Ue: più Europa e più Nato. Ma gli Usa stringono patto anti-Cina con Australia e Uk

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – durante il suo ultimo vertice di Arraiolos, di cui fanno parte 15 capi di Stato non esecutivi europei – avrebbe posto l’accento su una questione aperta dopo la recente crisi in Afghanistan: l’assenza, al momento, di una politica estera condivisa in Ue, che contempi anche un unico fronte in merito a sicurezza e difesa. L’Ue ha bisogno di costruire “una propria autonoma credibilità nell’ambito delle relazioni internazionali“, e deve farlo rapidamente. L’obiettivo è anche rafforzare l’alleanza Atlantica. Nel frattempo, però, Biden sembra intenzionato a stringere i primi patti con Australia e Regno Unito per arginare la potenza cinese. 

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E’ un presidente della Repubblica deciso e perentorio quello che è intervenuto nel vertice di Arraiolos, di cui fanno parte 15 Capi di Stato non esecutivi europei: i toni si fanno netti, Sergio Mattarella non vuole che resti “incompleta” la gestione della sicurezza in Ue e della creazione di una solida colonna diplomatico-militare condivisa. Il fianco scoperto dell’Ue reso evidente durante la crisi afghana deve sparire, sembra ribadire Mattarella. L’Ue deve far sentire nel mondo la propria voce, per far fronte alle nuove sfide del ventunesimo secolo. Ma per farlo ha bisogno di una precisa politica estera. L’Ue, dunque, “ha bisogno ineludibile di costruire – e aggiungo rapidamente – una propria autonoma credibilità nell’ambito delle relazioni internazionali“, ha bisogno di una precisa “bussola strategica” per “fare dell’Europa un attore protagonista e non un comprimario nella comunità internazionale, delineando una prospettiva strategica nell’ambito della cui cornice si inquadra la politica di sicurezza“.

Insomma, Mattarella non usa mezzi termini: “Credo che si possa dire che l’Unione non può restare nelle attuali condizioni: o si completa il suo edificio o si rischia che venga meno, con tutto ciò che ci ha consegnato, di pace, di diritti, di prosperità“, ha aggiunto Mattarella, che non è il solo a sostenere l’esigenza di una politica estera Ue ben definita. Ne aveva parlato Ursula von der Leyen, e il tema resta al centro dell’attenzione dei vertici europei, anche di fronte a un quadro geopolitico in profonda mutazione. La presidente della Commissione ha già annunciato che la Commissione “sta lavorando con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, a una nuovo dichiarazione congiunta Ue-Nato da presentare entro la fine dell’anno“. Una notizia che ben si coniuga con gli appelli lanciati da Mattarella.

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Il pericolo da scongiurare

Le parole di Mattarella lanciano effettivamente un allarme, che il presidente della Repubblica giustifica ponendo l’accento su un’analisi mirata di quanto sta avvenendo: “Ci troviamo a un punto di svolta molto importante per l’Ue“. E non solo per l’Ue. “L’Europa deve adoperarsi – ha aggiunto Mattarella secondo il testo diffuso dal Quirinale – per disinnescare la logica competitiva che ha contrassegnato gli ultimi anni, che hanno fatto apparire un mondo sempre più multipolare e sempre meno multilaterale; ponendo a rischio sviluppo e benessere futuri. Autonomia non significa rinchiudersi in se stessi. (…). Tocca soprattutto agli europei evitare che il passaggio da un sistema a un altro generi un periodo di pericolosa anomia, di mancanza di regole”.

Vale la pena leggere le parole di Mattarella perché sembrano parole condivise dai vertici Ue, e perché traducono una percezione comune dell’attuale stato di cose. La contrapposizione tra Paesi, tra aree geografiche – ribadisce Mattarella – deve essere governata e l’Ue deve avere un ruolo cruciale in questo, per evitare una “corsa al ribasso degli standard di protezione della libertà, della salute, della condizione dei cittadini. Insomma, al fondo di tutto, dei prossimi passi strategici dell’Ue, ci sarebbe un obiettivo: “Proiettare, anche al di fuori dei nostri confini, i valori e i principi su cui si fonda l’Europa“.

