Viviana Parisi, le intercettazioni del marito: “Aveva manie di persecuzione”

Daniele Mondello chiedeva “molti soldi” per le ospitate in tv. E sapeva dei problemi mentali di Viviana. La ricostruzione della vicenda

Viviana Parisi con il compagno Daniele Mondello – meteoweek

Sembra senza fine la tragica vicenda di Viviana Parisi e del piccolo figlio Gioele, prima scomparsi e trovati morti giorni dopo nei pressi di Caronia in provincia di Messina, in seguito a una strana fuga e un incidente d’auto sull’autostrada antistante al luogo dove sono stati ritrovati i due cadaveri.

Saltano ora fuori le intercettazioni che riguardano il compagno e padre di Gioele, Daniele Mondello, il quale avrebbe richiesto grandi cifre in denaro per andare di trasmissioni televisione. Mondello avrebbe chiesto “molti soldi, almeno cinquemila euro” per essere ospite in esclusiva in tv. L’intercettazione risalirebbe al 10 ottobre 2020, a due mesi dalla scomparsa della sua famiglia avvenuta il 3 agosto.

Questa l’intercettazione in questione, in cui Daniele parla al telefono con il cognato Roberto Parisi:
Roberto Parisi: “Hanno chiamato papà, Antonio Nicodemo!
Daniele Mondello: “Eh. Che è successo?“.
P:”Eeeh… no, niente. No… gli chiedevano… siccome loro non ci sono lì in studio… perché sono a Cosenza per un altro caso… Allora hanno chiesto a papà se… se se la sentiva di andare in studio. Lì a Milano
M: “Addirittura…
P:”Sì. Dice che…vabbè… oltre alle spese dei viaggi e tutto quanto… dice che gli danno pure qualcosa“.
M: “Se vuole andare…“.
P: “Però lui non vuole andare perché dice: ‘Minchia! Il coronavirus… poi è una sfacchinata!”.
M: “Ma infatti, mi sto facendo preparare il messaggio da…“.
P: “Eh, no. Ma infatti io ti ho chiamato perché… perché siccome, so che tu… ti avevano chiesto anche a te… e a questo punto…“.

Viviana Parisi e il figlio Gioele – meteoweek

Mondello: “No, ma io… io cerco loro molti soldi. Non mi interessa. Se mi vogliono … (incompr…) altrimenti non ci vado”.
Parisi: “Mi ha detto… ti danno anche qualcosa. Se già mio padre gli ha detto che gli dà dei soldi… eh… tu, pure, gli puoi chiamare e dire: vengo…“.
M: “Sì. Ma infatti mi sto preparando il messaggio da Claudio (il cugino avvocato ndr). Lo hai sentito ieri… me lo scrivi? Gli ho detto di preparare il messaggio che io… per il fatto dell’associazione… per la serata… per tutto quanto… io ho bisogno di soldi. Va… cioè…
P: “Per avere ‘ste cose. Quindi adesso, vediamo… [omissis] eh, vediamo. Organizziamo. Io gli avevo detto di no. Ora“.
M: “Vediamo Roberto, quanto mi danno, perché sennò non mi muovo. Non mi interessa. Perché non mi interessa“.
P: “Io, fosse anche mille euro, ci andrei di corsa
M: “Ma quale mille euro, Roberto! Sì, mille euro! Ma non esiste! Almeno… ma… il più scarso deve essere cinquemila euro!“.

I boschi di Caronia dove sono stati ritrovati i corpi di Viviana e Gioele – meteoweek

PER DANIELE, VIVIANA AVEVA MANIE DI PERSECUZIONE

Non è l’unica intercettazione delle chiamate di Daniele Mondello che viene fuori a un anno di distanza. C’è anche quella del 9 agosto, il giorno successivo al ritrovamento del corpo di Viviana, in cui parla col suo amico Tonino. Del piccolo ancora non c’è traccia, le speranze di trovarlo vivo sono purtroppo poche. “Non me l’aspettavo una cosa così, che andava a finire così – dice Mondello. Pensavo che lei se ne era scappata, perché si spaventava che gli prendevano il bambino, aveva la fissazione che gli prendevano questo bambino… e quindi non lo so boh… se ne è scappata?… che cazzo ne so… ora martedì vediamo nell’autopsia“.

