Conte-Grillo: è rottura. L’ex-premier pensa a un suo partito?

Beppe Grillo non vuole cedere il controllo del M5S a Conte, l’ex-premier potrebbe decidere di mollare e fondare una sua formazione politica

Sale il livello dello scontro interno al Movimento 5 Stelle. Stavolta il problema non è più quello di liquidare Davide Casaleggio e la Piattaforma Rousseau, con cui pare il nuovo M5S abbia raggiunto un accordo, ma il braccio di ferro è tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo. Il tema è quello del ruolo dell’ex-comico all’interno della compagine pentastellata, compito finora piuttosto oscuro, che ha assunto la forma di un padre fondatore e di direzione politica ma privo di una vera struttura.

All’ex-Presidente del Consiglio è stato chiesto di risollevare le sorti del M5S, dandogli una nuova immagine pubblica, stabilendo relazioni con alleati e avversari e aprendo a una formula molto più moderata in stile democristiano, lasciando da parte le velleità semi-rivoluzionarie e urlate che hanno caratterizzato le campagne elettorali che l’hanno portato al Governo. In questo senso Conte sta da tempo lavorando a un nuovo uno statuto con regole e ruoli che sia costruito intorno alla sua immagine e di cui egli stesso sia il perno di controllo.

Per fare ciò Conte deve fuori il fondatore del Movimento e da qui l’opposizione di Grillo di dargli in mano le chiavi del partito. Al momento il ruolo del garante, ovvero di Grillo, prevede che egli sia “il custode dei valori fondamentali dell’azione politica dell’Associazione [del M5S, ndr]. In tale spirito esercita con imparzialità, indipendenza e autorevolezza le prerogative riconosciute dallo Statuto. In tale veste, oltre ai poteri previsti nel presente Statuto, al Garante è attribuito il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme del presente Statuto“.

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Questo ruolo è troppo scomodo per il nuovo capo politico del M5S che pare essere ai ferri corti con Grillo, tanto che è saltato l’incontro tra i due previsto per questa settimana a Roma. Conte minimizza ma la rottura è ormai evidente. “Con Beppe Grillo non dobbiamo ricucire, non abbiamo mai rotto. Il dialogo c’è ed è continuo” dichiara l’ex-premier giunto a Palazzo Madama per incontrare i senatori grillini. “La rifondazione del M5S, va avanti spediti, stiamo uniti. Troveremo una sintesi” ha tentato di rassicurare. Ma voci di palazzo dicono che Conte stia pensando a una soluzione alternativa che gli permetta di monetizzare il consenso raggiunto durante i due anni di mandato da Presidente del Consiglio: creare un suo partito.

Al momento la paura della rottura e della creazione di un secondo soggetto politico viene scongiurata dai principali esponenti del Movimento. Per il presidente della Camera Roberto Ficonon c’è nessun partito di Conte. Quando c’è un lavoro serio c’è un dibattito che eè sano e giusto quando ci sono passaggi importanti“. Più preoccupata la sindaca di Torino Chiara Appendino: “Beppe Grillo? Non lo sento da tempo, è il nostro garante e ha dato moltissimo al movimento: auspico che con lui non ci sia la rottura” ha detto questa mattina a RaiNews. “Ho vissuto il cambiamento del Movimento: abbiamo scoperto la bellezza del governo e le sue difficoltà. Per questo credo che ci sia bisogno di Grillo e Conte che, sono convinta, è la persona giusta“, ha aggiunto precisando che, dal suo punto di vista “Grillo è il nostro garante e tale deve continuare a essere“.