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Più Europa, più atlantismo

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Per fare questo, come ricorda il presidente della Repubblica, è necessaria cooperazione, “l’autonomia non significa rinchiudersi in se stessi“. E in questo senso il pensiero potrebbe andare agli Stati Uniti e all’alleanza Atlantica, messa a dura prova dalla crisi in Afghanistan, anche a causa di un decisionismo troppo arbitrario degli Usa. E’ forse in questo senso che Mattarella intende il rafforzamento militare e diplomatico dell’Ue, in un’ottica Atlantica che non va abbandonata ma rinvigorita: “Anche in questa visione, l’Unione si pone in piena complementarietà con la Nato“. Poi ancora: “Accrescere le nostre capacità, fare dell’Unione un attore più credibile è importante per l’Europa e lo è anche per gli USA, in un mondo sempre più caratterizzato dal protagonismo di grandi soggetti internazionali. La presenza efficace dell’Ue rafforza il rapporto transatlantico anche nel dialogo con gli altri interlocutori” ha assicurato il presidente Mattarella. Un’appello alla Nato, all’unità, a un fronte occidentale unito che più volte abbiamo sentito nel corso degli ultimi mesi. Ma gli Usa come hanno reagito alla crisi afghana?

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Gli Usa siglano accordi militari con Australia e Regno Unito

Gli Usa hanno reagito con una mossa che attualmente passa sotto silenzio, ma che rischia di solcare profondamente i nuovi assetti geopolitici. E l’Ue è inclusa solo in parte. Mercoledì sera nel corso di una videoconferenza tra Stati Uniti, Australia e Regno Unito è stato annunciato il nuovo accordo militare stretto tra i Paesi sopracitati, si chiama Aukus. L’Australia costruirà una flotta di sottomarini a propulsione nucleare, ottenuti grazie alla tecnologia di Stati Uniti e Regno Unito. Lo scopo è consentire alla marina australiana di operare più facilmente nel Mar cinese meridionale, attraverso la nuova costruzione di alleanze nell’indo-Pacifico. I toni sono alti, non è una questione da poco, e l’accordo si propone di essere un primo passo per la creazione di un nuovo asset geopolitico per arginare la Cina.

Pechino non viene mai nominata, ma è facilmente individuabile dietro le parole di Biden: “Sono onorato di unirmi oggi a due tra i più stretti alleati per il lancio di un piano trilaterale di sicurezza. Oggi compiamo un passo in avanti, come abbiamo fatto nel ventesimo secolo, insieme, fianco a fianco. Riconosciamo l’imperativo di garantire la sicurezza a lungo termine. Il futuro di ciascun Paese e del mondo dipende dalla libertà nell’area indo-pacifica“. Stando a quanto riportato da Formiche.net, Biden avrebbe affermato anche: “Faremo fronte comune contro le comuni minacce del ventunesimo secolo, esattamente come abbiamo fatto nel ventesimo, nella prima e nella seconda guerra mondiale, in Corea e nel Golfo Persico”. Insomma, dichiarazioni non di poco peso, per alleanze non di poco peso.

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Le tensioni suscitate dall’accordo

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La Cina ovviamente non ha gradito. L’ambasciata cinese negli Stati Uniti ha definito l’accordo come il risultato di una “mentalità da guerra fredda e del pregiudizio ideologico”. Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri, ha definito l’accordo “estremamente irresponsabile“, perché “la cooperazione tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia sui sottomarini nucleari mina seriamente la pace e la stabilità regionale, intensifica la corsa agli armamenti e mina gli sforzi internazionali di non proliferazione nucleare”. Dall’altro lato, si raffreddano i rapporti tra Francia e Stati Uniti, e il disappunto emerge dalle parole del ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian: “Abbiamo appreso in modo brutale, da una dichiarazione del presidente Biden che il contratto concluso tra la Francia e gli australiani non si farà più, e che gli Stati Uniti proporranno un’offerta nucleare, di cui non si conosco i contenuti, agli australiani. E’ una cosa che non si fa tra alleati“.

Di ora in ora i toni si fanno sempre più tesi. Un funzionario Ue avrebbe riferito all’Agi parole che lasciano trasparire una certa agitazione: dopo il ritiro dall’Afghanistan “è la seconda volta che si prende un’importante decisione di questo tipo senza che veniamo coinvolti” e “siamo preoccupati per le conseguenze che potrebbe avere in diversi ambiti. Dovremo parlarne a livello Ue, ma anche con la Nato“. Insomma, mentre in Ue si parla di patto Atlantico, gli Stati Uniti sembrano guardarsi in giro con grande attenzione. E la situazione sembra piacere a pochi.