Ieri i Bitcoin inquinavano quanto Vienna. Oggi quanto la Norvegia

MeteoWeek vi propone un nuovo capitolo del nostro Speciale Bitcoin e stavolta parliamo di ambiente.

Quella delle criptovalute è un’autentica rivoluzione. Il fatto che vengano sempre più sdoganate e sempre più accettate, le sta facendo crescere enormemente. Tanto che oggi si stima che il valore complessivo di tutte le criptovalute circolanti nel mondo sia il doppio del valore dei subprime nel 2008. Per i sostenitori delle criptovalute questo dimostra il grande amore che la gente ha nei confronti dei Bitcoin e delle altre valute virtuali. Per i detrattori, invece, il rischio di una clamorosa bolla speculativa è veramente forte. Recentemente addirittura MasterCard ha dichiarato di volersi aprire alle transazioni in criptovalute ed anche Amazon a quanto pare farà lo stesso. Quindi piano piano le criptovalute, da semplice strumento di investimento, stanno diventando una vera e propria moneta spendibile nella vita di tutti i giorni. Ma se riflettiamo sull’impatto delle crypto, non è soltanto il rischio bolla speculativa che dobbiamo tener presente.

Se ne parla poco

Certamente si tratta di un grande rischio che molti osservatori e molti economisti denunciano, ma c’è un’altra questione connessa alle criptovalute della quale si parla troppo poco. Il meccanismo di generazione dei Bitcoin si chiama mining. Dal punto di vista logico e matematico è un meccanismo estremamente complesso, ma quello che a noi riguarda è che si tratta di un meccanismo che ha bisogno di quantità enormi di energia per funzionare. E’ così tremendamente energivoro che nel mondo non si contano più i casi di “minatori” di Bitcoin che si sono allacciati abusivamente a reti elettriche pubbliche o aziendali pur di poter portare avanti il loro business. Ma sia chiaro, quando diciamo che il mining di Bitcoin consuma tanta energia non stiamo esagerando.

Autorevoli studi condotti nel 2019 dimostravano che all’epoca il mining di Bitcoin a livello mondiale inquinava come una città delle dimensioni di Vienna o di Las Vegas. Lo certificavano il Technical University di Monaco in team con il Massachussets Institute of Technology in una ricerca pubblicata su Joule.  Si tratta di qualcosa di abbastanza sorprendente, ma dal 2019 ad oggi la regina delle criptovalute è aumentata tantissimo nella sua diffusione. Sempre più persone la utilizzano e la acquistano e di conseguenza sempre più mining viene portato avanti. Gli ultimi studi sul consumo energetico della regina delle crypto sono veramente sbalorditivi. Attualmente per far funzionare il complesso meccanismo del mining di Bitcoin si spende la stessa quantità di energia consumata dalla Norvegia. Stavolta è l’Università di Cambridge a fornire l’impressionante dato.

Ritmi insostenibili

Si tratta di numeri davvero insostenibili dal punto di vista ambientale e soprattutto fa impressione notare come in soli due anni siamo passati dal consumo energetico di una città al consumo energetico di una nazione. Ma se il Bitcoin dovesse continuare a diffondersi a questo ritmo, quale genere di clamoroso impatto ambientale dovremmo aspettarci? Molte criptovalute hanno questo problema. Eppure questa non è l’unica questione ambientale connessa alle criptovalute. Un recente studio dimostra come una singola transazione di Bitcoin produca la spazzatura equivalente a due iPhone 12 Mini gettati via. Può sembrare veramente incredibile, eppure questa ricerca svela come le complessissime e potentissime macchine necessarie per il mining diventano subito vecchie e hanno bisogno della sostituzione continua di microchip e componentistica varia.

Leggi anche: “Effetto normalità”: ecco perchè tanti investono in Bitcoin anche se non sanno cosa sia

Insomma se pensiamo che le criptovalute siano qualcosa di molto etereo e virtuale, in realtà l’infrastruttura che è sottesa a questo particolarissimo mondo è energivora ed inquinante.

Leggi anche: Il panico Evergrande ha smontato la tesi del Bitcoin come bene di rifugio

In un mondo che lotta per ridurre continuamente l’impatto ambientale e che fa della retorica dell’auto elettrica un mito assolutamente indiscutibile, appare quantomeno singolare che questa questione venga sistematicamente ignorata o degnata di pochissima attenzione.