“Bisogna credere in se stesse, non nelle quote rosa”. Ma Dacia Maraini non la pensa così

Sulle quote rosa è intervenuta di recente la storica Eva Cantarella. La scrittrice Dacia Maraini sembra risponderle. 

“Credere in se stesse, non nelle quote rosa”. L’insegnamento, il monito o il consiglio arrivano da una donna che non ha voglia di inserirsi in una polemica ridottasi a puro cliché. Si tratta di Ivana Ciabatti, di Italpreziosi, donna in carriera e imprenditrice. La Italpreziosi è oggi un punto di riferimento per il polo orafo italiano ed internazionale e ha un fatturato di 6 miliardi e mezzo nel 2020. “Ma quali quote rosa, bisogna credere in se stesse. Bisogna puntare su quello che noi donne sappiamo fare, crederci e avere voglia di farlo. Solo così possiamo avere una credibilità in quel mondo maschile. Che non ci è quasi mai favorevole. Ma che qualche volta è costretto a riconoscere il nostro valore, perché è utile anche a loro”, ha detto in un’intervista a Blitz. Nella sua azienda, le donne rappresentano il 45% della forza lavoro e, al contrario di quanto si possa dedurre dalle sue affermazioni, l’azienda è in prima linea per i diritti delle donne e per la parità di genere. Il senso di quanto affermato da Ivana è che, più che l’appellarsi al genere di nascita, bisognerebbe puntare sulle capacità, sull’impegno, sulla dedizione, sulla determinazione, sulle competenze. “Solo così possiamo affermarci e dimostrare il nostro valore in un mondo ancora oggi troppo maschile, dice Ivana.

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Un monito simile era arrivato anche da Eva Cantarella, nota storica, grecista e latinista, che ha definito le quote rosa “una minorazione delle capacità femminili”. In un’intervista a Il Fatto Quotidiano, ha spazzato via le regolamentazioni di genere: “Siamo nella condizione di dire basta alle quote rosa, a questa formula che invece di liberare le donne statuisce, oltre ogni intenzione, una condizione di statica indispensabilità”, ha affermato la professoressa di diritto che ha definito le quote rosa un fenomeno soprattutto mediatico. Un punto su cui si potrebbe essere d’accordo dal momento che, a valere, dovrebbero essere le competenze e non il sesso. “Essere indispensabili per forza di legge è la negazione della forza e del potere della condizione femminile oggi in Italia. Sono divenute, per paradosso, una minorazione delle capacità femminili, quando siamo così forti che non abbiamo bisogno di tutor e magari pure maschi. Il concetto di parità matematica tra uomo e donna è soltanto un fenomeno soprattutto mediatico, con fiume d’inchiostro a commentare ogni temuta discriminazione”. Al contrario, secondo Cantarella, “la forza dell’identità femminile è tale che all’uomo non resta, per affermare il proprio potere, che ricorrere a quella biologica. Con la sua forza fisica intende regolare i conti”.

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La replica di Dacia Maraini 

Non la pensa così la poetessa Dacia Maraini, che si è detta in disaccordo con la Cantarella. “Le quote rosa hanno funzionato perché hanno messo in evidenza che c’è una discriminazione culturale tra l’uomo e la donna. Premesso che quote rosa è un termine antipatico, e sarebbe meglio parlare di quota di accesso alle professioni dato che in Italia non esiste la meritocrazia, io invito a riflettere sul fatto che esiste una discriminazione che sta già nel linguaggio e nella grammatica. I ruoli umili come l’infermiera, la cameriera, la lavandaia sono declinati al femminile, mentre si usano termini maschili per le professioni prestigiose come ingegnere, architetto e direttore d’orchestra. Le quote rosa hanno svolto un ruolo importante facendo capire che esiste un mondo patriarcale che domina quello femminile“, ha detto ad Agi. Le quote, insomma, sarebbero pratica provvisoria che serve a introdurre il problema.