Gran Bretagna si avvia verso l’immunità di gregge. Oggi inizia la riapertura dopo tre mesi di rigido lockdown

La Gran Bretagna si avvia verso l’immunità di gregge. Un modello da imitare ma servono i vaccini per poter mettere in atto un piano efficace. La liberalizzazione dei brevetti aiuterebbe all’accelerazione delle campagne vaccinali in tutto il mondo. 

Il premier britannico Boris Johnson

Ad un passo dall’immunità di gregge, la Gran Bretagna registra numeri di contagi e di morti bassissimi mentre i vaccini somministrati sono circa 40 milioni. In settimana la Gran Bretagna raggiungerà l’immunità di gregge, come ha annunciato Matt Hancock, ministro della salute britannico. Il Regno Unito è tra i primi paesi, a livello mondiale, per le vaccinazioni. Una classifica che vede l’Europa molto indietro, tra i ritardi e i fallimenti dei piani vaccinali e anche a causa del caso AstraZeneca.

Boris Johnson, il premier britannico, all’inizio della pandemia aveva sottovalutato questo pericolo mondiale un po’ sulla scia di Trump, ma che si è ricreduto non appena è stato egli stesso colpito violentemente dal virus. Tra i paesi più colpiti, anche a causa della variante inglese, il Regno Unito oggi festeggia l’indubbio successo della gestione del piano vaccinale. Un paese che contava un elevato tasso di mortalità, dopo poco l’inizio della campagna vaccinale è stato in grado di ridurre visibilmente la mortalità. Oggi più del 50% della popolazione adulta britannica è vaccinata. Il governo di Boris Johnson ha portato avanti una rigorosa campagna vaccinale, partendo dai soggetti fragili – come in teoria sarebbe previsto anche dal nostro piano vaccinale – ha prodotto i suoi effetti positivi grazie all’organizzazione della campagna.

Lockdown rigido e campagna vaccinale, il successo della Gran Bretagna

Gran Bretagna

Un altro dato fondamentale che ha contribuito ad allentare la morsa del Covid è stato un lockdown duro e intransigente. Mentre in Italia si discuteva ogni giorno in televisione sulla possibilità o meno di fare un nuovo lockdown, rigoristi schierati contro gli aperturisti neanche fosse una partita di calcio, in Gran Bretagna il governo ha preso una decisione pragmatica senza chiedere e senza opposizioni. Una scelta di necessità di cui nessuno è stato contento, un sacrificio che il paese ha fatto affinché si limitasse la circolazione del virus. Certo l’atteggiamento diverso da parte dei cittadini inglesi è probabilmente legato ad una questione economica.

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In Gran Bretagna gli aiuti alle imprese sono stati anticipati e cospicui, con grande differenza con il nostro Paese dove le aziende e le attività commerciali sono state chiuse e hanno visto dei sussidi molto ridotti e miseri. Chi preme per l’apertura è perché se resta chiuso e non lavora non può sopravvivere. Sono troppe gli imprenditori indebitati a causa del lockdown nel nostro Paese. Il Regno Unito non aveva scelta, l’impennata di contagi a gennaio e la variante inglese hanno costretto il governo al terzo lockdown. Uno dei più rigidi lockdown che viaggia in parallelo con la campagna vaccinale. Una combinazione che inizia da subito a manifestare i suoi benefici. Scende il tasso di mortalità e i contagi si stabilizzano fino a iniziare a scendere man mano che si procede con le vaccinazioni.

GB raggiunge l’immunità di gregge: la carta vincente i contratti per i vaccini

Dopo tre mesi di rigido lockdown, oggi iniziano lentamente a riaprire ristoranti, locali e negozi mentre continua velocissima la campagna vaccinale. E’ proprio sui vaccini che la Gran Bretagna ha potuto contare, senza i quali un rigido lockdown non avrebbe avuto senso, né avrebbe senso in nessun altro paese. L’asso nella manica del governo Johnson è stato il vaccino AstraZeneca, lo stesso che per l’Unione Europea sta diventando un incubo. La casa farmaceutica è un’azienda inglese e ha stipulato con la Gran Bretagna un contratto, ovviamente, migliore rispetto a quello negoziato con l’Ue. Un fattore che non nega nemmeno il governo stesso, il loro contratto ha più peso legale del contratto europeo, un accordo in esclusiva che prevale su quello europeo basato sul massimo sforzo.

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Dunque, a prescindere dalle misure rigide di contenimento che oggi nel nostro Paese sembrano non vigere più -vi sono assembramenti e manifestazioni anche in zona rossa e la gente è esausta senza vederne benefici – il successo di Gran Bretagna e anche di Israele sono i vaccini. La velocità della campagna vaccinale nei due paesi è stata dovuta sia ad una migliore organizzazione ma soprattutto da una possibilità di materia prima. E’ tutta una questione giuridico-commerciale, ovvero i contratti tra i due paesi e le case farmaceutiche, AstraZeneca per il Regno Unito e Pfizer per Israele.