Ddl Zan, al Senato presentati oltre mille emendamenti: 700 sono della Lega

Sono più di mille gli emendamenti al Ddl Zan presentati al Senato: solo la Lega ne ha presentati circa 700. Sono stati quattro, invece, gli emendamenti proposti da Italia viva in Senato, dopo aver votato la legge alla Camera lo scorso novembre. Così si fa sempre più incerto il futuro della proposta di legge, che ora rischia seriamente di slittare a settembre.

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La vera battaglia del Ddl Zan sarà sugli emendamenti, si pronosticava qualche giorno fa. E i pronostici sembrano rispettati. E’ vero, gli ostacoli sono arrivati da più fronti, dalla richiesta di rinvio in Commissione alle questioni pregiudiziali, ma era già chiaro che quelli erano incidenti di percorso che la proposta di legge sarebbe riuscita a schivare. Ora, invece, davanti il Ddl Zan si staglia un muro di oltre mille emendamenti. La scadenza per la presentazione delle proposte di modifica al Ddl è terminata alle 12, e le diverse forse parlamentari non si sono fatte attendere. Il problema è che se alcuni emendamenti dovessero essere approvati, la proposta di legge dovrebbe tornare alla Camera ricominciando l’iter parlamentare. E la possibilità che ciò accada, su un netto di mille emendamenti, sale notevolmente.

Chi ha firmato gli emendamenti al Ddl Zan

A fornire il maggior afflusso di emendamenti è stata sicuramente la Lega, che ne ha presentati 672, nonostante le prime rassicurazioni parlassero di poche e mirate proposte di modifica. Altri 20 emendamenti sono stati presentati dal vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, mentre circa 134 emendamenti sono stati avanzati da Forza Italia e 127 da Fratelli d’Italia. Le proposte chiedono soprattutto la modifica degli articoli 1, 4 e 7, relativi alla libertà di espressione, all’espressione “identità di genere” e alla Giornata di sensibilizzazione prevista – nella proposta originaria – in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, avverte: “Se si dialoga, la Lega è pronta a ritirare gran parte degli emendamenti presentati. Se invece il Pd continuerà a volere lo scontro, affosserà la legge e la tutela dei diritti di migliaia di persone“. A ribadire il concetto è stato anche il leader del Carroccio, che ha sottolineato di voler “lavorare per arrivare a un’intesa in Parlamento, con la disponibilità a ritirare gli emendamenti depositati oggi qualora il Pd passasse dallo scontro a tutti i costi al confronto e al dialogo, come invocato anche dalla Santa Sede”.

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Che intenzione hanno

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Ma dopo l’ostruzionismo in Commissione Giustizia, i tentativi di rinvio della discussione e i quasi 700 emendamenti presentati, i parlamentari del Pd si dicono sempre più scettici sulla reale intenzione di dialogo della Lega. A ribadirlo è anche la presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi, che su Twitter scrive: “672 emendamenti al #ddlZan dimostrano che la volontà della Lega non è mai stata quella di mediare ma solo di affossare una legge di civiltà attesa da anni. Ma era difficile credere che chi difende le scelte illiberali di Orban potesse sostenere una legge contro le discriminazioni“.

Fa eco anche il senatore Franco Mirabelli, capogruppo dem in commissione Giustizia e vicepresidente del gruppo, che scrive: “Avevamo ragione: 8 mesi di ostruzionismo la dicevano già lunga sulle reali volontà di Salvini, che si dimostra per l’ennesima volta un interlocutore non credibile. Ora in Aula ci confronteremo sul merito con le altre forze politiche per approvare al più presto il ddl Zan”. A porre il suggello sulla sfiducia del Pd nei confronti delle intenzioni della Lega, lo stesso segretario del Partito democratico Enrico Letta, che per l’ennesima volta ha ribadito: “Quando mi si chiede perché non parlo con Salvini di questo tema, io dico: Salvini ritiri tutte le posizioni omofobe che ha espresso in Europa, a partire dal sostegno alla legge di Orban“.

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E Italia viva?

Nel mezzo, Italia viva, il partito di Matteo Renzi che, dopo aver votato il Ddl Zan alla Camera, ha deciso di presentare 4 emendamenti in Senato per trovare, a detta degli esponenti di partito, un terreno comune tra centrodestra e centrosinistra. Si tratta di proposte di modifica mirate, già anticipate nelle dichiarazioni dei giorni scorsi, e relative ai soliti articoli contestati (1, 4 e 7). Gli emendamenti sono stati firmati dal capogruppo in Commissione Giuseppe Cucca, in due casi col presidente dei senatori Davide Faraone, in altri due con Riccardo Nencinidel Psi. A commentare è stato il capogruppo di Italia viva in Senato Davide Faraone, che spiega come “aver posto come finalità quella di perseguire tutte le condotte discriminatorie fondate su misoginia, abilismo e omotransfobia, garantisce la tutela di tutti senza alcuna esclusione. Adesso non c’è più alcun motivo per non stringere un patto su un testo condiviso e stabilendo tempi strettissimi per approvare il Ddl al Senato e poi alla Camera”. La strada comunque inizia ad apparire sempre più in salita, in un Senato già affollato dalla conversione in legge ordinaria di due decreti in scadenza (il Sostegni bis e il decreto Semplificazioni). Così, il rinvio a settembre per il Ddl Zan diventa un rischio sempre più concreto.