La protesta dei ristoratori continua nonostante le riaperture del governo

Nuova protesta dei ristoratori. Autostrada A1 bloccata dai lavoratori che chiedono di tornare a lavorare. Nonostante le riaperture le proteste non si fermano. 

protesta dei ristoratori

Nuovo blocco sull’autostrada del Sole, l’A1 dopo le proteste delle settimane scorse. I lavoratori bloccano le carreggiate all’altezza di Firenze sud protestando contro l’abbandono del governo. I ristoratori vorrebbero tornare a lavorare in sicurezza, seguendo i protocolli delle mense e degli autogrill. Proprio un autogrill un paio di settimane fa era stato bloccato e occupato dai ristoratori che protestavano la disparità utilizzata per le attività di ristorazione. Questa mattina i ristoratori toscani hanno proseguito la stessa protesta bloccando l’A1 tra Incisa e Valdarno verso Roma. Nonostante le promesse degli ultimi giorni del governo di riaprire l’Italia, partendo proprio dai bar e ristoranti, i lavoratori della ristorazione si sentono discriminati e dimenticati.

“I ristoratori sono stati discriminati, perchè quelli che hanno lo spazio all’aperto possono riaprire, mentre quelli che non hanno spazi all’aperto non possono riaprire, questo non è affatto giusto” lamentano. Ma stando alle condizioni attuali della curva di contagi che non accenna a scendere a tal punto da permetterci una completa ed indiscriminata apertura, il massimo che può promettere il governo è questo: usufruire degli spazi all’aperto dove il contagio è ridotto al minimo. Il problema è che in ambienti come mense e autogrill la ristorazione non si è fermata, anche questo discriminatorio. Per questo motivo il presidente Tni Naccari è a capo di questa nuova rivolta dei ristoratori. “Ci sono imprenditori, gente stanca di subire, che vorrebbe riaprire e tornare a lavorare, rispettando protocolli di autogrill e mense. Vorrebbero lavorare, e non all’esterno col freddo” lamenta Naccari.

La protesta dei ristoratori non si ferma, nuovo blocco A1

Sono tante le richieste dei ristoratori, stanchi di aspettare i provvedimenti del governo che li ha tenuti chiusi per troppo tempo. Chiedono ristori, abolizione del coprifuoco, riapertura dei ristoranti a cena e a pranzo, all’esterno e all’interno. Chiedono l’esonero della richiesta del Durc e l’abolizione del tetto del 30% per gli indennizzi. La nuova protesta dei ristoratori ha bloccato l’autostrada e mandato in tilt il traffico. L’immagine simbolica è un tavolino apparecchiato sulla carreggiata, vicino all’autogrill.

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Solo ieri alcuni chef e ristoratori avevano partecipato al sit-in davanti alla villa di Mario Draghi per “invitare il premier a pranzo”. La protesta dei ristoratori in Umbria ha visto la partecipazione di tanti chef stellati sotto casa di Draghi. “I ristoranti all’aperto non bastano” manifestavano sotto la villa di Città della Pieve. “Purtroppo non basteranno le riaperture già annunciate, ma per garantire la sopravvivenza del settore sarà indispensabile la ripresa dei consumi” spiega lo chef Ciccotti. Anche lo chef Vissani è stato presente al sit-in a Città della Pieve insieme a tanti altri chef che hanno cucinato per Draghi per mostrare le eccellenze del territorio umbro e non solo, e la necessità di preservare il settore alimentare. “Servono denari freschi” annuncia Vissani dopo tutto quello che hanno perso le attività di ristorazione.

Ristorazione e spettacolo abbandonati dallo Stato

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I ristoratori sono di nuovo in protesta. Per loro i nuovi provvedimenti del governo Draghi in vigore dal 26 aprile non bastano. Una categoria, come quella della musica e dello spettacolo, che è stata costretta alla chiusura per più di un anno subendo notevoli perdite che non sono mai state rimborsate dallo Stato. Settori dimenticati che però sono la spina dorsale del nostro paese, la cultura e il settore alimentare. Ristoratori e tutti quelli che lavorano in questo settore, dai camerieri ai tecnici che montano i palchi per i concerti, lavoratori essenziali senza i quali l’economia di questo paese non va avanti. Sono stati discriminati, su più piani, e abbandonati a livello economico e umano.