“Ci sono le dosi ma non le persone”, in Lombardia ancora caos sui vaccini

A Verano Brianza, per due giorni e mezzo, è rimasto chiuso il centro per le vaccinazioni. A mancare non erano le dosi, ma i nomi di chi doveva riceverli. Il caos sui vaccini in Lombardia prosegue e la storia, purtroppo, si ripete.

Una storia uguale che si ripete. A Verano Brianza, per due giorni e mezzo, è rimasto chiuso il centro per le vaccinazioni, da sabato pomeriggio all’intero lunedì. A mancare, stavolta, non erano le dosi di vaccino ma le persone. Ovvero, nessuno sapeva chi doveva ricevere le somministrazioni. “Dalla Regione non sono arrivate le liste con i pazienti da vaccinare”, spiega il sindaco Massimiliano Chiolo. Per questo, in assenza delle liste e dei nomi, hanno dovuto chiudere le porte. “Abbiamo perso un migliaio di potenziali vaccinati”, racconta uno dei volontari del centro. Ancora una volta, ritorna la fatidica domanda. Di chi è la colpa?

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“La responsabilità dello stop è del sistema di prenotazione degli appuntamenti che non ha funzionato”, spiega il Sindaco. Mentre il Policlinico di Monza precisa che “a noi spetta il compito di somministrare vaccini in modo conforme ai protocolli in essere”. Una storia che non è affatto nuova e che si è già verificata a Cremona, Monza e Como, poi in altri centri vaccinali, come Iseo, dove i palazzetti per le somministrazioni sono rimasti vuoti.

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Rinviati 205mila anziani

Tra l’altro, entro lo scorso weekend, sarebbero dovuti arrivare gli sms di conferma degli appuntamenti per la vaccinazione anti-Covid  a 205mila ultra ottantenni lombardi che ancora non sono stati convocati. Ma anche questa volta nessun messaggio. Un altro ritardo che l’assessorato regionale al Welfare giustifica con la volontà di  “evitare ulteriori errori controllando le liste, la disponibilità di dosi e l’assegnazione al centro vaccinale più vicino”. Insomma, meglio perdere qualche giorno per le verifiche senza che si ripeta il caos.

I disastri di Aria

Ad altri, invece, le convocazioni sono arrivate ma senza che nel messaggio fosse indicata data, luogo e ora. E’ solo l’ultima falla che si aggiunge al lungo elenco delle pecche della Lombardia. La Regione a guida Lega, considerata un unicum in Italia e motore economico del Paese, sta mostrando nella gestione dell’emergenza tutte le sue problematiche. Proprio Aria spa, società regionale, è accusata di essere responsabile delle inefficienze nella campagna vaccinale. I disservizi informatici che si sono registrati nel corso della campagna vaccinale hanno creato disagi tanto che il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha richiesto che i vertici della società facessero dei passi indietro.

E così è stato. Il Cda si è dimesso in blocco, ma il caos ha generato malcontenti. Le prime critiche contro il sistema di prenotazione messo a punto dalla Regione Lombardia erano arrivate dal commissario all’emergenza Guido Bertolaso. Poi, dall’assessore e vicepresidente Letizia Moratti: “L’inadeguatezza di Aria Lombardia incapace di gestire le prenotazioni in modo decente rallenta lo sforzo comune per vaccinare”, ha detto l’esponente di Fi. Poi, Matteo Salvini che, interpellato sulla questione ha risposto: “Se qualcosa non funziona si cambia e si migliora”.

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Modello Lombardia? 

E pensare che proprio Salvini, subito dopo la crisi di governo e il cambio di vertice, aveva intenzione di proporre a Mario Draghi il modello Bertolaso. “C’è un modello lombardo che è il più avanzato dal punto di vista della messa in sicurezza della popolazione e delle vaccinazioni”, commentava Salvini al margine di un incontro con il neo consulente del presidente Attilio Fontana e i vertici della Regione. Poi, le vaccinazioni sono rallentate, il sistema è andato in tilt e gli ospedali si sono riempiti. “Nella macchina tecnica di Regione Lombardia evidentemente c’è qualcuno che non è all’altezza del compito richiesto”, ha poi affermato Salvini commentando le difficoltà della regione nella gestione del piano vaccini anti-Covid. Insomma, in 12 mesi il Covid ha mostrato tutte le fragilità della regione e i vertici sono stati cambiati più di una volta, dagli assessori al Welfare per finire ai direttori generali. Alla mancanza di organizzazione e di logistica, si aggiungono i conflitti interni alla politica soprattutto al centrodestra e anche la giunta, per via dei dissapori tra Moratti e Fontana, è nel caos. Uno scontro che, a livello generale, riguarda i leghisti e i forzisti, ora uno contro l’altro.