Inter in festa? Il rischio della variante “neroazzurra” tra 14 giorni

L’Inter vince lo scudetto e Milano festeggia. “Tutto ciò andava evitato”, commenta Fontana. “Io sono interista, ma la passione va espressa diversamente”, aggiunge Galli. “Vedremo gli effetti tra 14 giorni, con una possibile risalita della curva dei contagi”, dichiarano il coordinatore del Cts Locatelli e il virologo Pregliasco.  La polemica è iniziata ieri, mentre da piazza Duomo e dalle strade del centro di Milano, ieri pomeriggio e fino a tarda sera, arrivavano le immagini di migliaia di persone, 30 mila solo in piazza Duomo, secondo la questura, accalcate per festeggiare il 19° scudetto dell’Inter. E sui social il filo conduttore delle critiche è diventato “la variante nerazzurra”. La preoccupazione per il rischio che a Milano aumentino nelle prossime settimane i numeri dei contagi da coronavirus dopo la festa in piazza, senza distanziamento e non sempre con le mascherine, passa ora dalle parole degli esperti.

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Una festa da evitare

I festeggiamenti andavano evitati e a confermarlo è lo stesso Locatelli: “Gli indici epidemiologici sono migliorati, però abbiamo ancora una circolazione virale che non può essere sottovalutata: non è una situazione che deve indurci a un rilassamento nella responsabilità dei nostri comportamenti”. L’avvertimento è in linea anche con quello del virologo Fabrizio Pregliasco, che dice, a proposito degli effetti delle riaperture, delle feste clandestine e di assembramenti come quello dei tifosi dell’Inter di ieri: “Si vedranno tra 14 giorni, da metà maggio in poi: temo che ci sarà un incremento dei casi, non una nuova ondata ma un’onda di risalita. La speranza è che la vaccinazione dei più fragili possa riequilibrare la situazione così come confidiamo in condizioni meteo più favorevoli, con più tempo trascorso all’esterno”. Del resto, era già successo che i tifosi si lasciassero trasportare dalla loro passione e dimenticassero che siamo pur sempre nel pieno di una pandemia. A Napoli, lo scorso 18 Giugno, le persone scesero in piazza a festeggiare la vittoria della Coppa Italia, dimenticando completamente le regole anti-Covid. Perplesso dalle immagini dei tifosi assembrati è invece Enrico Stoppani, presidente Fipe Confcommercio, che reputa le scene di ieri “un’offesa nei confronti dei settori cui sono stati chiesti grandissimi sacrifici”. Da una parte, aggiunge, “ci sono dei divieti severi e rigorosi che si ritengono necessari per superare questa emergenza”, mentre dall’altra “vediamo scene come quella di ieri che lasciano molta perplessità anche se su queste situazioni immagino che la gestione non fosse facile anche dal punto di vista dell’ordine pubblico”. 

La variante neroazzurra

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha espresso la sua preoccupazione, dopo l’episodio in piazza Duomo: “Spero che situazioni di questo genere non abbiano determinato nessuna conseguenza e che in futuro si evitino ulteriori scene di questo genere, perché onestamente rischiano di essere un po’ pericolose, speriamo che arrivi prima la vaccinazione”.  A chi gli ha chiesto se gli assembramenti non fossero prevedibili, inoltre, Fontana ha risposto che “era probabile che si potessero verificare, l’importante è che non si verifichino più, bisogna fare anche affidamento e chiedere alle persone il rispetto delle misure di sicurezza”. E sulla possibilità che questi assembramenti possano determinare una ripartenza dei contagi, Fontana ha chiosato “io mi auguro e spero di no, ma questo lo potremo dire tra 2 settimane”. La “variante neroazzurra” si svilupperà tra 14 giorni, ma tutti si augurano il contrario.

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Ci vuole prudenza 

E invita alla prudenza anche l’assessora regionale della Lombardia Melania Rizzoli che ha detto: “Speriamo di no, ma ci aspettiamo tra 15 giorni un aumento dei contagi: un assembramento così massivo e importante è davvero preoccupante, tanto più in un periodo così delicato. I controlli? C’erano, ma era impossibile sanzionare 30 mila persone“. Tutti d’accordo, dunque, che la passione doveva essere espressa assolutamente in maniera diversa, più moderata. “Sono un tifoso interista, ma la cose che non vanno bene non possono essere accettate a prescindere.

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È stata una manifestazione che, in quei termini, non aveva senso. Mi dispiace perché coinvolge le persone con le quali condivido una passione. Ma la passione andava espressa diversamente”, afferma Galli, sostenuto anche dall’infettivologo Matteo Bassetti: ” Sostengo da tempo che è più sicuro uno stadio a capienza ridotta, al 15-20% dove tutti sono ordinati, distanziati e con la mascherina, rispetto a queste manifestazioni di piazza disordinate. Dispiace che non si sia trovato il modo di farlo in piena sicurezza a San Siro”.