Aborto legale, San Marino dice si con 43 anni di ritardo dalla legge italiana

Con una secca maggioranza di Sì, San Marino dice sì alla legalizzazione dell’aborto. Il referendum che cancella il reato per le donne che interrompono la gravidanza segna un piccolo passo avanti per i diritti femminili.

L’aborto a San Marino diventa legale. Il referendum per la depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza ha avuto esito schiacciante, e il sì ha vinto con il 77,28% dei voti contro il 22,72% a favore del no. Un risultato storico per la Repubblica di San Marino, arrivato con 43 anni di ritardo rispetto alla legge italiana. Infatti, il piccolo stato al confine tra le Marche e l’Emilia Romagna era quasi un caso isolato in Europa a reputare ancora l’interruzione di gravidanza qualcosa di illegale. Un vero e proprio reato punito con il carcere, sia per chi abortisce sia per chi aiuta la donna nell’interruzione. Accanto a San Marino, Andorra e Malta. Ma il referendum segna un cambio di passo, un giro di boa. Così, per la prima volta dopo oltre 150 anni, le donne sammarinesi avranno la possibilità di interrompere volontariamente una gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione e anche dopo in caso di pericolo di vita per la donna o per malformazioni del feto.

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Il referendum del 26 settembre, di tipo propositivo, ha dunque determinato i principi a cui il Consiglio Grande e Generale di San Marino dovrà attenersi nel redigere un progetto di legge entro il termine massimo di sei mesi. A recarsi alle urne è stato il 41% della popolazione, in calo rispetto al 2019 quando lo Stato votò per vietare le discriminazioni per orientamento sessuale.

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Una conquista arrivata al termine di un percorso iniziato nel 2003 e che ha visto in prima linea l’Unione donne sammarinesi, con la prima proposta di legge della parlamentare di Sinistra Unita Vanessa Muratori. “Ogni dato che arriva viene commentato con urla di gioia. In alcuni seggi i sì sono più del doppio del no”, ha commentato a L’Espresso Rosa Zafferani, del direttivo Uds. “Si può immaginare la nostra felicità perché tutto l’impegno che ci abbiamo messo viene ripagato. Le donne hanno avuto fiducia in noi e sono state tante ad andare a votare oggi. Le donne sono state il 20% in più rispetto agli uomini, ma per avere una maggioranza così schiacciante significa che anche gli uomini hanno capito e ci hanno dato fiducia”, ha proseguito. “Ci aspettavamo un buon risultato. Quello che abbiamo ottenuto ci soddisfa appieno: è stato un plebiscito con più di tre cittadini su quattro che ha votato sì”, ha detto invece Karen Pruccoli, presidente dell’Uds.

Così, San Marino riconosce alle donne lo status di persona mentre la palla passa ora alla politica, che avrà il compito di scrivere un disegno di legge dopo che, per anni, ha risposto con indifferenza alle richieste di legalizzare l’interruzione volontaria di gravidanza. “Fino a ieri le donne andavano in Italia per abortire, pagando circa 1500 euro”, prosegue Pruccoli. Ma presto non sarà più così.