Violenze in carcere Santa Maria Capua Vetere, detenuto paralitico: “Erano dei demoni”. Il video shock dei pestaggi

Carcere di Santa Maria Capua Vetere, il racconto shock del detenuto in sedia a rotelle, Vincenzo Cacace: “Non erano esseri umani, erano demoni. La devono pagare”. E diventa virale il video dei pestaggi avvenuti il 6 aprile 2020.

Violenze in carcere Santa Maria Capua Vetere - meteoweek.com
Violenze in carcere Santa Maria Capua Vetere (fotogramma tratto dal video) – meteoweek.com

Il 6 aprile 2020, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) scoppiò uno scontro all’interno della struttura, dal quale scaturì un’inchiesta sulle presunte violenze nei confronti dei detenuti ospitati nel plesso penitenziario. Oggi, però, le indagini preliminari da parte della procura di Santa Maria Capua Vetere si chiudono, e sono 52 le misure cautelari emesse dal gip. Tutti i coinvolti nelle misure, si apprende, appartengono al corpo di polizia che ha preso parte agli scontri. E sono tante le prove, tra testimonianze, racconti, chat e conversazioni telefoniche registrate, prese in analisi dagli inquirenti. Contestati dalla Procura sono dei gravi episodi di violenze, pestaggi e torture.

L’inchiesta, si ricorda, è inizialmente partita da Vincenzo Cacace, ex detenuto paralitico oggi libero per fine pena. Lo stesso Cacace che, in un’intervista esclusiva per Fanpage.it, ha offerto la sua versione dei fatti, la sua testimonianza alle violenze. Nel frattempo, però, il video pubblicato in esclusiva dal quotidiano Domani, che mostra gli abusi e i pestaggi degli agenti nei confronti dei detenuti, è già diventato virale.

“Per me non erano esseri umani, quelli erano demoni”

Secondo quanto viene raccontato da Vincenzo Cacace a Fanpage.it, si è trattata di “un’orribile mattanza“. Vincenzo Cacace ha lasciato il carcere il 2 settembre del 2021, quando la sua pena è stata scontata. Eppure, il 23 marzo del 2020 (due settimane prima della rivolta) ai magistrati di sorveglianza arriva una lista, contenente i nomi dei detenuti con patologie delicate e reati non gravi che, data l’emergenza Covid, avrebbero potuto abbandonare il carcere e finire agli arresti domiciliari. Tra questi vi era anche il suo nome, ma nulla è stato fatto per trasferire i carcerati presso le loro abitazioni.

Cacace, che soffre di problemi di cuore ed è costretto su una sedia a rotelle, è così diventato uno dei detenuti manganellati durante la rivolta nel Santa Maria Capua Vetere e che ha portato all’inchiesta della Procura.

Vincenzo Cacace - meteoweek.com
Vincenzo Cacace (fotogramma tratto dal video) – meteoweek.com

Nel suo racconto in merito agli episodi di violenza nella struttura penitenziaria, il detenuto nega ciò che è stato riportato in precedenza, e cioè che i detenuti avrebbero gettato contro gli agenti dell’olio bollente. Al termine della protesta il giorno successivo, il 6 aprile, la polizia penitenziaria avrebbe invece fatto uscire dalle celle i carcerati per massacrarli di botte e umiliarli.

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Io sono sulla sedia a rotelle,  mi sono abbassato perché non ce la facevo più, (mi colpivano ndr) in faccia, in fronte, dietro alla schiena, mi sono abbassato e martellavano. Siamo andati giù, loro per le scale io con l’ascensore. Anche nell’ascensore le percosse. Ci hanno rovinati, ci hanno portato sopra, salendo su ci hanno fatto il triplo. Un appuntato mi ha detto: Cacace non ti preoccupare perché si sono dimenticati le telecamere accese”, racconta Cacace a Fanpage.it.

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Dal pestaggio a cui è stato sottoposto, l’ex detenuto dichiara di aver perso i denti e di soffrire ora di un problema all’occhio sinistro, mentre alle telecamere mostra un “buco” sul petto, il risultato di una violenta manganellata. Cacace, però, non ha mai denunciato quanto subito. “Non è nel mio stile, non ho mai fatto una denuncia, né alle forze dell’ordine né a nessuno. Sono un uomo d’onore, non le faccio queste cose, non esiste. Mi dà proprio fastidio questa parola, denuncia. La devono pagare, perché il male lo abbiamo qui dentro. Per me non erano esseri umani, quelli erano demoni, i demoni e loro erano una sola cosa”.