Per Mondello, Viviana aveva dunque dei disturbi e la fuga insensata potrebbe essere stata causata da manie di persecuzione. “Lei era malata, diceva sempre che mi sarebbe successo qualcosa a me e al bambino. A me e al bambino. Aveva sempre queste paure allucinanti, delle paure pazzesche“. E poi “Secondo me gli è scoppiato il cuore… gli è venuto un attacco cardiaco… troppo caldo, troppo…”.

Dall’altra parte del telefono, l’amico risponde così: “Sì, ma c’è qualcosa che non va, secondo me, dico…“. E lui: “Sì, perché non si trova il bambino, quella è una cosa strana. Mi stanno massacrando, per quello che mi dicono… io non leggo niente“. Tonino: “Tipo che la colpa è tua. Ma che cazzo…“. Poi Mondello: “Che cattiveria. Ma che ne sanno le persone di quello che ho passato io. Non si è voluta fare aiutare, io ho fatto il possibile, ma…”. E sulla possibilità che il bambino sia stato portato via dalla madre, Daniele dice: “A me sembra difficile, perché lei era malata, capito? Aveva questo problema qua, di persecuzione, hai capito? Si spaventava che… Le è venuto qualche attacco cardiaco e il bambino è rimasto là solo come un cane“.

LE IPOTESI SULLA MORTE DI GIOELE

Secondo la procura di Patti che ha seguito il caso giudiziario, Viviana si sarebbe suicidata gettandosi da un traliccio nei pressi di Caronia in seguito all’incidente autostradale che aveva reso inutilizzabile l’auto della donna. Prima di fare ciò, avrebbe però strangolato il figlio Gioele. A sostenere questa tesi, i problemi psicologici della Parisi, confermati da queste intercettazioni del compagno e padre del figlio. Teoria che però non è mai stata accettata dagli avvocati e dalla famiglia Mondello.

Eppure nelle intercettazioni, Daniele sapeva bene dei problemi della moglie che pensava addirittura di essere pedinata da sconosciuti: “Con l’incidente, là si è cacata di sotto, chissà cosa gli è sembrato, ha pensato chissà ora cosa succede, o magari gli sembrava di essere inseguita. Perché lei mi diceva così, il fatto di essere seguita… che la seguivano con le macchine grosse… per esempio ti vedeva a te che avevi la macchina, che tu hai la X… là… che cazzo è… e a lei gli sembrava che inseguivano a lei se è il caso. Diceva che la inseguivano macchine grosse. … Aveva questa cosa qua. Sì sì. Che la seguivano, che la guardavano… sì, manie di persecuzione. … e si si… si fissava, si fissava…

Il luogo del ritrovamento del cadavere di Viviana, ai piedi del traliccio

Mondello sperava magari che Viviana potesse essersi nascosta in seguito all’incidente, evitando così che le portassero via il figlio, come lei temeva: “Mi è venuta questa cosa qua. Forse lei, che ne sappiamo, è possibile che si sia prima nascosta e poi… si, nascosta e non la vedevano. Magari lei passava e vedeva i lampeggianti e quindi si è nascosta, si spaventava. Pensava, ora qua mi prendono il bambino. Chissà cosa gli faceva dire la testa“.

IL TENTATO SUICIDIO DI VIVIANA

Un’altra conferma dell’infermità mentale della Parisi è quella del tentato suicidio di Viviana, che i parenti avevano cercato di tenere nascosto agli inquirenti ma che è trapelato proprio da queste intercettazioni. “È appena uscita adesso, al telegiornale, che hanno trovato il secondo certificato, di quando mia sorella ha tentato il suicidio… che io non ho detto nulla a nessuno, ovviamente…”, dice la sorella Denise Parisi, sorella di Viviana, mentre parla al telefono col compagno.

Effettivamente Denise Parisi, escussa in data 5 agosto, si era ben guardata dal riferire tale circostanza agli inquirenti, pur se di indubbia rilevanza – scrive il Procuratore capo Angelo Vittorio Cavallo Il suo compagno la rassicurava, dicendole che loro non potevano anche non saperlo. Dall’evolversi della conversazione, si comprendeva come anche il suo compagno fosse a conoscenza dell’intera vicenda; costui, addirittura, suggeriva a Denise di negare di aver mai visto quel certificato o comunque di essere a conoscenza del suo contenuto, qualora qualcuno glielo lo avesse richiesto (»… tu questo certificato lo hai visto che l’hai visto, e c’è scritto altro, quindi, hai capito? … … cioè, se chiunque ti dice… senti,guarda, a me non risulta!!…«.

