziente 1” di Codogno faceva il giro di tutti i Tg e per l’Italia iniziava la dura lotta contro il Coronavirus che, nel giro di pochissimo tempo, ha stravolto le vite di tutti. Lotta che, dopo 12 mesi, non è ancora finita. E non è neanche finita la logica dei lockdown, come se chiudere tutto possa essere davvero la soluzione contro la pandemia. Un disastro mondiale che ha messo in crisi ospedali, sanità, economia, equilibrio sociale, psiche dell’individuo e che non sembra voler finire, dal momento che la diffusione delle varianti mette in allarme gli esperti che chiedono, da mesi, una nuova chiusura generalizzata per fermare l’avanzamento dell’epidemia.

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Oggi, rispetto ad un anno fa, abbiamo in più l’arma dei vaccini. Peccato, però, che i ritardi accumulati nel tempo abbiano frenato gli entusiasmi e rallentano l‘applicazione del piano vaccinale in Italia. Una pessima gestione affidata a Domenico Arcuri, poi i problemi nell’arrivo e nella consegna delle dosi. Questioni, queste, che non hanno fatto far altro che peggiorare una situazione già grave. Così, il raggiungimento dell’immunità di gregge è diventato un traguardo molto più lontano da raggiungere e un segnale, una spinta e un’accelerazione sembra venire da Mario Draghi. 

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La situazione degli ospedali 

Tuttavia, i problemi rimangono. La situazione degli ospedali sembrava essere migliorata eppure, gli ultimi dati, riferiscono un nuovo aumento della pressione, specie nei reparti di terapia intensiva. La percentuale media nazionale di occupazione dei posti letto nelle rianimazioni ha raggiunto il 41%. L’Italia è quindi 11 punti percentuali oltre la soglia critica fissata al 30% dal ministero della Salute. A dirlo, sono gli ultimi dati dell’Agenzia per i servizi sanitari, nell’ultimo aggiornamento di ieri sera. Particolarmente a rischio sono 13 Regioni. Gravissima la Lombardia, al 61%; così come le Marche al 60% e il Piemonte al 58%. Sopra la soglia ci sono poi l’Emilia Romagna al 52%; la Provincia autonoma di Trento al 51%; il Friuli Venezia Giulia al 49%; la Puglia al 44%; l’Umbria al 43%; la Toscana al 42%; il Lazio al 40%; il Molise al 38%; l’Abruzzo al 36%; la Liguria al 32%. Al 30% c’è la Valle d’Aosta, mentre le altre Regioni d’Italia sono tutte sotto il livello critico.

Il peso dei tagli alla sanità

Il Coronavirus ha evidenziato tra le altre cose anche la debolezza del sistema sanitario italiano che, fin dai primi casi, non ha retto alla pressione. Ci siamo così ritrovati con ospedali pieni, medici assenti e dispositivi mancanti: non eravamo pronti alla catastrofe e hanno inciso, su questo, anche i numerosi tagli fatti negli anni proprio alla sanità, tagli dovuti alle politiche di austerity degli ultimi dieci anni. Secondo uno studio della Fondazione Gimbe , si stimano di 37 miliardi di euro i tagli effettuati dal governo di Mario Monti in poi. Dal 2011 a oggi la spesa sanitaria è aumentata dello 0,8% in un anno, passando da 105,6 miliardi a 114,4; dato da controbilanciare con l’inflazione, aumentata dell’1,07% ogni anno. Non è andata meglio con il governo di Matteo Renzi. Dal 2015 , vennero imposte alle Regioni 4 miliardi di contributi per le casse dello Stato. Soldi che arrivarono con la rinuncia dei due miliardi promessi da Roma per la sanità. Quota 100 del governo Conte ha invece inciso sulla carenza di personale e nel complesso tutto ha inciso sul numero dei posti letto disponibili, iniziati a calare durante il Governo Monti. Ridotte anche le strutture ospedaliere. Emblematico il caso del Lazio, dove Nicola Zingaretti ha deciso di chiudere il Forlanini, struttura da 1400 posti letto. Quindi meno posti letto, meno ospedali e anche meno personale.

Un economia a pezzi

La logica del lockdown ha distrutto il sistema economico. E la soluzione proposta a intermittenza dagli esperti durant questi mesi non concorda con le teorie economiche, con i dati, con gli economisti, con i report: tutto conferma che ci troviamo in una crisi con pochissimi precedenti storici e che la ripresa sarà lunghissima, soprattutto in termini di mercato. Ormai quasi tutti i Paesi hanno scelto la via delle chiusure, anche se l’Italia procede a zone. Un piano, quello a fasce, firmato Giuseppe Conte e che Mario Draghi non ha intenzione di abbandonare. Ma la povertà aumenta e il rischio è che, finita l’emergenza sanitaria, il ciclone del disastro economico ci travolgerà più di oggi.