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Chiara Appendino e Giuseppe Conte – Meteoweek

M5S IN CADUTA LIBERA

Tutto questo non fa ovviamente bene al Movimento 5 Stelle che da record del 32% dei voti raggiunto alle elezioni politiche del 2018, oggi ha perso non solo consenso ma anche la fiducia degli elettori. La figura di Conte tiene più alta la percentuale ma secondo un ottimistico sondaggio di Swg il M5S viene dato oggi al 16%, quarto dopo Lega, Fratelli d’Italia e gli alleati del Partito Democratico. Qualora il M5S dovesse perdere l’ex-premier, i numeri sarebbero drammaticamente più bassi per Di Maio e compagni. Numeri che presto dovranno fare i conti con l’addio di Chiara Appendino a Torino (ha deciso di non ricandidarsi) e con la difficile scommessa di rinnovare la fiducia a Virginia Raggi, data per sconfitta a Roma dove non raggiunge nemmeno il ballottaggio, sebbene lei dica di avere in mano dati diversi e abbia iniziato la campagna elettorale in netto anticipo rispetto agli avversari. Per il M5S le amministrative d’autunno rischiano di essere una pesante sconfitta su tutti i campi.

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QUANTO VALE IL PARTITO DI GIUSEPPE CONTE?

Se Giuseppe Conte dovesse mollare per le troppe difficoltà riscontrate e scegliere di fondare un suo partito, quale sarebbe la percentuale di consenso su cui potere fare affidamento? Secondo Renato Mannheimer, noto sondaggista e sociologo “la cosa non è semplice perché Giuseppe Conte gode di una grande popolarità che si è guadagnato mentre era presidente del Consiglio. Ha avuto vertici enormi di popolarità – prosegue –, tanto che a suo tempo, mentre era premier, un suo partito era stato stimato da qualcuno al 20%. Non essendo più presidente, la sua popolarità diminuisce ma resta ancora alta. Certo, le elezioni sono tra molto tempo, 2 anni, e conservare senza ruoli questo livello di popolarità per due anni è un’operazione difficile. Magari Conte ci riesce, ma è difficile. È molto complicato dire quale sarebbe il voto per un possibile partito di Conte nelle elezioni tra due anni, ma se devo fare un azzardo direi tra il 5 e il 10%. Ma questo è un azzardo, un’opinione, non calcolo scientifico. Bisogna vedere come si muove“. Mannheimer ricorda poi che i precedenti storici non giocano in favore dell’ex-premier:Conte è piuttosto bravo a muoversi e a comunicare e potrebbe fare grandi cose. Ma ricordiamoci sempre l’esempio di Monti che sbagliò la comunicazione quando fece la sua lista e perse tutta la popolarità acquisita“, conclude.

Opinione un po’ diversa invece per Antonio Noto, direttore dell’Istituto demoscopico Noto Sondaggi. “Quando si parlava di un partito di Conte, quando ancora era presidente del Consiglio, il partito era quotato molto alto, tra il 18 e il 20%. Con l’ipotetica presenza di un partito di Conte, il Pd scendeva al 13% e il M5S al 12-13%. Quindi Conte prendeva parte dai partiti che in alcuni comuni sono alleati, Pd e M5S, ma anche altro consenso non tanto da altri partiti quanto più dall’elettorato che non si schiera. Con la presenza di Conte nei sondaggi, quella parte di elettorato era più motivata a votare. Stiamo parlando del periodo dicembre-gennaio quando si facevano queste stime“.

Oggi la situazione è completamente diversa – continua Noto -, ma comunque Giuseppe Conte, subito dopo Mattarella e Draghi, è il personaggio politico che riscuote maggior fiducia, più di Salvini, di Meloni o di Letta. Questo indicatore è importante per far comprendere che le potenzialità per creare nuovo partito Conte le ha. Anzi, per probabilmente può essere un valore aggiunto creare un nuovo partito piuttosto che restare nel M5S che è in calo. Non è detto che riesca rivitalizzare un partito che è in un ciclo negativo. Con la nascita di un nuovo partito invece ci sarebbe più entusiasmo e permetterebbe a più persone di riconoscersi. Conte , da premier, era quotato al 18-20% e oggi rimane ancora terzo tra politici per livello di fiducia, quindi devo pensare che anche oggi non saremmo lontani da quel 18-20%“, dichiara.