Israele, pioggia di fuoco su Gaza: altri 8 bambini morti

Un nuovo raid di Israele nella Striscia di Gaza ha provocato la morte di altre 10 persone, di cui 8 bambini e 2 donne. Dalla Palestina, dopo qualche ora di tregua, sono ricominciati anche gli attacchi nei territori sud-israeliani. Sono attese domani le decisioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Un inviato degli Usa, intanto, è arrivato a Tel Aviv per tentare di mediare il cessate il fuoco.

I bombardamenti sulla Striscia di Gaza non si fermano – meteoweek.com

Una notte ancora di fuoco e sangue nella Striscia di Gaza. Un raid israeliano ha abbattuto una palazzina a tre piani nella parte nord-occidentale del territorio adiacente al campo profughi di al-Shati. L’abitazione sarebbe stata colpita da almeno tre missili. I morti sono dieci, di cui otto bambini e due donne. Tutti, in base alle prime indiscrezioni, erano appartenenti alla famiglia di Abu Hatab. L’unico superstite, adesso ricoverato in ospedale in condizioni gravi, è un neonato di cinque mesi. Il corpo della madre gli ha fatto da scudo sotto le macerie. Almeno altre 35 persone, che abitano in case circostanti, sono rimaste ferite a causa dell’attacco. È il bilancio più grave dall’inizio del conflitto, avvenuto lunedì. In totale il numero delle vittime, ad oggi, è di 136 persone, fra cui 39 minori. I feriti sono almeno 950.

L’esercito israeliano non ha commentato l’uccisione dei dieci membri della famiglia di Abu Hatab. Le forze militari, in genere, spiegano infatti di avere colpito i propri obiettivi. Il lancio di missili sarebbe avvenuto “in risposta agli oltre 2.000 razzi lanciati da Gaza verso Israele“. Si legge ancora in un tweet che, in base agli obiettivi “nella notte sono stati sferrati cinque raid in cui sono stati colpiti il quartier generale dell’intelligence militare di Hamas, un sito di lancio dei razzi, il quartier generale di lancio di razzi superficie-superficie e due squadre di terroristi“. “Hamas sta pagando il prezzo del suo terrore“, conclude.

La risposta di Hamas

Hamas, dopo una sosta di qualche ora, ha risposto agli attacchi nella Striscia di Gaza riprendendo il lancio di razzi nelle zone sud di Israele. In particolare sono scattate le sirene nelle città di Ashkelon e Ashdod che, insieme a Beer Sheva, Sderot e aree limitrofe, erano già state colpite nella notte scorsa. I bombardamenti hanno causato il crollo di una palazzina a sei piani, ma non c’è stato alcun morto né ferito grave. Molti dei missili lanciati, almeno 200 secondo le forze militari, sono stati intercettati dal sistema Iron Dome. In totale, da lunedì, il bilancio delle vittime israeliane è di 9 persone, tra cui un bambino e un soldato. I feriti sono invece 590. Tra questi diversi bambini, di cui due di dieci e dodici anni che sono stati soccorsi per ustioni subite da bombe molotov lanciate nel quartiere di Ajami, nella città di Jaffa.

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Le macerie della Al-Shorouk Tower a Gaza City – meteoweek.com

Il segretario generale del partito di Fatah, Jibril Rajoub, ha annunciato che dall’inizio del conflitto il l presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, non è mai stato contattato da alcun leader arabo. “Questa è una battaglia islamico-cristiana per la difesa della nostra dignità. Il popolo palestinese è in prima linea per la difesa della vostra dignità, del vostro petrolio e della vostra sicurezza”, ha detto. “Da parte del sistema arabo ufficiale, sentiamo che c’è una collusione con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che intende effettuare una divisione tra i palestinesi“.

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L’Onu e la mossa degli Usa

Domani si svolgerà in pubblico la terza riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione delle nazioni unite in merito all’escalation tra la Striscia di Gaza e Israele. Essa è stata richiesta, dopo il nulla di fatto delle prime due, da Tunisia, Norvegia e Cina. A partecipare dovrebbero essere anche i due Paesi coinvolti. Negli scorsi incontri in video-conferenza gli Stati Uniti avevano rigettato la proposta di un intervento, in quanto lo ritenevano “controproducente” in questa fase del conflitto. Il parere degli Usa tuttavia sembra essere adesso cambiato.

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Hady Amr, inviato di Joe Biden, è arrivato intanto a Tel Aviv con l’obiettivo di “rafforzare il lavoro verso una calma sostenibile”, come ha spiegato l’ambasciata americana di Israele. In questi giorni il funzionario avrà dei colloqui colloqui con rappresentanti israeliani, palestinesi e delle Nazioni Unite. La volontà è quella di giungere ad un cessate il fuoco.