… Eeeh… io mia sorella l’ho vista e l’ho vista sana e a me risul… anche l’altro certificato che invece ho visto, eeh, diceva tutto una cosa diversa di quello che han detto loro!…«). »Comunque, e boh…tanto doveva venire fuori, Cica, lo sappiamo viene tutto fuori adesso eh…e se anche, ti faccio un esempio, tua sorella aveva uno scheletro nell’armadio qualsiasi, verrà fuori ...”, dice il compagno di Denise. “Se faccio un esempio se tua sorella aveva l’amante viene fuori, Daniele aveva l’amante verrà fuori…”.

LA TEORIA DEI FAMILIARI SENZA FONDAMENTO

Secondo la famiglia, Viviana sarebbe potuta cadere in un pozzo della profondità di circa 3-5 metri ed essere morta per asfissia d’acqua. Una tesi piuttosto improbabile, che non trova riscontro nelle indagini delle procura. Per Cavallo questa teoria “Non ha alcun fondamento valido. Alcuni difensori dei familiari di Viviana Parisi hanno avanzato una suggestiva ipotesi sulla sorte della donna e del suo bambino: Viviana e Gioele sarebbero precipitati in un pozzo profondo 3 – 5 metri, con circa mezzo metro d’acqua al suo interno, per morire entrambi in seguito a asfissia in acqua. I sostenitori di questa tesi ammettevano di non poter stabilire se Viviana e Gioele fossero precipitati accidentalmente all’interno di tale pozzo o se, invece, fossero stati intenzionalmente lanciati da qualcuno“.

I corpi di Viviana e Gioele, successivamente, sarebbero stati prelevati ed estratti dal pozzo, dopo la loro morte, da parte di soggetti sconosciuti, tramite l’utilizzo di un qualche strumento (forcipe o altro) – dice il procuratore – Tali soggetti, dopo avere prelevato il corpo di Viviana dal pozzo, avrebbero collocato il suo cadavere ai piedi del traliccio, così operando un vero e proprio depistaggio”. Ma la tesi non ha alcun fondamento valido ed è smentita dai risultati della stessa autopsia.

L’auto di Viviana Parisi in seguito all’incidente

LA DINAMICA DELL’INCIDENTE

Ci sono poche certezze in questa complicata vicenda, l’unica è l’incidente d’auto avvenuto nell’autostrada Palermo-Messina in direzione del capoluogo di Regione con la macchina di Viviana il 3 agosto. La sua auto commette un sorpasso irregolare, sbanda e si schianta contro un furgone della manutenzione autostradale fermo in galleria. L’altezza è quella di Sant’Agata di Militello e viene raccontato da testimoni che hanno assistito all’urto. Poi di Viviana e Gioele non si sa più nulla fino al ritrovamento dei cadaveri.

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Testimoni oculari del sinistro hanno raccontato di aver notato la vettura condotta da Viviana, che li precedeva nella corsia di marcia, a circa 100 metri di distanza, iniziare una manovra di sorpasso nei confronti di un camioncino – si legge nella richiesta di archiviazione della procura di Patti – l’automobile, subito dopo, aveva iniziato a sbandare, come se il conducente avesse perso il controllo, andando poi a urtare, con la propria fiancata destra, contro il furgone bianco“.

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La consulenza tecnica disposta sulla dinamica del sinistro ha accertato come la responsabilità nella causazione dell’incidente fosse da attribuirsi esclusivamente a Viviana – si legge ancora – costei aveva eseguito una manovra di sorpasso scorretta, non mantenendo la dovuta distanza dal veicolo che stava superando ed invadendo la sua corsia di marcia. La consulenza ha anche accertato come l’incidente, in ogni caso, non avesse provocato particolari conseguenze fisiche sugli occupanti della Opel Corsa, in altre parole, si può affermare come Viviana e Gioele fossero comunque rimasti in buone condizioni di salute; dato peraltro confermato da alcune deposizioni testimoniali”.